#BeyondtheLyrics – “A mano a mano”: tra Riccardo Cocciante e Rino Gaetano

Seppur la paternità spetti a Riccardo Cocciante, il quale incise il brano nel 1978 sul lato A di un 45 giri (il lato B è la canzone Storie) per l’album che porta il suo stesso nome, il grande successo di A mano a mano è dovuto anche (e forse soprattutto) alla versione live di Rino Gaetano.

La leggenda, raccontata dal regista Ferzan Özpetek, narra infatti che nel bel mezzo di un concerto il giovane cantautore calabrese avesse intravisto la sua ex fidanzata andare via. Forse a causa d’un battito mancato, forse a causa d’un ricordo improvviso o forse del tutto volontariamente, Rino Gaetano cominciò a cantare quella canzone, il tenero racconto di un amore forse prematuramente scomparso.

A mano a mano tratta perciò un amore finito e la speranza che esso possa rinascere dalle sue ceneri. Sebbene i due sentimenti percorrano l’intero testo e abbiano lo stesso comun denominatore (sono cioè riferiti allo stesso amore, alla stessa storia e alla stessa donna), sembrano tuttavia viaggiare su due binari paralleli: non riusciamo a capire se entrambi portino alla stessa stazione oppure se ad un certo punto, prendano strade diverse.

Possiamo allora considerare le due versioni come i due differenti punti di vista attraverso cui ascoltare e guardare la canzone, tant’è che Cocciante e Gaetano riescono a interpretare con maestria e perfezione i due sentimenti all’apparenza distanti e contrastanti.

Il Cocciante malinconico, incarna alla perfezione il lato tragico della storia, quella struggente consapevolezza che ogni uomo acquisisce al fine d’un percorso (quello dei famosi 6 gradi di separazione) che si affronta al termine di un legame affettivo. L’autunno cui fa riferimento, altro non è che il cupo stato d’animo del protagonista e le raffiche di vento metafora del tempo che passa e sembra ingrigire i sentimenti, lasciando sul viso una nuova e amara consapevolezza.

E sebbene nelle ultime due strofe s’intraveda un chiaro desiderio di un ritorno all’amore, questa speranza risulta flebile nel contesto e prossima quasi ad una vera e propria illusione: il ritmo e l’atmosfera creata danno peso alla prima parte del brano, alla nostalgia e quello sciogliersi in pianto di ricordi di una vita quotidiana, delle piccole cose che poi, alla fine, rendono grande l’amore.

Il tempo passa e sbiadisce i ricordi, rendendoli sogni quasi assurdi: le giornate passate assieme sembrano una cosa lontana. Sembra strano credere di aver condiviso con qualcuno parte di una vita, quando una distanza sembra ormai essersi instaurata tra chi una volta (e forse un po’ ancora) si amava.

A mano a manoAl contrario, nella seconda versione l’incredibile leggerezza sia dei toni, che dello stile e del ritmo (più incalzante rispetto all’originale), suggeriscono un differente punto di vista attraverso cui filtrare la canzone. La bella stagione di Rino Gaetano è sì finita, ma sembra essere sin dall’inizio un ricordo lontano: un ricordo felice che non appare come un capitolo chiuso, bensì come una paragrafo interrotto a metà.

Come una storia dal mancato finale che aspetta solo di riprendere il ritmo.

A mano a mano il tempo passa, sfiora i visi e muta le vite; i sabato sera sembrano essere i punti d’incontro di pensieri che si confondono ad immagini ed emozioni. Ma ad un certo punto la penna riprende a scrivere e quella consapevolezza maturata sin dall’inizio, diviene un urlo passionale e concreto, un fiore che riprende a fiorire forte e vigoroso.

Ma dammi la mano e torna vicino

può nascere un fiore nel nostro giardino.

Un amore che neanche l’inverno più cupo potrà mai gelare. Un germoglio all’apparenza terribilmente fragile, figlio di una ferita che ha cambiato per sempre i due amanti, li ha scossi e allontanati senza però dividerli completamente.

Nonostante la lontananza, i chilometri che si confondono ai giorni, il muro tra i due cuori e il vento crudele ladro di sorrisi, ritornare ad amarsi non sembra essere solo una speranza, ma una vera e propria flebile certezza. La mano è salda e può ritornare fiduciosa a stringere l’amore, quell’amore spaventato e incosciente che per la seconda volta, prende vita.

A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore

A mano a mano si scioglie nel pianto
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
Di quando vivevi con me in una stanza
Non c’erano soldi ma tanta speranza

E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato mi sembra più assurdo
Di quando la notte eri sempre più vera
E non come adesso nei sabato sera
Ma dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te

E a mano a mano vedrai che nel tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele
L’amore è tornato

Ma dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te


Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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By on marzo 11th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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