Magnum e Life: una trentennale collaborazione in mostra a Cremona

0 1.544

Magnum e Life: una trentennale collaborazione in mostra a Cremona

James Dean fotografato nel 1955 da Dennis Stock

Dopo la mostra del 2015, dedicata alla nascita dell’agenzia fotografica MAGNUM, ritornano a Cremona i grandi fotografi Robert Capa, Werner Bischof, Dennis Stock, ecc. nell’esposizione Life – Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia, che rimarrà aperta al pubblico dal 4 marzo fino al 6 giugno. All’interno troviamo fotografie provenienti da nove reportage differenti che ripercorrono la collaborazione dell’agenzia con la rivista Life, al fine di celebrare i 70 anni dalla fondazione della Magnum Photos.

Qual è la differenza fondamentale tra questa mostra e quella precedente? Benché i fotografi siano gli stessi, al centro di questa esposizione è il rapporto tra l’agenzia e il settimanale illustrato, che si focalizza anche sui cambiamenti della società americana che portarono al parallelo cambiamento dei reportage richiesti. In particolare, si potrebbe riconoscere nell’impostazione una divisione netta tra gli scatti presenti: quelli più civili, si potrebbe dire, sociali, dedicati alle guerre ed agli eventi terribili in corso come il Vietnam o la carestia nel Bihar (India) del 1951, e quelli che vedono invece protagonisti la nuova macchina del cinema, quella Hollywood che stava cambiando completamente la faccia dell’America. Ecco così gli scatti su James Dean, su Marylin Monroe, Montgomery Clift, Clark Gable… La divisione si rivela, però, non così sistematica, poiché la grandezza di questi fotografi risiede nell’essere in grado di mostrare, attraverso delle semplici immagini, qualcosa di più della solita figura bidimensionale, quasi superficiale, degli attori hollywoodiani, rivelando qualcosa di più sulle loro vere identità. Esempio di questa forza della fotografia è il reportage di Dennis Stock sul giovane James Dean, con cui fece un viaggio nell’Indiana, stato natale dell’attore, immortalandolo nei momenti più intimi che rivelavano la natura schiva di Dean, poco adatta al mondo patinato e rumoroso del cinema. O ancora le foto sul set de Gli spostati, film del 1961 con protagonisti Marylin Monroe, Montgomery Clift e Clark Gable, dove tutti i fotografi Magnum vennero inviati per seguire le riprese di una pellicola che riuniva, da sola, alcuni degli attori più famosi del periodo. Lo sceneggiatore era Arthur Miller, allora secondo marito di Marylin, con cui però era già in crisi, una crisi che li aveva allontanati e rendeva per loro difficile lavorare insieme, tanto che entrambi si rifiutarono di essere immortalati insieme sul set.

Parallelamente l’esposizione segue i più grandi conflitti e le tragedie degli anni ’40, ’50, ’60 e ’70, passando dalla guerra civile spagnola alla guerra di Corea fino alla già citata guerra del Vietnam. La fotografia qui diventa qualcosa di più di un semplice documento, non è più informazione ma, per gli inviati di Magnum, è volontà di lasciare il segno, di denunciare ciò che sta succedendo e cambiare davvero le cose. Werner Bischof riesce ad attuare questo desiderio poiché, grazie alla grande diffusione del suo reportage dedicato alla carestia nel Bihar, il congresso americano decide di stanziare un maggior numero di risorse a sostegno della popolazione indiana in difficoltà, contribuendo alla salvezza di moltissime persone. Simile l’esempio di Bruno Barbey che, tra il 1971 e il 1972, segue il dramma della guerra in Vietnam, mostrando non solo l’orrore delle uccisioni e delle devastazioni ma anche il problema, fortissimo, della tossicodipendenza dilagante tra i giovani soldati americani. I nordvietnamiti, infatti, facevano circolare eroina pura ad un prezzo molto basso al fine di annebbiare i nemici, con risultati molto pesanti per l’esercito degli USA: si calcola infatti che, in tutto, almeno il 50% dei soldati fossero tossicodipendenti. Il servizio di Barbey, con la sua forte eco sociale, fu anche l’ultimo pubblicato da Life, che chiuse a causa dello spostamento della pubblicità dai giornali alla televisione.

Marilyn Monroe fotografata nel 1960 da Eve Arnold

Come affermato da Marco Minutz, curatore della mostra, lo scopo dell’esposizione è capire come mai Life avesse deciso di commissionare questi reportage, pagandoli anche 40 mila dollari, una cifra altissima per l’epoca (e ancora oggi). Questa scelta si inserisce nella ricerca di veicolare un messaggio sociale, ma anche politico, molto forte e qualitativamente altissimo, in una società americana che, ancora, necessitava di un racconto grafico più che scritto, visto l’alto numero di stranieri che non parlavano inglese. Da qui l’utilizzo delle fotografie che, in modo diretto, mostrano la realtà senza filtri, in un modo comprensibile ad ognuno.

Life – Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia
A cura di Marco Minuz
Museo del Violino, Cremona
Dal 4 marzo all’11 giugno 2017

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.