L’arte e la televisione in Italia: un dialogo impossibile?

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L’arte e la televisione in Italia: un dialogo impossibile?

Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli (1974)

Come si fa a parlare di arte in televisione? C’è sempre il timore di realizzare programmi “noiosi” o di nicchia, seguiti da un pubblico troppo esiguo. La contraddizione di portare dei contenuti culturali alti in un mezzo per tradizione legato alla cultura di massa sembra lampante.

Negli anni, dalla nascita della RAI nel ’54, si sono succeduti molti programmi culturali con l’obiettivo della divulgazione artistica, tuttavia tutti di taglio didascalico: venivano presentate le opere d’arte per lo più attraverso “mostre” di cataloghi accompagnate dal commento di una voce fuori campo. Non c’era dunque una vera mediazione tra l’opera e lo spettatore, che la fruiva passivamente.

Un primo cambiamento di prospettiva avvenne con i programmi di Franco Simongini, che coinvolse nei suoi progetti il critico d’arte Federico Zeri, che si dimostrò capacissimo divulgatore, diventando quasi personaggio televisivo.

Ma affinché la cultura diventi fruibile da qualsiasi spettatore televisivo, molte sono le questioni su cui riflettere e dibattere, una su tutte è: bisogna rendere l’arte “adatta” alla televisione? Questo vorrebbe dire cercare dei personaggi che si pongano come interpreti dell’arte, la mastichino e la servano poi al pubblico già digerita. Potrebbe servire anche questo per avvicinare quegli utenti che si accostano all’arte raramente o per la prima volta, magari per sbaglio facendo zapping.
I programmi che nascono seguendo questa linea però, rischiano di provocare quella noia tanto temuta, non perché poco interessanti, ma perché strutturati in modo pedagogico, mettendo un professore in cattedra e ricreando una lezione di storia dell’arte. Ma noioso può essere anche l’abbassamento del livello della divulgazione, banalizzando estremamente il discorso in modo da renderlo altamente fruibile, ma non fornendo effettive nozioni interessanti o curiosità. Il filo su cui camminare è, come si vede, molto sottile.

Ma per il target di queste trasmissioni, individuabile in chi è interessato a contenuti e che quindi ha già una formazione di base solida, anche il miglior programma di divulgazione non può essere sufficiente: si tratta di persone che frequentano musei, teatri, mostre e certo non sono allettate da una divulgazione piatta e scolastica. Bisognerebbe ripartire non pensando a come far entrare l’arte nel mezzo TV, ma come sfruttarlo a pieno per dare risalto ai contenuti culturali: è alle potenzialità della digitalizzazione che bisogna guardare, si deve proporre un tipo di fruizione che può avvenire solo in televisione, attraverso magari mostre virtuali e animazioni.

Esempio in questo senso vincente è una recente trasmissione di Rai 5 I segreti dei capolavori (produzione Arte), dove in ogni puntata è stata illustrata una tela di un artista famoso (tra gli altri: SeuratKandinskijCourbet e Velázquez) in maniera innovativa grazie ad animazioni visive che hanno permesso di far “esplodere” questi quadri nelle varie parti e piani che li compongono. Con questa tecnica si sono potute analizzare le diverse componenti delle opere focalizzandosi su ogni dettaglio, per poi sovrapporli e ricollegarli, ottenendo una spiegazione completa del quadro.

Speriamo che vi sia un attento ripensamento sui programmi culturali e che questo esempio funga da apripista per un nuovo filone divulgativo.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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