Omosessualità, tra antiche tradizioni e recenti tumulti

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Omosessualità, tra antiche tradizioni e recenti tumulti

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Merry-Joseph Blondel – La morte di Giacinto

Il tema dell’omosessualità è ormai diffuso tra noi, associato sovente alla lotta per i diritti di uguaglianza e forse dimenticato nel suo aspetto romantico e soprattutto antico.

Già ai tempi delle divinità greche era un aspetto assai diffuso: si narra di Giacinto, bellissimo amante di Apollo, Dio del Sole, delle arti e della profezia. Tale giovane era il fulcro di un triangolo, in quanto desiderato anche da Zefiro, signore del vento. La gelosia di quest’ultimo nel vedere che Giacinto amava esercitarsi nel lancio del disco col Dio del Sole, lo portò a soffiare il disco lanciato da Apollo fuori dalla traiettoria così da colpire il giovane mortale, che morì tra le braccia del Dio amato. Distrutto dal dolore, Febo fece sbocciare dal sangue versato un fiore blu, il giacinto.

Ma l’amore omosessuale non era solo una parentesi fiabesca nell’antichità, bensì una pratica di uso comune, definita pederastìa: un rito di passaggio tra la fase adolescenziale e quella adulta, in cui un uomo più anziano si prodigava per educare, amare e fornire un modello di virtù.
Anche le ragazze in età pre-matrimoniale si ritiravano nel tìaso per apprendere i valori sociali fondamentali per una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto el’eleganza raffinata. Celebre testimone fu Saffo.

Per quanto riguarda le testimonianze cristiane, la Bibbia ha subìto nei secoli varie interpretazioni, spesso discordanti, ma un passo tra tutti fuga ogni dubbio sulla linea di pensiero predominante:

Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole. […] Se uno ha con un uomo relazioni sessuali come si hanno con una donna, tutti e due hanno commesso una cosa abominevole; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

Levitico

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Henri de Toulouse-Lautrec – A letto

Vi sono però alcuni passi, tra cui quelli sull’amicizia tra Davide e Gionata, in cui il verbo amare utilizzato indicherebbe anche l’amore erotico.
Insomma, dal momento che persino i testi sacri sono fornaci delle più disparate interpretazioni, ognuno nella propria intimità può scegliere quella che più l’aggrada.

Tornando rapidamente al tumulto dei giorni nostri si è visto come in America i tentativi di suicidio tra i giovani omosessuali siano diminuiti da quando sono stati legalizzati i matrimoni gay.

Secondo studi e statistiche, la legalizzazione dei matrimoni e il riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali avrebbe reso i fragili adolescenti più fiduciosi verso il futuro e più tutelati da episodi di bullismo e discriminazione.
Altre riflessioni portano a considerare l’alta percentuale di suicidi come lo sfogo di un malessere profondo, non direttamente collegato quindi all’omofobia. È stato dimostrato come anche in Paesi tolleranti verso l’omosessualità, i membri siano comunque più esposti a disturbi psichiatrici quali disturbi dell’umore, ansia e tendenze suicide.
Una ricerca condotta in Danimarca, noto paese gay-friendly, ha dimostrato che il tasso di suicidio all’interno di una coppia omosessuale sia ben otto volte superiore a quello di un’unione eterosessuale.
Sarebbe quindi una causa endogena a provocare tanto malessere? Quanto incide l’omofobia in tutto ciò? Probabilmente dati puramente statistici non ci aiuteranno a capire.

E se fosse tutta una questione di hashtag? Se il nostro modo di etichettare qualsiasi aspetto della vita inducesse a ghettizzare le persone entro certi limiti?

Per una volta, comunque, almeno abbiamo letto una buona notizia.

Mariachiara Manzone per MIfacciodiCultura

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