Spleen Date. Tourner la page. Tra Einstein e Zoha

Spleen Date. Tourner la page. Tra Einstein e Zaho

Farsi portare

Mano nella mano. Ma non tu che guidi, ecco. Per la prima volta. Essere guidata. Fidarsi. Lasciarsi trasportare. Girare pagina, cambiare atteggiamento, che vuol dire coraggio.
Prendere la pioggia e il vento. Il freddo e sentirlo dentro ma non fa male. Sai, quando lo accetti, il freddo non lo senti più.
La fiducia talvolta è pura immaginazione. Perché solo nella fantasia non c’è sofferenza o paura. Ma l’immaginazione ci permette l’amore. Ci permette di farci amare. E di desiderare.

Che bella, la parola desiderio.

Lasciarsi trasportare. Senza regola. Senza paura. Sorridere cosciente.
La logica porta da un punto ad un altro. Ma non sempre è vera, nella vita. Anzi, nella vita logica non c’è. Tutto è illogico. Cambiare direzione, girare pagina. Trasformarsi. Anche per un’ora, per un giorno.

Prendere la pioggia e il vento.

Mano nella mano. Ma questa volta non guidi tu. Ti lasci guidare. E vedi la verità da un’altra prospettiva. E quando riprendi il controllo è diverso. Sai chi hai accanto. Lo senti di più. Perché per un attimo hai deciso di farti trasportare. Farti portare.
Fiducia. E immaginazione. L’amore è un sapore esitante e coinvolgente.
Lasciarsi guidare, talvolta.
Senza pretese.

Come in questa musica, di vento e anima.

 


La logica vi porterà da A a B.
L’immaginazione vi porterà dappertutto.

J’ai vu sur ma route pleins de paysages

Avec des mots je peins des images

Sortie de ma cage, montée d’un étage

Aujourd’hui je plane dans les nuages 

Et je laisse la vie m’emporter,

Et je laisse ma plume me porter,

Ce n’est pas si facile de tourner la page.

Quand le présent m’échappe

Et que le passé me traque

Je soupire pour dire “dommage”

Je m’arrête un moment, juste pour une chanson

Et je rattrape le temps volage

Et je laisse la vie m’emporter,

Et je laisse ma plume porter

Mes joies et mes peines

Et je laisse la vie m’emporter,

Et je laisse ma plume me porter,

J’attends cette voix qui m’appelle

Pour pardonner les mots muets,

Le temps coule dans le sablier

Pour oublier, ne pas plier,

J’avance sans savoir ou je vais.

J’essaye de tourner la page

J’essaye de tourner la page

J’essaye de tourner la page

J’essaye de tourner la page

Tourner la page

J’essaye de tourner la page.

Ivre comme un poète, libre comme une mouette,

J’accompagne les solitaire au large

Dans un océan de rage, sous le beau temps ou l’orage,

Je dépose mon encre et je nage

J’ai vu sur ma route pleins de paysages

Avec des mots je peins des images

J’ai vu sur ma route pleins de paysages

Avec des mots je peins des visages

J’ai vu sur ma route pleins de paysages

Avec des mots je rends hommage.

(Qui la traduzione a cura di Mario Gresolmi.)

Ispirato a un dialogo immaginario tra Albert Einstein (14 marzo 1879, Ulma, Germania – 18 aprile 1955, Princeton, New Jersey, Stati Uniti) e Zaho (Tourner la page, 2012).

Federica Maria Marrella per MIfacciodiCultura

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By on marzo 3rd, 2017 in Articoli Recenti, Il Particolare di Federica Maria Marrella, Visual & Performing ARTs

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