La Scapigliata – “Manet e la Parigi moderna” a Palazzo Reale

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La Scapigliata – Manet e la Parigi moderna a Palazzo Reale

Manet, Lola de Valence, 1862, Musée d’Orsay

Grande protagonista della mostra Manet e la Parigi moderna è ovviamente il pittore realista e impressionista Édouard Manet.
Nasce a Parigi nel 1832 in una buona famiglia borghese che lo avvia verso la carriera militare in marina. Il progetto è fallimentare e nel 1850 il diciottenne Édouard può finalmente iniziare il suo percorso artistico che lo porterà fra successi e fallimento ad essere considerato il caposcuola del rivoluzionario movimento impressionista, col quale Manet non esporrà mai. Non deve stupire l’estrazione sociale dell’artista, molti altri colleghi del tempo godono di ottimi natali – Degas, Cézanne, Caillebotte… e sul versante femminile dell’arte Berthe Morrisot e Mary Cassat, e nemmeno che preferisca tentar testardamente di conquistare il Salon piuttosto che partecipare alle esposizioni degli impressionisti, Manet vuol vincere la partita sullo stesso campo di gioco degli avversari.

Manet, L’asparago, 1880, Musée d’Orsay

Inoltre, agli impressionisti come Claude Monet interessa lo studio della luce, lavorare en plein air per catturare la realtà nel suo costante divenire. Manet dipinge in rarissime occasioni en plein air, per la maggior parte della sua carriera lavora in studio, attuando delle vere e proprie messinscene, costringendo le proprie modelle a pose estenuanti e aiutandosi con il supporto fotografico quando necessario.

Degas, Il foyer della danza al teatro dell’Opéra 1872, Musée d’Orsay

La mostra Manet e la Parigi moderna allestita nelle sale del Palazzo Reale di Milano, in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi, rende evidente che Manet è un pittore moderno perché è in grado di rappresentare onestamente la fugacità e l’effimero che caratterizzano la vita moderna di una metropoli in continuo mutamento ed espansione come Parigi. La narrazione è abolita in favore di una messinscena più che mai veritiera. Qu
ando i critici lo attaccano, Manet omaggia i suoi difensori producendo meravigliosi ritratti, come nel caso della piccola tela Stéphane Mallarmé, 1876. Quando l’amnistia permette ai comunardi di rientrare a Parigi nell’estate del 1880, Manet realizza la Fuga di Rochefort, Manet si cimenta con la rinnovata pittura storia.

Manet però non è il solo protagonista della mostra, infatti deve condividere le luci della ribalta con Parigi. La città durante la seconda metà del secolo XIX è in trasformazione. L’anima medievale viene sradicata e abbattuta dal barone Haussmann per volere dell’Imperatore Napoleone III: si aprono larghi boulevard, si accendono le luci della Ville Lumière, si costruisce un nuovo Teatro dell’Opera, si fa sbuffare il vapore dai treni e il fumo dalle ciminiere che affollano la periferia. In questa nuova Parigi, modernissima, dove si costruisce in ferro e ci si affoga nell’assenzio, le classi sociali si mescolano nei caffè-concerto e a teatro: banchieri, nobildonne, bohémien e cocottes godono insieme dei piaceri, divertimenti offerti dalla città.

Tissot, Il ballo, 1878 circa, Musée d’Orsay

In mostra, fra le opere di Manet, sono presenti il ritratto Lola de Valence (1862), a testimonianza dell’ispanismo che colora Parigi sin dagli anni Trenta dell’Ottocento, quel piccolo capolavoro de L’asparago (1880), assoluta celebrazione della pittura, e La Lettura (1865-1873), ritratto in bianco della moglie Suzanne Leenhoff. Non meno interessante Il foyer della danza al teatro dell’Opéra (1872) di Degas, in cui il teatro è ancora quello vecchio, e Il ballo (1878) di James Tissot, splendido documento di storia del costume.

Manet e la Parigi moderna
A cura di Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher
Palazzo Reale, Milano
Dall’8 marzo al al 2 luglio 2017

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