Giuseppe Mazzini, padre nobile della Nazione

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Giuseppe Mazzini, padre nobile della Nazione

Centoquarantacinque anni fa moriva, nascosto, solo, ammalato e nelle condizioni di esule braccato dalla polizia, ospitato nella casa di Pellegrino Rosselli, Giuseppe Mazzini. Era il 10 marzo 1872.

Mazzini nacque a Genova nel 1805. Terminati gli studi superiori si iscrisse alla facoltà di medicina all’Università delle sua città natale per ripercorrere le orme del padre Giacomo, medico e professore di anatomia. Poco dopo abbandonò gli studi di medicina e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza. Oltre gli studi coltivava molteplici interessi, come la letteratura e la musica. Rimase folgorato dagli scritti di Goethe, Shakespeare e Ugo Foscolo. In particolare di quest’ultimo apprezzò le Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Molto importante nello sviluppo delle sue convinzioni repubblicane e dell’amore verso la Patria, oltre le letture di molti autori romantici, fu la madre, Maria Drago, fervente giansenista.

Terminati gli studi con il conseguimento della laurea, nel 1826, cominciò ad esercitare la professione di avvocato presso uno studio. La sua vera passione però fece presto a rivelarsi. L’attività che lo assorbiva completamente era quella di giornalista presso l’Indicatore genovese dove si occupava di recensire gli scritti patriottici. La Censura però si accorse preso di lui e decise di sospendere il giornale. Mazzini abitando a Genova era cittadino del Regno di Sardegna, che dopo il congresso di Vienna aveva riottenuto i suoi antichi possedimenti e aveva guadagnato Genova a e la Liguria. Nel 1827 Mazzini decise di aderire alla carboneria e divenne segretario in Valtellina. Per le sue iniziative fu arrestato e costretto alla detenzione a Savona. Qui formulò la creazione di un movimento, la Giovane Italia, che poi annunciò nel suo esilio francese. I motti dell’associazione erano Dio e popolo e Unione, Forza e Libertà.

Camillo Benso Conte di Cavour

Mazzini per primo teorizzò la formula di un Italia repubblicana, libera dal giogo straniero e unita in un governo centrale, tramite lo strumento dell’insurrezione popolare. Il 26 ottobre 1833, dopo che nel 1831 aveva tentato invano di portare dalla parte liberale il nuovo re Carlo Alberto di Savoia, con una celebre lettera firmata “un italiano“, Mazzini fu condannato a morte ignominiosa in contumacia. Condanna che poi fu annullata dall’amnistia generale proclamata nel 1848.

Viste le numerose condanne che pendevano sulla sua persona, iniziò un lungo peregrinare in giro per l’Europa. Prima in Francia, poi in Svizzera e infine a Londra dove risiedette, a parte alcune parentesi dove rientrò in Italia (la più celebre fu quella che lo vide a capo della fugace esperienza della Repubblica Romana, con Saffi ed Armellini), fino al 1868. Qui raccolse attorno a sé esuli italiani e persone favorevoli al repubblicanesimo in Italia, dedicandosi, per vivere, all’attività di insegnante dei figli degli italiani; qui conobbe e frequentò anche diverse personalità inglesi, tra cui Mary Shelley, vedova del poeta P. B. Shelley.

Mazzini
Giuseppe Mazzini

Dopo il fallimento dei moti del 1848 molti liberali italiani cominciarono a vedere come unica speranza del sogno dell’Italia unificata gli sforzi di Camillo Benso conte di Cavour e del re di Sardegna. Prospettiva che non entusiasmava Mazzini che vedeva in questo progetto lo svanire delle creazione di un Italia repubblicana che potesse essere all’avanguardia nel campo delle riforme sociali e politiche.

Il suo apporto all’unificazione del Regno d’Italia fu quindi più ideologica che pratica. Una volta avvenuta l’unificazione fu candidato alla Camera e fu eletto nel 1866. La sua elezione venne però annullata in virtù delle condanne precedenti. A novembre dello stesso anno però la Camera convalidò la sua elezione che però Mazzini rifiutò per non dover giurare sullo Statuto Albertino. Non accettò mai l’idea di doversi inchinare alla monarchia e lottò sempre per i suoi ideali repubblicani. Nel 1868 tornò finalmente in Italia grazie a delle amnistie che annullarono i procedimenti giudiziari nei suoi confronti. Una volta tornato, si dedicò subito all’organizzazione di moti popolari in appoggio alla conquista dello Stato Pontificio. Fu però tratto in arresto e recluso nel carcere militare di Gaeta. Costretto di nuovo a fuggire riuscì a tornare in Italia sotto falso nome. Trovò ospitalità a Pisa, dove morì.

Inutile ribadire l’importanza di Mazzini e degli ideali mazziniani nella formazione e nella crescita di un’identità nazionale. Figura fondamentale da annoverare come il padre nobile della nostra nazione. Un uomo nobile, religioso, idealista che si batté per tutto il corso della sua vita per vedere realizzato il suo sogno. Un sogno che forse noi e le nostra classe politica abbiamo vituperato, soprattutto negli ultimi anni.

 Paolo D’Offizi per MIfacciodiCultura

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