Un nuovo e affascinante Leonardo: una sorpresa nella “Vergine delle Rocce”

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Un nuovo e affascinante Leonardo: una sorpresa nella Vergine delle Rocce

Vergine delle Rocce, Louvre

Da toscano e, soprattutto, da concittadino di uno dei più grandi geni della storia occidentale ed europea, Leonardo Da Vinci, l’articolo dello scorso 2 marzo apparso sulla rivista online Huffington Post è stato un assoluto fulmine a ciel sereno: nella selva che sovrasta La Vergine delle Rocce (1483-1486, adesso al Louvre) sarebbe stata rilevata la presenza di un cane. A dare contezza della scoperta è stato il presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, lo storico dell’arte Silvano Vinceti.

Vinceti è avvezzo a questo tipo di indagini e di ricerche, avendo già lavorato precedentemente su un altro celebre dipinto leonardiano, la Gioconda. Lo studioso, in quelle circostanze, ha dato conto della simbologia delle lettere L e S e del numero 72 all’interno del dipinto e ha poi svolto indagini su quella Lisa Gherardini, nota per essere la Monna Lisa del celebre quadro. Anche nel caso della Vergine gettano un’interessante luce sull’opera e sulla sua genesi: il cane rappresenterebbe una violenta critica alla corruzione del Papato e della Chiesa dell’epoca (non bisogna comunque dimenticare che la protesta luterana avrà luogo di lì a poco).

Silvano Vinceti

La scoperta del team di Vinceti si è avvalsa delle più moderne tecnologie, ma anche di apparecchiature molto più semplici: una lente di ingrandimento speciale ha permesso di riesaminare le minuzie del quadro assieme all’uso di un photoshop avanzato e di un software per scomposizioni e ricomposizioni. Perché proprio il cane? Tradizionalmente associato a nozioni quali fedeltà e lealtà, per Leonardo (come lo stesso artista esplicita nel suo Trattato della pittura, Codex Urbinus Latinus 1270 (1480-1516) il cane è l’animale che non disobbedisce. Questa stessa idea viene rafforzato dal fatto che esso è rappresentato legato a un guinzaglio. Il cane al guinzaglio è l’allegoria dell’uomo che rispetta i precetti evangelici e i Comandamenti.

La scoperta epocale non può lasciare indifferenti coloro che si occupano di divulgazione culturale. Non siamo di fronte a supposizioni più o meno fantastiche (e, mi sia concesso di dirlo, discutibili e di pessimo gusto avanzate soltanto per le velleità di scrittori come Dan Brown, che hanno reso Leonardo una figura quasi esoterica), ma si tratta di una lavoro serio e basato su testimonianze di prima mano (come lo è il Trattato composto da Leonardo). Un lavoro di indagine di questo tipo rende inoltre omaggio alla personalità di un polimate come Leonardo Da Vinci: egli non si occupò soltanto di pittura, ma sono noti i suoi studi matematici (che assurgeva alla disciplina principe per poter comprendere le leggi del mondo) e anche di anatomia (note sono le storie secondo le quali l’artista si occupava personalmente di dissotterrare salme per esaminarle e poi riprodurle nei propri quadri).

Leonardo Da Vinci

Nonostante la sua irreligiosità (come certifica lo stesso Vasari), mi piace immaginare Leonardo come un proto-riformatore (come John Wycliffe e Jan Hus prima di lui). Agli occhi di un cattolico romano osservante dell’epoca le sue osservazioni potrebbero risultare blasfeme. Dice infatti Leonardi riferendosi all’adorazione delle immagini:

Parleranno li omini alli omini che non sentiranno; aran gli occhi aperti e non vedranno; parleranno a quelli e non fie lor risposto; chiederan grazie a chi arà orecchi e non ode; faran lume a chi è orbo.

Non sono troppo distanti dagli argomenti di un Lutero o di un Calvino di qualche anno più tardi. Che La Vergine delle Rocce sia un manifesto riformato ante litteram? Leonardo aveva avuto frequentazioni con proto-protestanti? Non lo sapremo mai, ma resta il fatto che i suoi quadri, a distanza di secoli, sono sempre fonte di grande mistero e interesse, oltreché di grande bellezza artistica. Una rara occasione in cui mi sento orgoglioso di essere italiano e, soprattutto, un grazie di cuore all’opera di Silvano Vinceti e del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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