Il Cioccolato, Firenze e la Toscana: un viaggio inedito raccontato da Marco Ferri

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Il Cioccolato, Firenze e la Toscana: un viaggio inedito raccontato da Marco Ferri

Nel contesto della Fiera del Cioccolato Artigianale, svoltasi a Firenze dal 10 al 19 febbraio 2017, il giornalista Marco Ferri ha presentato un saggio interessante e accattivante dal titolo Firenze e la cioccolata. Storia, cultura e piacere dai Medici al Duemila (Firenze, Angelo Pontecorboli Editore). Si tratta di un vero e proprio percorso storico-sensoriale all’insegna del cioccolato nella città del giglio, dalla sua scoperta e la conseguente diffusione nel Vecchio Continente grazie alla scoperta dell’America, fino a oggi. Il saggio, tuttavia, non vuole essere semplicemente storico-nozionistico, ma offre anche interessanti spunti di cultura popolare, mostrando come la bevanda sudamericana fosse molto apprezzata in città, assurgendo anche a inaspettato simbolo di quella cultura e di quel sapere che da sempre contraddistinguono il capoluogo toscano.  

Ferri è un uomo di cultura a tutto tondo, poiché si è occupato anche di altre discipline come musica e archivistica. Laureato in storia contemporanea, egli è giornalista ed è stato responsabile comunicazione degli Uffizi e del Polo museale fiorentino. Ha inoltre curato eventi di musica jazz, dibattiti nel contesto della manifestazione “Incontri al caffè” presso Marina di Pietrasanta ed è fondatore della rivista di studi medicei Medicea. È opportuno dedicare qualche riflessione sul libro e sui suoi contenuti, fosse soltanto per presentare un aspetto meno noto ma sempre interessante di Firenze. A mio giudizio Ferri ci presenta un Grand Tour decisamente sui generis. Se i ricchi viaggiatori europei si recavano in Italia per ammirarne le bellezze (e qualcuno anche esprimere inveterati pregiudizi), l’oggetto insolito del libro non è un diario, ma una genere voluttuario. Scopriamo che Firenze non è soltanto rappresentata nel mondo da Machiavelli e dalla sua controversa ricezione o dai Medici e dai loro infiniti e lunghi conflitti con la città, ma anche dal cioccolato, che suscitò controversie e discussioni che culminarono in trattati scritti pro o contro la bevanda, fino a Francesco Redi che unì il gelsomino e il cacao nel Settecento mandando in estasi la corte medicea.

Da toscano non sono soltanto contento che sia uscito un testo “alternativo” rispetto all’immagine tradizionale di Firenze, ma mi piace anche pensare che Ferri abbia scritto questo saggio per riaffermare la vocazione internazionale della città e della Toscana. In un’epoca in cui leader sovranisti e xenofobi riscuotono un immenso consenso politico, Firenze si conferma una città aperta, che trae inaspettato beneficio anche da una bevanda insospettabile come il cioccolato. D’altra parte la Toscana ha sempre rappresentato una terra aperta e fieramente internazionale.

Livorno, la più importante città portuale della regione, è multiconfessionale, multirazziale e multiculturale, oltre che ad aver goduto di uno statuto speciale sotto i Medici e ad aver tenuto a battesimo il PCI nel 1921. Pisa è stata un ex repubblicana marinara, dove ancora oggi si respira il glorioso passato marinaresco, nonché sede di importanti istituzioni del sapere, come l’università, il Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore.

Ogni città della Toscana, anche la più piccola, ha fatto dell’accoglienza e del turismo la sua vocazione privilegiata, dimenticando le contingenze presenti. Il cioccolato, a mio giudizio, offre un itinerario innovativo per Firenze, ma, al tempo stesso, permette anche di scoprire anche una regione aperta e sempre aperta a nuove sfide.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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