Il carcere come metafora del mondo: la mostra “Please Come Back” al Maxxi

0 1.433

Il carcere come metafora del mondo: la mostra “Please Come Back” al Maxxi

Il carcere come metafora del mondo: la mostra "Please come back" al Maxxi
AES+F, Inverso Mundus, 2015.
Allestimento al MAXXI, foto Cecilia Fiorenza

La stagione delle mostre del 2017 del MAXXI non poteva iniziare meno provocatoriamente di così: Please Come Back. Il mondo come prigione? è forse la mostra più politica che il museo della Capitale abbia finora ospitato.

Curata da Hou Hanru e Luigia Lonardelli, la mostra ospita, fino al 21 maggio 2017, 50 opere che raccontano il «carcere come metafora del mondo contemporaneo e il mondo contemporaneo come metafora del carcere». Sono 26 gli artisti, provenienti da tutti le parti del mondo, che si confrontano sul tema della prigione, intesa sia come luogo fisico in cui avvengono torture e spersonalizzazioni dell’individuo, sia come metafora di una condizione esistenziale di controllo e soppressione delle libertà individuali.
Così hanno dichiarato i curatori:

Da molto tempo abbiamo in mente questo progetto, che è sopravvissuto agli eventi socio-politici degli ultimi anni, in cui la corruzione economica, la manipolazione politica, l’ingiustizia, le forze dell’ordine, la sorveglianza e il controllo hanno eroso velocemente lo spazio della nostra vita: pubblica e privata. Questa tendenza diminuisce sempre di più la nostra libertà di pensiero ed espressione e finisce per diffondere una generale cultura della paura.

Il carcere come metafora del mondo: la mostra "Please come back" al Maxxi
H.H.Lim, The cage the bench and the luggage, 2011 (particolare)

La prima delle tre sezioni della mostra è dedicata alla vita passata dietro le mura, non solo in rapporto alle esperienze personali degli artisti (ad esempio Karamustafa fu reclusa in Turchia e Zhang Yue in Cina), ma anche intendendo la prigionia come una condizione metaforica. Le mura sono rappresentate dalle sbarre della gabbia di H.H. Lim o dal vetro antiproiettile del cubo di Elisabetta Benassi, realizzato in omaggio all’attivista americana Angela Davis. Ma le mura possono anche essere invisibili, e nonostante ciò, invalicabili. L’opera presentata da Rossella Biscotti, ad esempio, riproduce la pianta di una esigua cella di isolamento della prigione di Santo Stefano: una gabbia senza pareti, almeno all’apprenza. O forse i suoi limiti sono gli stessi del museo, e inglobano anche gli stessi spettatori?

La prigione diventa così una rete aperta che penetra in ogni angolo delle nostre traiettorie quotidiane, persino nei nostri sogni, come ben si evince dalle opere delle sezioni Fuori dalle mura e Oltre i muri, in cui le telecamere di videosorveglianza, i satelliti, i droni, sono al servizio di una nuova e invisibile macchina organizzativa del controllo, nonché strumenti di una nuova estetica tecnologica che rievoca la tradizione della pittura di paesaggio e dell’astrazione.

Il carcere come metafora del mondo: la mostra "Please come back" al Maxxi
Claire Fontaine, PLEASE COME BACK (K.Font), 2008

Il titolo della mostra Please Come Back deriva dal lavoro del collettivo francese dei Claire Fontaine, che realizza una grande scritta al neon che si illumina al passaggio del visitatore e che è pensata per essere osservata sia frontalmente, sia riflessa a terra. In questa dialettica tra luce-buio, realtà-riflesso, reclusione-libertà, l’opera si riferisce in modo generico alla nostalgia e all’assenza di qualcuno/qualcosa che desideriamo ardentemente.

Come spiegano gli artisti: «Il rapporto diretto con la prigione è rappresentato dal font K, che deve il nome a Kafka e che, come viene dichiarato nel testo, si riferisce a luoghi disciplinari». Nel contesto di «luoghi disciplinari come scuole, fabbriche, ospedali e prigioni», il «desiderio di qualcuno che se n’è andato» può di certo essere interpretato come una resistenza e un rifiuto verso il sistema di controllo stesso.

E allora la domanda a cui il visitatore dovrà trovare una propria risposta è: che cosa vogliamo che ritorni indietro nelle nostre vite? Il rispetto del nostro corpo? La sicurezza? La libertà?

PLEASE COME BACK. Il mondo come prigione?
A cura di Hou Hanru e Luigia Lonardelli
Maxxi, Roma
Dal 9 febbraio al 21 maggio 2017

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.