Marco Schifano e il suo diorama tropicale in mostra a Milano

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Marco Schifano e il suo diorama tropicale in mostra a Milano

Le spose di Max (2016), stampa su carta baritata montata su alluminio

Emergono dall’oblio le immagini di Marco Schifano, minuziosamente costruite, quasi assemblate nelle profondità dell’oceano ed esposte allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano fino al 24 marzo.

Osservando i progetti in esposizione, Ballet e Le spose di Max, emerge un concetto visivo illusorio, una combinazione eterogenea di varie discipline, dalla botanica alla zoologia: le opere sono dense di armonia, di surrealismo e splendore plateale. Schifano ci presenta un connubio intrigante che parla di arte e scienza: contrappone visivamente un concetto minimalistico e pulito dello spazio con soggetti organici dalle forme intricate e complesse.

Le maschere delle spose chimeriche di Schifano sono fatte di fiori e piume recise, curiosità tropicali la cui bellezza è destinata a svanire divorata dal tempo. Reciso è anche il busto delle spose dalle costole sporgenti: la bellezza sfiorisce, i sensi dell’olfatto e della vista, ora vivi e pulsanti, si spegneranno, la transitorietà è padrona di tutte le cose.
Il tempo e lo spazio sembrano essere pilastri portanti di molte opere di Schifano, ma anche qui è presente una curiosa instabilità. Come in un sogno, i parametri spaziali sono confusi e alterati, le spose sono soggetti disorientanti, il tempo come lo spazio, è un concetto astratto e illusorio, la flora oggi rigogliosa domani appassirà.
C’è un riferimento sottile alle maschere tradizionali africane, le quali detengono un valore spirituale, metaforico e religioso. Coprono il volto, sono stilizzate e caratterizzate da assenza di realismo, il loro scopo è la rappresentazione dello spirito più che l’apparenza esteriore.

Ballet (2016), stampa su carta baritata montata su alluminio

Le sposte di Max hanno una forte valenza estetica ma allo stesso tempo un che di mistico, di antico rituale e cerimoniale. Sono imponenti, intimidiscono e incantano. Nelle Spose di Max il corpo femminile è uno stabile manichino, portatore neutrale di un messaggio, un intermediario e un mezzo comunicativo.
La donna sin dall’antichità è simbolo di bellezza, fertilità e prosperità, qualità celebrate e destinate ad avvizzire: non c’è debolezza o indecisione nella loro postura, sono solide e compatte.
Svestiti da sensualità ed erotismo i manichini sfoggiano le maschere di Marco Schifano con maestosità e spirito carnevalesco, i fiori e le piume sono lucenti e si circondano di un’aura lussuosa e sontuosa.

L’artista ha creato delle immagini dal notevole impatto visivo che lasciano lo spettatore ammaliato, suscitando domande più che dare risposte.

Ballet è invece un assortimento di specie: l’artista è ricercatore e collezionista di colori e forme, che dispone a suo piacimento su una tela nera; un lavoro sopraffino e seducente di paste-up.
Queste immagini sembrano seguire uno schema ricorrente, sfavillanti e surreali, la natura si mostra in una disposizione inesistente, ordinata e pulita, i pesci sono incastonati come gemme luccicanti in fondo al mare.

Le spose di Max (2016), stampa su carta baritata montata su alluminio

Un’artista teatrale, Marco Schifano, che scatta on-site e cattura la varietà della flora e fauna tropicale per poi decontestualizzarla e inserirla in una composizione costretta, forzata. Gli animali non possono sfuggire alla loro cornice, come in un acquario nuotano in tondo solcando le acque senza correnti della loro piccola decorata prigione. La fotografia è una struttura, ricca di dettagli di gran prestigio, non c’è fluidità o naturalezza nell’acqua che circonda i pesci, è ferma, piatta. Di queste immagini si sentono l’immobilità, lo stato di equilibrio, l’innaturale staticità e falso dinamismo. Schifano espone in vetrina un piccolo diorama tropicale, offrendo allo spettatore un’affascinante biodiversità.

Marco Schifano
Studio Giangaleazzo Visconti, Milano
Dal 24 novembre 2016 al 24 marzo 2017

Chiara Salvi per MIfacciodiCultura

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