Giovanni Boldini e l’elettrizzante fascino della Belle Époque in mostra a Roma

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Giovanni Boldini e l’elettrizzante fascino della Belle Époque in mostra a Roma

Giovanni Boldini e l'elettrizzante fascino della Belle Époque in mostra a Roma
Giovanni Boldini, Il vestito da ballo (1904 ca.)

All’interno dei grandi spazi dell’Ala Brasini nel Complesso del Vittoriano a Roma, fino al 16 luglio è possibile visitare una delle mostre antologiche più ricche e spettacolari degli ultimi decenni, dedicata al grande maestro Giovanni Boldini (1842-1931). Ferrarese di nascita e parigino d’adozione, Boldini è stato uno dei maggiori interpreti di quel clima di fiducia, speranza e benessere che si respirava a fine Ottocento, tra i ricchi saloni e le piazze parigine affollate d’artisti.

I caffè risuonano come officine, all’ombra degli alberi si stringono i dolci colloqui; tutto s’agita e freme in quella mezza oscurità, non ancor vinta dall’illuminazione notturna; e un non so che di voluttuoso spira nell’aria, mentre la notte di Parigi, carica di follie e di peccati prepara le sue insidie famose.

Giovanni Boldini e l'elettrizzante fascino della Belle Époque in mostra a Roma
Giovanni Boldini, Autoritratto a sessantanove anni, (1911)

In questa frase di Edmondo De Amicis si condensa l’immaginario che la letteratura e l’arte ci hanno lasciato della Belle Époque, un periodo compreso fra la guerra franco-prussiana del 1870 e il 1914. Una società che, però, come scrisse Paul Morand, visse inconsapevolmente su un campo minato, in quanto la spumeggiante fioritura culturale all’insegna del progresso già covava in nuce i paradossi che sarebbero sfociati di lì a poco nel primo tragico conflitto mondiale, durante il quale sarà l’yprite di Verdun a mettere fine al “rêve français”.

Anche grazie ai colori delle pareti, alle didascalie Art Nouveau e alla presenza di divanetti capitonné, visitare la mostra del Vittoriano è una full immersion nella seconda metà dell’Ottocento, vista con gli occhi di un grande pittore, furbo e ambizioso e capace di assecondare con grande intelligenza i gusti della Parigi della grandeur. L’esposizione è stata pensata, infatti, dai curatori Tiziano Panconi e Sergio Gaddi «come un’opera unica», ovvero si propone di raccontare Boldini come realmente era, un pittore articolatissimo di una varietà straordinaria che, come disse una volta Diego Martelli:

[…] è un tale ammasso di lasciato e fatto, di falso e di vero, che bisogna prenderlo com’è e non si vuotare il capo a farci sopra delle teorie; né si può dire che quando siete davanti a un suo lavoro, possiate non guardarlo, egli vi affascina, vi corbella, vi mette sottosopra; sentite che quella faccenda che avete sotto gli occhi è una profanazione della vostra divinità ma pur tuttavia ci trovate gusto, lo gnomo vi inviluppa, vi sbalordisce, vi incanta, le vostre teorie se ne vanno ed egli ha vinto.

Giovanni Boldini, Ritratto di Donna Franca Florio (1901-1924). AMT Real Estate SPA in c.p.o.
Giovanni Boldini, Ritratto di Donna Franca Florio (1901-1924)

Giovanni Boldini, già a vent’anni consapevole del proprio talento, si trasferisce da Ferrara a Firenze, dove frequenta il celebre caffè Michelangelo e stringe amicizie con Signorini, Fattori e Banti. Orientatosi, fin da subito, verso il ritratto, egli appare già un innovatore: per questo giovane animo scalpitante l’arte mite dei Macchiaioli dovette risultare troppo stretta.

La Ville Lumière esercitava su di lui un’attrazione quasi fisica ed è per questa ragione che, nel 1871, entra in contatto con l’antica maison d’art di Groupil e si trasferisce a Parigi. Sono gli anni dell’Impressionismo e Boldini rimane molto affascinato dalla pittura di Degas, il meno impressionista degli impressionisti, ed è proprio da lui che riprenderà il suo tratto rapido come una sciabola e la sua pennellata energica e elettrizzante, proprio come il suo spirito estroso e vivace. Già nei primi lavori parigini si intravede l’effetto magico, che lo porterà negli anni successivi a diventare un riconosciuto genio della pittura in grado di cogliere e rappresentare «la scintilla irripetibile della vita» e  ad essere richiestissimo dalle aristocratiche, desiderose di essere trasfigurate in dee moderne dal pittore-stregone, l’unico in grado  di consegnare la loro immagine alla storia e all’eternità.

Giovanni Boldini
A cura di Tiziano Panconi e Sergio Gaddi
Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Roma
Dal 4 marzo al 16 luglio 2017

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

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