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Levante oltre la musica: la novità di Se non ti vedo non esisti

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Levante, dal videoclip di Alfonso

Si chiama Claudia Lagona, meglio nota al pubblico come Levante, classe 1987, la cantautrice di origine siciliana (ma torinese di adozione) che ha esordito nel 2013 con il singolo Alfonso.

Un monito, quello di Alfonso, per le nuove generazioni, un grido nei confronti di fenomeni che non fanno altro che trascinarci in un vortice. Così Levante racconta il ritrovarsi nel bel mezzo di una festa dove non ci divertiamo neppure, della quale non conosciamo nemmeno il viso del festeggiato.

Continuando, Abbi cura di teManuale distruzione sono i due album di Levante usciti rispettivamente nel 2014 e nel 2015, prodotti dall’etichetta indipendente INRI, e assimilabili al genere indie rock. Ma Levante non si è fermata qui, perché è in arrivo il suo terzo album, dal titolo Nel caos di stanze stupefacenti.

Tuttavia, le novità sul suo conto non si esauriscono al nuovo tour Nel caos, dal momento che Levante è anche autrice del romanzo intitolato Se non ti vedo non esisti (edito da Rizzoli).

Ne è passato di tempo da quel ritornello martellante, “Che vita di merda” di Alfonso. Questa volta l’autrice catanese si mette in discussione con un mezzo differente dalla musica, la scrittura, cercando di esprimere l’energia interiore che la caratterizza, grazie alla protagonista femminile del romanzo, chiamata semplicemente Anita B.

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Se non ti vedo non esisti, Rizzoli

Questa è apparentemente la donna sulla trentina che molte vorrebbero essere: affascinante, brillante, redattrice per importanti riviste di moda. Insomma, una vita piena, spesso in trasferta per lavoro, in compagnia di amici altrettanto brillanti. La pecca però è data dalle relazioni sentimentali che legano Anita. Un matrimonio che ha perso tutto il suo sapore, la fugace passione amorosa di un uomo nella Grande Mela, il complicato ma irresistibile rapporto con un terzo uomo, che la porta a condurre quasi una vita parallela. E poi c’è il peso più grande: le mille sé, le mille Anita. Davanti a quello tormentato specchio, che non fa che riflettere ciò di cui si ha più paura: la verità.

Ma veniamo alla questione critica: cosa ci si aspetta leggendo un romanzo come questo? Innanzitutto, a quale genere ci affacciamo? Alla commedia sicuramente. Vi è introspezione? Decisamente sì, anche perché altrimenti i continui interrogativi che Anita pone a se stessa, spesso senza ottenere risposta, non avrebbero senso.

Riformuliamo le domande precedenti. Che tipo di lettori siamo se decidiamo di leggere Se non ti vedo non esisti? Per forza lettori disimpegnati, amanti della banalità? No, non è detto, per il semplice fatto che la leggerezza, nella sua giusta dose, può mostrare sulla sua superficie quell’introspezione sottostante che Levante si è posta come obiettivo. Così, in quella che potrebbe essere la nostra quotidianità, risuonano, appunto, come se fossero delle note, le questioni che ci perseguitano, che si nascondono dentro di noi.

Levante è alla sua prima esperienza prettamente letteraria: evidentemente c’è chi non ha esitato a trovare dei limiti in questo romanzo, sicuramente dopo averlo letto, ma assai probabilmente anche con un minimo di pregiudizio, pensando al fatto che ci vuole spessore, innanzitutto, per realizzare un’opera come si deve.

LevantePerché non bastano semplicemente la freschezza adatta a raccontare una storia, col giusto umorismo e con una vena di drammaticità, e il far parte del giovane cantautorato italiano (già di per sé qualcosa di alternativo). Tuttavia, proprio la novità della musica e della scrittura di Levante è in grado di mettere in evidenza un fatto che ai più giovani è molto caro attualmente: trovare una propria via di espressione, nonostante i difetti che si hanno, nonostante le emozioni che ci tengono immobili davanti ad uno specchio, come capita ad Anita B. Infine, introspezione non è a tutti i costi sinonimo di approfondimento filosofico, ma può essere semplicemente il vedere se stessi da prospettive diverse, passeggiando tra il centro di Roma, Milano o New York, e capire che esagerare non è per forza la scelta migliore, e lo stesso avere l’ambizione di dimostrare qualcosa per cui ci vorrà ancora tempo perché venga a galla.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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By on marzo 13th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, MUSIC

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