Giustizia è fatta: l’UNESCO riconosce la centralità del mondo classico

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Giustizia è fatta: l’UNESCO riconosce la centralità del mondo classico

Platone

Se recentemente mi sono confrontato in modo polemico col saggio di Bettini e con le sue conclusioni, registro positivamente che la politica italiana, quando vuole, è ancora in grado di assumere risoluzioni importanti e fondamentali: il Senato della Repubblica, attraverso il disegno di legge A.S. 2371, intende avviare qualsiasi iniziativa atta a mantenere e a tutelare il patrimonio culturale immateriale, in linea coi principi della Convenzione UNESCO per la tutela del patrimonio culturale immateriale. I principali beneficiari di questa azione parlamentare saranno, finalmente, il greco e il latino.

Dico finalmente perché, per la storia e la cultura occidentale, costituisce un gravissimo vulnus il fatto che la civiltà classica non fosse adeguatamente tutelata e mantenuta dall’UNESCO e dalla sua convenzione. Ci troviamo sempre di fronte a una sterile e inerte dialettica tra gli utilitaristi e coloro che studiano non per profitto, ma per costruirsi un proprio patrimonio di conoscenze e di sapere sui cui potranno sempre contare in futuro. In 2700 anni di storia, Greci e Romani hanno tracciato il cammino dell’Occidente: senza accorgercene, utilizziamo quotidianamente termini di derivazione aristotelica (come sostanza, sostanziale) o platonica (la nozione di amore platonico, il concetto di ideale contenuto nella Repubblica). Inoltre Platone e Aristotele sono i primi politologi del mondo occidentale, attraverso La Repubblica La Politica, opere imprescindibili tuttora.

Aristotele

Ai  Romani dobbiamo un importante genere letterario che, negli ultimi tempi, ha suscitato forti polemiche a livello europeo: la satira. Quintiliano rivendica, orgogliosamente, la paternità romana di quella che egli definisce satura (satura tota nostra est, cfr. Institutio oratoria, X, 1, 93). Non bisogna dimenticare che in latino sono stati compilati importantissimi documenti religiosi: la Vulgata, la traduzione della Bibbia di Girolamo, ha rappresentato il testo ufficiale della religiosità occidentale prima della Riforma. Inoltre i principali intellettuali e scrittori europei si esprimevano e battagliavano in latino, lasciandoci fondamentali testimonianze, come L’elogio della follia di Erasmo da Rotterdam o Utopia di Thomas More.

Le nuove generazioni devono comprendere che non è possibile sbarazzarci dei classici o metterli da parte: essi ci impartiscono delle vere e proprie lezioni di vita valide per ogni epoca e per ogni tempo. In un’epoca tecnocratica e tecnologica sarebbe quasi miracoloso riscoprire la pratica senecana dell’esame di coscienza, cioè interrogare se stessi da soli nella propria stanza alla fine della giornata, e investigare il nostro comportamento.

Seneca

Nell’epoca delle bufale e delle notizie costruite ad hoc per scatenare paura o anche per ottenere consenso elettorale, sarebbe opportuno riscoprire il metodo socratico, l’interrogazione dei propri interlocutori con l’intenzione di far emergere dubbi o svelare la loro ignoranza. Così facendo scopriremo tutti che non esistono certezze o sicurezze incrollabili, ma tutto può mutare a seconda di come lo guardiamo.

Noi popoli mediterranei, in particolare Grecia e Italia, siamo pronti per fare il salto di qualità: la politica ha finalmente capito che con la cultura si può mangiare (anzi, si possono fare lauti pasti) ed è un imperativo categorico riflettere sugli Antichi e su ciò che ci hanno lasciato in questo lungo periodo storico  così fecondo e produttivo. Spero la risoluzione parlamentare non si incagli come altri atti fondamentali come il testamento biologico, ma si arrivi presto a una legge per dare alla nostra Storia la dignità che merita.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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