L’Umana Commedia – Costanza D’Altavilla, oltre la regina

0 1.771

L’Umana Commedia – Costanza D’Altavilla, oltre la regina

Costanza D’Altavilla, ultima regina della sua stirpe, è un personaggio che spesso può passare inosservato all’interno della Commedia. Tuttavia si tratta di una donna che non può essere dimenticata facilmente.

Piccarda e Costanza

Il Sommo Poeta fiorentino la incontra alla fine del III canto del Paradiso, dopo un lungo dialogo con la piccola e bellissima Piccarda Donati, vera protagonista, nel primo Cielo. Questa zona del Paradiso, quella più lontana da Dio, prende il nome di “cielo della Luna” ed è riservata agli spiriti mancanti ai voti, anime che per non per loro scelta non portarono a compimento la loro promessa a Dio.

È proprio la giovane Piccarda a presentare a Dante l’anima più luminosa del suo Cielo, la Costanza resa famosa più dal figlio che dal suo trono.

Secondo la leggenda per essere data in moglie a Enrico VI, figlio del Barbarossa, la donna fu tolta dal convento di Palermo in cui aveva deciso di prendere i voti. Questa storia fu con ogni probabilità creata dal clero per screditare la figura del figlio Federico II e accentuare la sua posizione di “anticristo”. Questa leggenda secondo cui il re dalla grande cultura italiana fu messo al mondo da una monaca sconsacrata venne inoltre accentuata dal fatto che Costanza D’Altavilla diede alla luce Federico all’età di quarant’anni che per il tempo era considerata molto avanzata.

Il risultato di un miscuglio tra verità e finzione portò il regnante ad acquisire la fama di mostro demoniaco sulle spalle della figura materna. Anche se la sua inadempienza ai voti è un fatto puramente falso, Dante decide di usare la leggenda per parlare della donna che con grande astuzia politica riuscì a portare avanti la casata anche dopo la morte del marito. Questo gioco di mescolare leggenda e verità è usato spesso dal poeta per ribaltare le dicerie popolari e la fama di un personaggio, invertendone la sorte nell’Aldilà.

Se nella storia il mito di una Costanza prima monaca e poi sposa fu usato per screditare la sua figura, Dante lo usa per porla tra i beati costretti a rinunciare ai loro voti.

La celebrità del canto è sì riservata soprattutto alla bella e sfortunata Piccarda, ma è anche vero che a Costanza basta un ruolo marginale per essere protagonista di un racconto senza tempo. La sua storia, e quella di tutta la sua famiglia, riesce infatti ad attraversare tutte le cantiche del poema dantesco rivelando tutta l’attualità e l’importanza della casata con le anime di altri due personaggi.

Dante arriva all’incontro con la beata dopo aver citato Federico II, nel canto X dell’Inferno, tra gli eretici dando conto alla diceria che lo portò alla scomunica del Papa Gregorio IX. Altro incontro fondamentale è quello con Manfredi nel canto III del Purgatorio. Figlio naturale del Re di Svezia fu protagonista delle fazioni cittadine in centro Italia e della lotta al papato, che vide il suo compimento nella Battaglia di Benevento, dove Manfredi morì.

Federico II di Svevia

Il giovane dall’aspetto nobile, così lo descrive Dante, si pentì solo in fin di vita dei suoi peccati e il suo cadavere fu sepolto presso un ponte dove poi fu fatto disseppellire su ordine di papa Clemente IV, perché scomunicato. Per questo risiede nell’Antipurgatorio, in quella spiaggia abitata dai contumaci.

Tutta la storia della famiglia, partendo dall’Inferno e arrivando al Paradiso, ci appare come una lunga lotta al papato, un misto di peccati e pentimenti, che Dante disegna con grande maestria giocando tra la leggenda e la verità. Come se a tratti volesse dar ragione alla chiesa, condannando Federico per esempio, e a tratti ne criticasse le malelingue e le crudeltà.

La storia della famiglia di Svevia, che attraversa le tre cantiche, ci mostra comunque la volontà di redenzione attraverso la figura di Manfredi che sceglie di presentarsi come il nipote di Costanza e non come il figlio di Federico, molto più celebre e potente della madre. Questa scelta delle parole, nella Commedia mai casuale, ci fa ragionare su il desiderio di beatitudine delle anime in Purgatorio superi la vana gloria della vita terrena. Così Manfredi ricorda la nonna come punto a cui tendere, l’anima bellissima che presenta Piccarda, la donna criticata e demonizzata in vita. Costanza D’Altavilla è, per Dante, la redenzione dei peccati fatta di luce e gioia, è la verità oltre la leggenda.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.