La giornata mondiale contro la cyber censura ci aiuta a riflettere

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La giornata mondiale contro la cyber censura ci aiuta a riflettereNel 1985 è stata fondata un’organizzazione non governativa denominata Reporter senza frontiere dal giornalista Robert Ménard. Con sede a Parigi, ma con vari poli disseminati per il mondo, l’obiettivo di questa organizzazione è evitare che venga eliminato il diritto di ognuno ad esprimere la propria opinione. Proclamando la libertà di stampa per tutti la Reporter senza frontiere si pone in netta contrapposizione alla cyber censura in elevato aumento da quando Internet viene utilizzato come mezzo di comunicazione per enti, governi, paesi. In sostanza: dal momento in cui Internet è diventato un potente mezzo per promuovere le idee, si cerca di farne passare una sola. In questo modo non si mette un freno così alla possibilità di ognuno di crearsi una propria opinione? È forse l-omologazione ciò a cui siamo destinati e che passivamente accettiamo?

La Report senza frontiere è contro tale omologazione di pensiero e per questo difende il diritto di ognuno ad esprimere la propria opinione. Per raggiungere questo obiettivo ogni anno pubblica una sorta di classifica della libertà di stampa in cui vengono presentati il numero di giornalisti uccisi e il Paese in cui è accaduto: solo nel 2015 sono stati uccisi 110 giornalisti. Un numero che rappresenta vite spezzate per aver esercitato un diritto che ogni individuo possiede alla nascita: il diritto ad esprimere la propria opinione. Insomma l’unica colpa – se tale la si si può definire – è quella di aver espresso la loro libera idea.

La giornata mondiale contro la cyber censura ci aiuta a riflettereDal 12 marzo 2010 viene celebrata la giornata mondiale contro la cyber censura e in quell’occasione l’organizzazione pubblica sul proprio sito l’elenco – di volta in volta aggiornato – di tutti quei Paesi che limitano l’accesso ad Internet, minacciando gli utenti e la loro libertà. Una giornata che vuole rendere omaggio a tutti coloro i quali combattono la censura anche a discapito della propria sicurezza e, il più delle volte, rischiando anche la propria vita.

Nella lista del 2016 il nostro Paese scende dal 73esimo posto del 2015 al 77esimo, su un totale di 180 paesi. Questo vuol dire che sul fronte della libertà di stampa il nostro caro Paese è peggiorato. Si tende a rintracciare il motivo nel fatto che circa 50 giornalisti nel 2015 sono stati minacciati e quindi messi sotto protezione di polizia.

La cyber censura viene tendenzialmente utilizzata dal governo che blocca in tal modo le comunicazioni e quindi eventuali scambio di informazioni. Il dibattito sul modus operandi circa la questione della censura o meno è sempre aperto perché come ovvio che sia i pareri sono discordanti. C’è chi considera indispensabile una forma di controllo per far sì che l’identità di una nazione venga mantenuta in un determinato modo e chi invece rifiuta la censura in modo categorico. Capita che questa venga applicata durante le elezioni o quando ci sono in atto delle rivolte, o attacchi terroristici, casi in cui la sopravvivenza si pone davanti la libertà di stampa, come accade in Egitto o in Tunisia in cui dopo la primavera araba è stata attuata la cyber censura.

Ciò che in questo articolo si vuole proporre è una riflessione su di noi e sul nostro modo di utilizzare un mezzo molto potente come Internet.

È indubbio che il potere del web sia infinito, e questo ci pone di fronte la grande responsabilità che tutti noi abbiamo nei confronti di questo potere.

La giornata contro la cyber censura ricorda quanto sia fondamentale per tutti avere la possibilità di esprimere la propria opinione, ma ciò che ogni essere umano dovrebbe fare è riflettere sempre prima di dire qualsiasi cosa. Quando si riporta un fatto, quando si esprime un’opinione, si deve sempre farlo pensando alla verità. L’amore per la verità deve guidare ogni cittadino, perché solo in questo modo potremo assicurarci un pensiero puro.
Questa giornata può essere vista come un’occasione per ricordarsi che episodi come quelli risalenti al 17 febbraio del 1600 non devono più accadere, non si può e non si deve morire di censura. Infatti in quel giorno Giordano Bruno, l’uomo che morì tra le braccia della verità e per mano della censura dell’Inquisizione quel giorno, poco prima di essere condotto al patibolo disse:

Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla.

Frase sulla quale oggi dovremo riflettere profondamente tutti.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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