Lucio Battisti – Che ne sappiamo di un ragazzo perbene che mostrava tutte quante le sue pene?

Lucio_Battisti_fotoIl marzo del 1943 non è un marzo qualunque. Il 4 marzo nasce Lucio Dalla, musicista, scrittore e perfomer così poco capito dal suo paese che ci ha lasciato con delle poesie musicate che, ancora oggi, scatenano fiumi di emozioni in chi le ascolta.Ma nel marzo del ’43 un altro grande musicista della storia italiana fa il suo ingresso nel mondo: il 5 marzo nasce un altro Lucio. Questa volta si tratta di Lucio Battisti, che porta il nome del suo fratellino morto a soli due anni.

Se sei nato a marzo, e ti chiami Lucio, forse la vita decide di metterti immediatamente sulla strada della musica. O forse, chissà, è sempre quel gioco beffardo del caos che noi umani amiamo così tanto mettere in ordine, grazie ad un concetto di storia donatoci da quell’Hegel che darà il nome ad un disco di Battisti.

Mentre ancora scoppiano le bombe, nel marzo 1943 sbocciano due fiori delicati che lasceranno un’impronta indelebile nella storia musicale italiana.

Battisti nasce a Poggio Bustone alle 13.30, secondo figlio di un impiegato e di una casalinga. Dopo di lui, nel ’46, nascerà una sorellina.

Non era certo ricco il giovane Lucio. Il padre voleva per lui un’istruzione, forse una vita migliore. Sono molte le leggende che si aggirano attorno alla sua adolescenza, probabilmente anche alimentate da quella sua mestizia e riservatezza che lo porterà sempre più lontano da interviste e televisioni. Si narra che la sua prima chitarra arrivò per la licenza di terza media: da allora, la sua fedele compagna non abbandonò più quel ragazzino che inventò, molti anni dopo, la canzone italiana universalmente riconosciuta come la prima canzone da imparare con la chitarra: La canzone del sole. Perché alle volte le cose più semplici, in musica, sono anche le più belle.

Battisti
Battisti e Mogol

Ma proprio colui che diede ai natali a questo pezzo, che posso strimpellare un po’ tutti in spiaggia nelle sere d’estate, fu autodidatta. Ancora leggenda vuole che fu l’elettricista del paese a insegnare al giovane Battisti i rudimenti delle cinque corde.

Eppure, non è ancora tempo per diventare un musicista. Sarà nel 1961 che Lucio decide di lasciare da parte i libri dell’Istituto Tecnico per mettersi a strimpellare. Con grande furia del padre che, anche qui leggenda vuole, decise di far passare i grilli per la testa del figlio spaccandogli sopra la chitarra. Proprio come quel protagonista de I giardini di marzo che non riesce a trovare il coraggio per imitare i compagni di scuola che gettano i libri per seguire i propri sogni, stipula con il padre un patto: Lucio avrebbe finito gli studi, lasciando perdere la musica e il rock’n’roll. Ma, al posto di partire per la leva militare, avrebbe usufruito del permesso del padre (essendo invalido di guerra il proprio figlio poteva non partire per il servizio militare) per cercare di diventare un musicista.

Non c’è nemmeno bisogno di dire che vi riuscì. Nel ’62 Lucio Battisti è ufficialmente diplomato.

C’è un incontro determinante per sua vita: mentre segue diversi gruppi, suonando la chitarra in cerca di guadagni, inizia a scrivere diverse canzoni: è il 14 febbraio del ’65 quando riesce a incontrare Franco Crepax e fare provino. Sono passati ormai tre anni da quel diploma. Ed eccolo che lì che il fato (o il caso) volle fargli incontrare Christine Leroux, editrice musicale contitolare delle edizioni El & Chris. È lei che ricerca talenti per la Ricordi, ed è lei a credere nel talento di Battisti: ecco che questa donna venuta dalla Francia procura a Lucio un appuntamento con un certo Giulio Rapetti.

Mogol entra nella vita di Battisti.

Il loro sodalizio fu sicuramente proficuo e di lunga data, e senza Mogol avremmo avuto solo un Battisti scrittore, ma non cantante: è lui a spronare il giovane a cantare, minacciando addirittura di licenziarsi dalla Ricordi che non era per niente d’accordo nel produrre le canzoni di quel ragazzo con quel timbro particolare e le sue canzoni così innovative.

Il successo come scrittore arriva veloce, ma è nel ’68, quando partecipa a Cantagiro, che viene riconosciuto come cantante: è Balla Linda e il suo quarto posto che lo portano alla sua nuova vita da cantante. Nel ’69 fa la sua unica partecipazione come cantante a Sanremo: con Un’avventura, arriva nono.

Eccolo, di nuovo, il caos che fa costella di coincidenze la nostra storia: è il 4 marzo del ’69 quando esce il suo primo album: Lucio Battisti. Ed è in primavera che si innamora della sua futura moglie, Grazia Letizia Veronese.

È iniziata la sua consacrazione a leggenda.

battisti
Grazia Letizia Veronese e Battisti

Ma, in quel suo unico Sanremo, la critica non è così benevola con lui: la sua voce, quel suo timbro così stridulo, non piacciono. Lucio è così lontano dalle melodie italiane di quella fine degli anni Sessanta, con la sua musicalità è oltreoceano. C’è del rythm’n’blues nelle sue canzoni, non ci sono rime baciate forzate e non ci sono solo temi d’amore. Ci sono le struggenti storie d’amore, ma con musicalità e testi del tutto nuovi.

Ed è per quello che oggi, che Lucio compirebbe 73 anni, quei suoi ritmi ci sembrano così moderni. Nonché immortali. Battisti aveva anticipato tutti i tempi (un po’ come quell’altro Lucio nato un giorno prima) e, nonostante non avesse una voce pulita o profonda, sapeva emozionare.

Gli italiani non erano abituati a sentire quelle nuove sonorità, certi critici anziani non riuscivano a accettare la modernità delle sue corde vocali: quella che, anni dopo, diverrà quasi la normalità. Non c’erano note piene e appoggiate sul diaframma, ci si allontanava dalla grande musica melodica ancora influenzata da tanta musica classica e da tanta opera: l’eleganza si sostituiva al rock.

Chitarre elettriche, i primi suoni sintetizzati e nuovi ritmi prendevano il posto di archi e pianoforti: era il tempo di mettersi intorno ad un fuoco a cantare. Anche stonando, chissà.

Comunque no, Battisti non stonava: la sua carenza tecnica, avvicinata ad un timbro molto particolare, era allora di difficile ascolto. Ma le cose belle, quelle veramente preziose, non sono sempre un po’ diverse e difficili da accettare?

E poi, quello che contava delle sue canzoni, era solo una cosa: chiamatele, se volete, emozioni.

Accusato sempre di troppa riservatezza, come se fosse un gran divo che amava farsi desiderare, muore nel 1998. Ad oggi, ancora non sono conosciute le cause della sua morte. Se ne andò così, quasi nel silenzio, un personaggio amato forse più da morto che da vivo.

Ma non è proprio così che succede alle leggende?

Che ne sai di un bambino che rubava

e soltanto nel buio giocava

e del sole che trafigge i solai, che ne sai

E di un mondo tutto chiuso in una via

e di un cinema di periferia

che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai…

Pensieri e Parole – Lucio Battisti

 

 

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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By on marzo 5th, 2017 in Articoli Recenti, Marta Merigo, MUSIC
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