“The Cleaner”: a Stoccolma la prima grande retrospettiva europea dedicata a Marina Abramović

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The Cleaner: a Stoccolma la prima grande retrospettiva europea dedicata a Marina Abramović

Balkan Baroque

Il Moderna Museet di Stoccolma dedica alla controversa artista Marina Abramović una retrospettiva unica, non solo per essere la prima in Europa, ma soprattutto per la capacità di rendere a pieno la sua esperienza creativa.

The Cleaner metterà in mostra 120 opere tra video installazioni, performance dal vivo, fotografie, dipinti ed opere su carta inedite, realizzati durante la giovinezza dell’artista serba. Si può dunque scoprire tutto il percorso di sperimentazione della Abramović dai primissimi anni della sua produzione, intorno al 1970, fino ad oggi, con particolare rilievo alla sua ricerca espressiva accanto ad Ulay, suo compagno dal 1976 al 1988. Curata da Lena Essling, la retrospettiva nasce dalla stretta collaborazione con l’artista, che in concomitanza della mostra darà vita ad una nuova performance collettiva insieme all’Eric Ericsson Centro Internazionale Corale, dal 27 febbraio al 5 marzo. Per la prima volta, l’artista utilizza il canto corale come parte integrante di una performance: oltre 30 artisti, cori e cantanti sono chiamati insieme al pubblico a partecipare all’evento, dove, oltre all’interazione tra le persone, il canto rappresenterà il continuum, una sorta di paesaggio no-stop in cui i singoli si muoveranno. L’invito al pubblico sembra un richiamo diretto a The Artisti is Present che aveva conquistato il MoMA di New York nel 2010.

Inoltre, all’interno della retrospettiva alcuni tra i suoi più celebri lavori saranno quotidianamente eseguiti dal vivo da performer preparati da Lynsey Esiger, collaboratrice della Abramović. Impossibile non citare tra questi Balkan Baroque, con cui l’artista vinse il Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 1997: un’efferata denuncia delle violenze perpetrate durante l’ancora incessante guerra nei Balcani, in cui la Abramović, in cima ad una montagna di ossa bovine, cerca inutilmente di ripulirle in modo ossessivo. L’azione continuativa, 7 ore per 4 giorni, oltre all’effettivo impatto scenico, impressionò il pubblico per le estreme condizioni in cui avveniva, tra il progressivo marcire delle ossa e il putrido odore che si imprimeva sugli spettatori ancor prima del ricordo.

La sua arte dopotutto ha sempre avuto, nel bene e nel male, un effetto dominante sul pubblico, che si è schierato in modo assoluto dalla parte della ripugnanza o del fascino, senza mezze misure. E del resto netta, schietta e talvolta brutale è sempre stata la sua esperienza artistica. Nelle sue performance il suo corpo è stato esposto alla privazione e alle più disparate azioni al limite del masochismo e ha resistito imperturbabile, dominato da una disciplina e da un autocontrollo frutto di un lungo lavoro interiore. Il dolore costituisce la cifra espressiva dell’arte di Marina Abramović, come lei stessa ha dichiarato:

Avevo sperimentato la libertà assoluta, avevo percepito il mio corpo senza limiti, senza confini. Avevo provato che quel dolore non aveva importanza e questo mi ha avvelenata. È stato in quel preciso istante che ho capito di aver trovato il mio mezzo espressivo. Nessun dipinto, nessun oggetto da realizzare avrebbe potuto darmi quel genere di sensazione che sapevo di voler rivivere, ancora e ancora e ancora.

Marina Abramović. The Cleaner
Marina Abramović. The Cleaner

Il suo corpo è sempre stato il centro del processo creativo di Marina Abramović, che ha trasformato il concetto stesso di performance e che con i suoi eventi ha monopolizzato l’attenzione del pubblico prima e poi l’ha reso attivo poi, facendolo diventare parte stessa di ciò che stava avvenendo. Così aveva dichiarato in occasione delle 512 Hours di Londra:

25 anni fa mi chiesero come sarebbe stata l’arte del XXI secolo. Risposi: «priva di oggetti, useremo l’energia». Oggi, finalmente, ho il coraggio di farlo. E quello che voglio è che ognuno possa portarsi via qualcosa, a ogni visita.

Questa retrospettiva attiva diventa quanto mai efficace per rendere l’immagine di un’artista unica nel suo genere, attraversata dall’ossessivo bisogno di comunicare e che nell’incontro con il pubblico ha trovato lo strumento per un’esperienza più alta. Un invito dunque ad approfondire la produzione di un’artista ancora controcorrente e tanto discussa, incapace di smettere di far parlare di sé e che ormai passati i 70 anni sa concedersi ancora al suo pubblico in tutta la sua bellezza e la sua arte.

Marina Abramović. The Cleaner
Moderna Muset, Stoccolma
Dal 2 febbraio al 21 maggio 2017

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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