La bellezza femminile oltre il tempo e lo spazio in un video di Buzzfeed

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La bellezza femminile oltre il tempo e lo spazio in un video di Buzzfeed

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1400 – 1700, “Italian Renaissance”

Altezza: tra i 175 e i 180 cm. Fianchi: 90 cm. Vita: 60 cm. Questi sono le misure richieste per le modelle nel mondo della moda italiano e sono, grossomodo, anche i canoni con cui si “misura” la bellezza. Perché ho usato le virgolette nel termine misura? Perché no, la bellezza non si dovrebbe misurare. Secondo l’enciclopedia Treccani bellezza è la «qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima». In nessun caso, quindi, si parla di numeri, misurazioni oggettive, standardizzazioni o stereotipi. Al contrario, il riferimento è quello del mondo intimo sensoriale, dell’anima. Nessuna definizione di bellezza in senso assoluto od oggettivo è dunque possibile. Inoltre, la bellezza è una qualità profondamente legata alla società e al tempo in cui si vive e questo lo dimostra oggi un video di Buzzfeed. In pochi minuti vengono presentati i cambiamenti nel concetto di bellezza degli ultimi tremila anni, mostrando come ogni epoca e società abbia avuto il proprio diverso ideale di donna perfetta.

Il viaggio inizia nell’Antico Egitto (c. 1292-1069 aC) dove la donna perfetta aveva un corpo esile ed asciutto, passando per il Rinascimento italiano (c. 1400-1700) con donne dalle forme morbide e tornite, quasi grasse (si direbbe oggi), proprio a simboleggiare la rinnovata ricchezza. Si fa poi un salto nei ruggenti anni Venti, dove la bellezza è impersonificata da una donna dai tratti androgini, per poi tornare ad un modello di donna “curvy” (c. 1930-1950) e terminare all’epoca attuale, dove la bellezza femminile è una donna magra, con seno e sedere sodi, pancia piatta e il tristemente famoso tight gap tra le gambe (spazio che separa le cosce).

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Oggi, “Postmodern Neauty”

Un video breve, simpatico, che con poche immagini rende l’idea di quanto il concetto di bellezza sia relativo ed effimero. Ogni donna ha rivisto se stessa in quel video, ma ciascuna si è collocata in un periodo diverso: le più magroline si sono rispecchiate magari nella ragazza snella anni Sessanta mentre le più morbide nell’elegante donna dell’Inghilterra Vittoriana. Ma ciò che il video dovrebbe significare per ogni donna che lo guarda è che si deve abbandonare l’idea che la bellezza sia unica e che possa essere catalogata in pochi, scarni canoni o, peggio, numeri. La bellezza non è qualcosa che si “misura”, che si definisce: questa si sente, si percepisce, ma non la si può esprimere utilizzando termini logici o scientifici. Non può essere imprigionata nel numero che appare sulla bilancia o in quello scritto sul metro da sarta. Non è la taglia dei propri pantaloni né la misura delle scarpe. Il concetto di bellezza in assoluto viene a modificarsi col trascorrere del tempo e non solo, anche all’interno della stessa epoca in relazione a contesti geografici e culturali diversi. Basta pensare, restando nel territorio della nostra penisola, alla differenza tra il modello di donna del Sud, con forme a clessidra, capelli scuri e pelle olivastra, e quello del Nord, una donna alta, con poche forme e tendenzialmente chiara di pelle e capelli.

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Anni ’90, “Heroin Chic”

Se, dunque, è impossibile determinare un unico ed inequivocabile concetto di bellezza femminile, slegato dal tempo e dallo spazio, allora è la donna che deve cambiare prospettiva. Abbandonando le riviste patinate e le foto ritoccate che vengono stampate, accettando che la bellezza sia soggettiva e che non esista un unico stereotipo femminile (che risulta spesso persino impossibile da raggiungere), si perviene all’assunto decisivo che ogni donna incarni in sé stessa il proprio singolare e personale modello. In questo senso non esisterebbe né la bellezza curvy né quella androgina, non sarebbero belle in senso oggettivo né le modelle di Victoria Secret né quelle plus-size.

La bellezza intesa come valore eterno, immutabile nel tempo e nello spazio, avulso dalla realtà è riferibile solo alle opere artistiche, giudicate “belle” in quanto risultato finale del genio umano creativo, ma non certo all’essere umano ed al suo corpo che è fondamentalmente privo del carattere di assolutezza e immutabilità.

Una donna è bella perché è vera, calda, perché sorride, perché pensa e crea, perché corre e genera vita. E tutto questo non ha a che fare con la larghezza dei suoi fianchi, con la cellulite che riempie le sue cosce o con la taglia di reggiseno che indossa. Una donna è bella perché ama e perché si ama. Ed è questo l’unico concetto di bellezza in grado di sopravvivere al tempo e allo spazio.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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