#perlaGloria – I numeri dell’aborto

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#perlaGloria – I numeri dell’aborto

A Vicenza, 2 anni fa, una studentessa di 18 anni si sente male a scuola. Una volta arrivata in ospedale si scopre che aveva abortito, per la quarta volta, assumendo 10 pastiglie di Cytotec, un farmaco per l’ulcera dove l’effetto abortivo è una grave controindicazione. Per non essersi presentata in ospedale per richiedere assistenza in merito alla sua scelta di interrompere una gravidanza indesiderata, in questi giorni, è stata condannata a 15 giorni di reclusione con pena sospesa per procurato aborto.

È un episodio, certo. Quello che impensierisce è che in questo Paese ultimamente episodi che ruotano intono alle gravidanze indesiderate sono diversi, parecchi e preoccupanti.

Ad esempio, ci sono donne che vorrebbero praticare l’aborto entro i 3 mesi, come previsto dalla legge, attraverso un ospedale e un’equipe medica specializzata e si trovano costrette a peregrinare per 18 ospedali diversi, sentendosi rifiutare la richiesta per obiezione di coscienza. Il medico in questione ha diritto a essere obbiettore, non si discute. Certo. E una donna ha il medesimo diritto di poter interrompere la sua gravidanza in sicurezza entro i termini stabiliti dalla legge. Difficile pensare di prevedere la reperibilità di almeno 1 medico non obbiettore sul territorio senza che io, donna in questione, debba percorrere chilometri a vuoto e sentirmi pure come una criminale in cerca di una soluzione facile? Evidentemente sì, è impensabile. O più semplicemente nessuno si è preso la briga di pensarci, di farsi qualche domanda, trovare una soluzione.

Mentre succede questo, però, nel medesimo Paese, il nostro, mi basta avere 18 anni per andare in farmacia e comprare la pillola del giorno dopo con la stessa semplicità con la quale posso comprare le Zigulì. Senza ricetta, senza supporto psicologico, senza coscienza, senza sapere che effetti avrà sul mio corpo. Invece per prendere la pillola anticoncezionale devo andare dal ginecologo, parlare per 2 ore dell’anamnesi mia e di tutti i miei avi e avere sempre una prescrizione medica anche se la prendo da 40 anni. Ecco. Praticamente, stando ai fatti, la pillola anticoncezionale è qualcosa da non prendere alla leggera (verissimo, per altro) e invece quella del giorno dopo una passeggiata di salute.

Nessun intento moralizzatore, solo fatti che parlano di quanto discrepanza conviva in merito al tema sesso, contraccettivi, gravidanza, aborto.

Quanto si sappia poco o nulla a riguardo soprattutto tra i giovanissimi che sempre prima si approcciano al sesso.

Tra i quali veicola il messaggio, figlio della poca conoscenza, ‘che tanto anche se resto incinta c’è il rimedio‘, come se le opzioni possibili valessero come un contraccettivo.

Sono figlia degli anni ’80 e ricordo ancora pubblicità evocative sui profilattici e uomini dagli occhi bianchi che mi terrorizzavano sul tema AIDS.

Bene, qualcuno dovrebbe ricordare che l’AIDS esiste quanto prima e le malattie sessualmente trasmissibili pure. Che l’aborto con la religione non c’entra nulla, che è legittimo, è un diritto, ma anche una responsabilità  e come tale va ponderata. Che la pillola del giorno dopo non è un anticoncezionale e non va usato come se lo fosse e che prevede delle controindicazioni.

Siamo nell’Era della soluzioni facili, dove crediamo di sapere tutto o abbastanza. Abbiamo diverse opzioni da scegliere, ma dimentichiamo che l’unico modo per scegliere è conoscere.

In caso contrario si sta tirando a sorte.

Pensiamoci, per noi e non perlaGloria.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

 

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