Francis Picabia: “Our Heads Are Round so Our Thoughts Can Change Direction” in mostra al MoMA

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Francis Picabia: Our Heads Are Round so Our Thoughts Can Change Direction in mostra al MoMA

Danses à la source

Il MoMA, considerato il tempio dell’arte moderna e contemporanea, fondato nel 1929 da Lillie P. Bliss e Abby Aldrich, ospita ogni anno importanti mostre dedicate ad artisti poliedrici e di fama mondiale. Ciò che colpisce del moderno edificio a sei piani, situato nel cuore di Manhattan, è sicuramente il continuo afflusso di visitatori di ogni nazionalità, e tra questi, qualche settimana fa, c’ero anch’io. È proprio qui che si ha la possibilità di immergersi, ancora per pochi giorni, in una stimolante mostra dedicata a Francis Picabia, pittore e scrittore francese nato a Parigi nel 1879.

Francis Picabia: Our Heads Are Round so Our Thoughts Can Change Direction è una mostra estremamente interessante, allestita al sesto piano del MoMA, area riservata alle mostre speciali. Qui si possono ammirare in successione cronologica circa 200 opere dell’artista, le quali permettono di ripercorrere i passi della sua multiforme produzione.
Proprio per permettere ai visitatori di conoscere in maniera approfondita questo importante artista, la mostra propone al pubblico non solo l’esposizione dei suoi dipinti, ma anche di diversi prodotti editoriali pubblicati dallo stesso Picabia e alcune opere realizzate grazie alla mescolanza di stili e materiali. Proprio l’allestimento della mostra e le accurate descrizioni e approfondimenti sulla vita dell’artista, permettono al visitatore di rivivere i momenti salienti della produzione di Picabia in un susseguirsi di evoluzioni artistiche e di passaggi da uno stile all’altro. La caratteristica più grande attribuibile a questo artista è infatti la sua poliedricità e la sua capacità di attraversare tutte le correnti artistiche della prima metà del ‘900.

Paroxysme de la douleur

La pittura degli esordi, intorno al 1907, è fortemente influenzata dall’Impressionismo e dalla Scuola di Barbizon, sebbene, contrariamente ai suoi predecessori, i suoi dipinti non nascessero dalla completa immersione nella natura, ma da un lavoro svolto principalmente sulle fotografie. Abbandonerà infatti molto presto queste correnti per dedicarsi a quella dell’astrattismo tra il 1912 e il 1914. La sua opera più famosa di questo momento artistico è senz’altro Danses à la source del 1912, la quale venne esposta nello stesso periodo alla mostra The Armory Show proprio a New York, dove ora sarà possibile ammirarla fino al 19 marzo.

Tra il 1915 e il 1922 Picabia attraversa il periodo Dadaista: mentre nel resto del mondo imperversava nella Prima Guerra Mondiale, riuscì a sfuggire all’obbligo militare rifugiandosi negli Stati Uniti, dove oltre che continuare a dipingere, iniziò a scrivere. Il termine più utilizzato per definire le sue opere di questo periodo è “meccanomorfe”, poiché è evidente la presenza delle macchine moderne, usate per riprodurre atteggiamenti umani. Questa tendenza è riconoscibile nell’opera Paroxysme de la douleur che rappresenta la meccanizzazione del dolore fisico dell’uomo attraverso la figura di un torchio che, girando lentamente, usa violenza sul materiale sottostante provocando un impatto che può essere traducibile in un profondo dolore.

Tra il 1924 e il 1930 Picabia attraverserà altre due fasi, rispettivamente quella dei collage e quella delle trasparenze. Questo periodo rappresenta un momento di sperimentazione per l’artista, il quale si cimenta nella mescolanza di materiali e tecniche, dando vita ad opere uniche. Successivamente, tra il 1934 e il 1938, attraversa un momento di insuccesso, poiché molti dei quadri esposti nel 1936 a the Arts Club of Chicago ritornano invenduti: questo è il periodo dell’Ecletticismo.

Gli ultimi due periodi artistici della vita di Picabia possono essere identificati con la pittura basata sulla fotografia tra il 1940 e il 1943, e il periodo delle astrazioni postbelliche tra il 1946 e il 1952. Durante il primo, Francis Picabia dipinge soggetti che uniscono la cultura popolare e quella politica dell’epoca. Molti quadri, infatti, riproducono soggetti presi da fotografie pubblicate alla fine degli anni ’30. Il tema erotico che emerge da tali creazioni è esemplificato nell’opera Femmes au bull-dog del 1941.
L’ultima fase della vita artistica di Picabia è riscontrabile con la produzione astratta postbellica: sostenendo che l’«arte figurativa è morta», decide di ritornare nel 1945 ai soggetti astratti. Spesso le sue opere scritte di questo periodo vengono affiancate agli aforismi del filosofo Nietzsche di cui Picabia diviene un grande ammiratore, mentre nei dipinti continua ad essere presente il tema erotico.

Francis Picabia muore il 30 novembre del 1953 nella stessa casa parigina in cui era nato, lasciandoci in eredità una produzione, oltre che vasta, anche molto varia.

La mostra a lui dedicata ripercorre scrupolosamente tutte le tappe della sua vita e una location come quella del MoMA ne dà la giusta importanza. Il titolo dell’esposizione riprende un aforisma dello stesso Picabia, riassumendo il suo personale pensiero e ci aiuta a comprendere le infinite sfaccettature della sua produzione artistica: «Our heads are round so our thoughts can change direction».

Francis Picabia: Our Heads Are Round so Our Thoughts Can Change Direction
A cura di Anne Umland
The Museo of Modern Art, New York
Fino al 19 marzo 2017

 Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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