Loro di Roma – Prometeo: l’eroe greco amico del progresso e dell’intera umanità

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«Il tuo delitto divino fu l’essere gentile, di rendere con i tuoi precetti la somma dell’umana infelicità minore». Così nel 1800 scrisse di lui Lord Byron nel suo Prometeus, ma il mito fu trattato con molto rilievo già da alcuni importanti autori antichi, come Esiodo (che ne fu forse il creatore), Eschilo e Platone. Come mai?

Il mito

Piero di Cosimo, Il mito di Prometeo (1515)

Prometeo, figlio di Giapeto e dell’oceanide Climene, è il Titano a cui Zeus affidò il compito di modellare l’uomo dal fango, animandolo con il fuoco divino e donandogli molte qualità, come l’intelligenza e la memoria. Zeus però iniziò a non approvare la generosità di Prometeo, considerando i doni del titano troppo pericolosi, perché avrebbero reso gli uomini sempre più potenti e capaci. Prometeo non prese molto sul serio le minacce di Zeus, che dal canto suo iniziò a punire gli uomini con una serie di “piaghe”: prima li costrinse a sacrificare animali in onore degli dei, poi li rese mortali ed infine tolse loro il fuoco. Non pago, inviò sulla Terra Pandora, la prima donna, con un pericoloso dono. Panadora possedeva infatti un vaso sigillato che non poteva essere aperto per nessuna ragione. Ma la curiosità della donna fu più forte dell’ammonimento divino: il vaso venne aperto e da esso uscirono tutti i mali del mondo. Prometeo, per compensare l’arrivo dei mali nel mondo, continuò a donare le qualità agli uomini che iniziarono però a trascurare i doveri religiosi verso gli dei. Zeus decise quindi di dare al titano una punizione esemplare: lo fece incatenare sulle desolate rupi della Scizia, ai margini del mondo civilizzato, legandolo alla montagna con catene, anelli e trafiggendolo con un grosso chiodo. Inviò poi ogni mattina un’aquila a divorargli il fegato che ogni notte ricresceva in un eterno supplizio che sarebbe durato fino a quando Prometeo non avrebbe rivelato a Zeus come sfuggire alla predizione della fine del suo regno. Fu Eracle ad interrompere il crudele castigo dopo molti anni, uccidendo l’aquila con una freccia e liberando così Prometeo.

Prometeo nell’arte

Dirck van Baburen, Vulcano incatena Prometeo (1623)

Un mito così avvincente non poteva non ispirare artisti e committenti durante il corso dei secoli. Tra le opere più riuscite merita una particolare menzione Il mito di Prometeo realizzato nel 1515 da Piero di Cosimo: un pannello per una spalliera in cui l’artista sviluppa l’intero mito per immagini attraverso gli episodi più significativi. Nel 1600 invece è la violenza a catturare l’attenzione degli artisti. Nel Prometeo di Rubens, realizzato insieme a Frans Snyders (a cui si deve l’esecuzione dell’aquila), si sceglie di rappresentare il momento più drammatico del racconto, quando cioè l’aquila divora il fegato dell’eroe, con estrema crudezza. Anche van Buren nella sua opera sceglie uno dei momenti più tragici, quando cioè Prometeo viene legato e preparato al supplizio e l’aquila sta arrivando in volo, pronta a compiere il suo destino. È forse però nella pietra che tutto il dramma, la sofferenza e il dolore emerge con particolare forza, grazie alle sapienti mani di NicolasSébastien Adam che nel suo Prometeo Incatenato riesce a trasmettere tutto il senso di angoscia e terrore nonostante la durezza del marmo in cui l’eroe è plasmato. Tra le più tarde rappresentazioni del mito, merita una particolare menzione il Prometeo realizzato nel 1868 dall’artista francese precursore del Simbolismo e del Surrealismo, Gustave Moreau. Prometeo è legato e attende la sua punizione da parte dell’aquila, anche qui già presente. Ma l’artista non è interessato né alla violenza né alla sofferenza, quanto piuttosto all’aspetto antropico dell’eroe che tanto si spese e si sacrificò per l’intera umanità.

Il significato del mito

Nicolas-Sébastien Adam, Prometeo incatenato (1762)

Il mito di Prometeo ha attraversato durante il corso dei secoli numerose interpretazioni e versioni: fu infatti un dramma che ispirò vari autori non solo del mondo antico ma anche di quello moderno, soprattutto nel periodo del Romanticismo. Con il tempo, sono stati infatti eliminati i tratti negativi dell’inganno e della furbizia legati al mito, che diventò durante il corso dei secoli il simbolo della lotta delle forze amiche del progresso umano e della civiltà contro il potere (anche religioso) che voleva invece bloccare la crescita civile e tecnologica dell’uomo. Prometeo diventa quindi il trasgressore ribelle che si oppone all’ordine divino ed il benefattore dell’umanità, l’eroe che si priva della sua condizione privilegiata per l’uomo e che per questo motivo è sottoposto ad un castigo doloroso. La lotta di Prometeo, a prescindere dall’esito, è ancora oggi simbolo dell’opposizione morale alla tirannide e di quella sfida verso ogni imposizione, che deve essere portata avanti anche se destinata al fallimento.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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