“Iconize”: l’ironia dell’Arte contro il potere delle icone

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Iconize: l’ironia dell’Arte contro il potere delle icone

Enrico Pambianchi, The Queen, disegno e collage su carta, 25x36 cm
Enrico Pambianchi, The Queen, disegno e collage su carta, 25×36 cm

Fino al 31 marzo alla Pisacane Arte è in esposizione Iconize, una mostra collettiva di vari artisti della scena contemporanea italiana incentrata sul concetto di icona nel mondo d’oggi.

Ma questo concetto ha una Storia molto particolare. Nacque infatti nell’Antica Grecia, dal termine eikon (traslitterato in alfabeto latino) con l’accezione generica di immagine: il suo significato si fece più specifico poi nel periodo di ascesa del cristianesimo nell’Impero Romano (attorno al III-IV Sec. d.C.), quando infatti si cominciò a parlare di icǒna (in latino) per riferirsi a immagini di stampo figurativo e pittorico e dal contenuto religioso, solitamente relative alla Madonna e a Gesù. Iniziarono così a espandersi a macchia d’olio, soprattutto dopo la divisione dell’Impero in due parti e la fine di quello occidentale, diventando presto fonti di idolatria e foraggio indiretto del potere della Chiesa romana e favorendo lotte intestine di stampo politico tra i cristiani d’Oriente e d’Occidente.

La mostra riprende dunque il concetto di icona nella sua religiosità medievale, facendo notare come anche nel mondo contemporaneo si siano create vere e proprie “icone del profano”: immagini di personaggi famosi convogliate dai mass media che risultano celebrazioni di format della società odierna, permeata sul potere nella sua accezione più essenziale (nel senso di poter fare e di poter coartare l’altro), il riconoscimento, il profitto, il consumismo e il conformismo. Queste immagini vengono prelevate, decontestualizzate e criticate, ma con profonda ironia e senso del divertissement. Si ha così un’estetica che può ricordare quella della Pop Art, tanto che si può parlare di Neo-Pop Art, un filone artistico cominciato già con Jean-Michel Basquiat e Keith Haring negli anni Ottanta e sviluppatosi ulteriormente nei Novanta con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’economia in senso globale.

Lucchetta, Trump, scultura in legno laccato
Lucchetta, Trump, scultura in legno laccato

Le soluzioni formali che troviamo in questa collettiva sono molteplici e tutte diverse, come lo sono i contenuti.

Il primo artista a balzare all’occhio entrando in galleria è Enrico Pambianchi, con le sue opere figurative e violente. In esse vengono prese copertine di riviste o altre immagini alterate con rilievi geometrici e deformazioni dei personaggi effigiati, al fine di mostrare la natura angosciante della popolarità oltre ogni finzione: non a caso si parla per il suo stile di Iperrealismo Visionario. Continuando poi la visita si possono notare le opere di Julian T., che getta macchie di colore nero o rosso sulle immagini più famose di vari musicisti e attori come Michael Jackson e Marilyn Monroe (per cui usa peraltro le serigrafie di Andy Warhol): risultano in questo modo dei “tiri a segno” contro l’immaginario di massa, fondato sull’idolatria di questi personaggi. Idolatria che si basa su stereotipi e culto del soggetto che vengono derisi da Yux, i cui disegni vanno a costituire una parodia postmoderna dai connotati grotteschi dei miti di ogni epoca. Il tutto con una sorta di Espressionismo Pop stilisticamente molto vicino alla grafica dei fumetti e delle pubblicità. Espedienti simili vengono seguiti anche da IABO, che con stilemi molto semplici e diretti stravolge il significato e le pratiche associate a determinate figure, con una vena di sarcasmo.

IABO, TwHitler, acrilico e spray su tela, 20x20x5 cm
IABO, TwHitler, acrilico e spray su tela, 20x20x5 cm

Si ha poi a che fare con la parte più politica della mostra, che ha come oggetto gli uomini delle istituzioni ormai famosi in tutto il mondo: a simbolo del potere vengono in fattispecie assurti Donald Trump e Barack Obama. Ciò accade con sculture dalla forte plasticità quasi romana con le opere di Lucchetta, tramite l’iconicità dei graffiti de La Pupazza oppure con i dipinti più introspettivi e allegorici di Loris Dogana.

Il massimo comune denominatore di tutta la mostra?
La politica del ridere contro l’imponenza degli idoli contemporanei.

Iconize
Galleria Pisacane Arte, Milano
Dall’1 al 31 marzo

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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