“Revolution: New Art for a New World”: un docufilm indaga sulla Rivoluzione d’Ottobre attraverso l’arte

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Revolution: New Art for a New World: un docufilm indaga sulla Rivoluzione d’Ottobre attraverso l’arte

Come ciò che infiamma gli animi può incenerire il futuro.

Il 14 e 15 marzo verrà proiettato nelle sale il film Revolution: New Art for a New World, il docufilm della premiata regista Mary Kinmonth che indaga la Rivoluzione d’Ottobre attraverso le storie degli artisti che ne hanno vissuto la febbrile esplosione.

Prodotto da FOXTROTfilms e distribuito in Italia da NEXO Digital, la pellicola si pone l’intento, come ha spiegato la Kinmonth, di scoprire un nuovo modo di raccontare la storia attraverso le parole ed i volti di chi quella storia l’ha vissuta sulla propria pelle, di chi ha fatto dell’epidermide della storia la propria pelle. La Russia, continua la regista inglese, è una fonte inesauribile d’ispirazione per chi è interessato al mondo dell’arte, si tratti di pittura, architettura, cinema, musica e quant’altro. In uno Stato così significativo per la storia dell’Europa e del mondo intero, scoprire nuovi percorsi d’interpretazione non è che un piacere, personale e sicuramente anche del pubblico.

Questa non è la prima esperienza della Kinmonth nell’ambito dell’arte russa, già nel 2014 ha realizzato infatti il film Hermitage Reveled, nominato come miglior documentario al BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), dove ha accompagnato gli spettatori all’interno del prestigioso museo d’arte di San Pietroburgo. Anche in questo nuovo lavoro la regista si avvarrà di interviste a personaggi importanti del panorama artistico sovietico, come Mikhail Piotrovsky, direttore dell’Hermitage, e Zelfira Tregulova, direttrice della Galleria Tret’jakov, oltre a coinvolgere i discendenti degli artisti, coinvolti prima nella rivoluzione russa e osteggiati poi come nemici della patria.     

L’astrattismo di Kandinskij, il suprematismo di Malevič, del quale è l’opera presente nella locandina del film, e la pittura vitale di Chagall sono solo alcuni degli elementi dei movimenti avanguardisti che il documentario incrocia sulla propria strada, nel tentativo di stabilire una rotta che riveli alla fine del suo tragitto, un punto di vista nuovo dal quale avviare una riflessione sul nostro passato.

Secondo il quotidiano The Guardian le scene drammatizzate sono superflue, se non addirittura stucchevoli. Il valore dell’opera risiederebbe quindi nelle interviste ai discendenti degli artisti che hanno dovuto fare i conti con l’oppressione stalinista e nella prospettiva che offre agli spettatori su come sarebbe potuta andare la storia se il sogno di un paradiso socialista non fosse stato oscurato dall’intransigenza e dalla cecità del totalitarismo.

Cosa accade quando l’arte diventa un mezzo sociale di rivolta? E quando i valori della rivoluzione raggiungono lo stadio di prassi cosa resta della spinta artistica? A questi e a molti altri interrogativi il film Revolution: New Art for a New World tenta di dare una risposta. Che l’arte, sia essa pittura o letteratura, sia stata nel corso della storia benzina per i moti rivoluzionari è piuttosto evidente. Nella mia mente si prefigura una metafora da guerriglia urbana che trovo interessante e spero non troppo assurda. Vorrei paragonare la rivoluzione, entità astratta, ad una bomba molotov. Per coloro che ignorano di cosa si tratti spiegherò lapidariamente l’oggetto in questione. Questo ordigno incendiario casalingo è stato ideato dal politico sovietico Vjačeslav Michajlovič Molotov durante la Seconda Guerra Mondiale, consiste nel riempire una qualsiasi bottiglia di vetro di liquido infiammabile (spesso, data l’abbondanza in territorio sovietico si trattava di vodka), applicare una miccia incendiaria, uno straccio ad esempio, e lanciare il tutto contro il bersaglio desiderato. Si ottiene così una combustione rapida ed efficace, particolarmente precisa nel centrare l’obiettivo.

Abbandonando il mondo della guerriglia per tornare alle considerazioni precedenti, trovo utile la metafora della molotov perché si potrebbe paragonare la rivoluzione, in senso lato, proprio a tale ordigno. La bottiglia è rappresenta il contesto socio-politico, il desiderio di rivolta e l’insoddisfazione popolare vengono oggettivate nella miccia, mentre l’arte e il pensiero intellettuale sono condensate nel liquido infiammabile, benzina o vodka che sia. L’ambito artistico, prodotto da uomini e donne che interagiscono con il proprio contesto sociale e che a loro volta sono influenzati da esso, non fa altro in contesti rivoluzionari che collegare in maniera molto attiva e vincolante il sentimento del popolo, della gente, con il contesto sociale. Questo legame è ovviamente molto infiammabile e quindi pericoloso. L’arte è pericolosa, o almeno credo dovrebbe esserlo, soprattutto in situazioni molto opprimenti culturalmente.

Personalmente spero che Revolution: New Art for a New World mostri quanto l’arte sia significativa e attiva in contesti rivoluzionari, nello specifico durante la Rivoluzione d’Ottobre, che in qualche modo confermi la mia tesi. Se così non fosse non importa, la rivoluzione deve continuare con o senza molotov.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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