Sperimentazione e consapevolezza: una mostra celebra Mario Nigro a cent’anni dalla sua nascita

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Sperimentazione e consapevolezza: una mostra celebra Mario Nigro a cent’anni dalla sua nascita

La Galleria Invernizzi di Milano ospita una mostra personale di Mario Nigro (Pistoia 1917 – Livorno 1992) in occasione del centenario della sua nascita. Nell’esposizione – in collaborazione con l’Archivio Mario Nigro – il visitatore viene accompagnato nell’articolazione lessicale dei suoi lavori.

Nella sinergia tra spazio e ritmo si ripercorrono gli anni del suo esordio astrattista sino alla personalizzazione della sua ricerca, e cioè fino alla rappresentazione della “concreta drammaticità dell’esistenza“. L’esposizione completa, articolata su due livelli, è strutturata per determinare con efficacia la progressiva consapevolezza dell’artista,  appunto a partire dai primi esperimenti astrattisti sino all’evoluzione del supporto bidimensionale che viene superato dalla spazialità contingente delle sale della Biennale.
Il percorso che si vuole instaurare con l’osservatore è quello di guida tra le opere che vanno dal suo Ritmo verticale del 1948 alla serie che l’artista dedicò allo Spazio Totale, fino alle opere esposte alla XXXIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1968. 

Nigro, durante i suoi primi anni di attività, elabora il superamento delle sperimentazioni artistiche precedenti. Attraverso un’astrazione di matrice neo-costruttivista rivisita in modo radicale le sperimentazioni non figurative – opponendosi sia all’ideologia politica dell’arte “impegnata” che alla protesta informale dei linguaggi affini all’Action Painting – definendo fin da subito il suo apporto innovativo in quegli anni e nel panorama internazionale.

Il percorso artistico di Nigro conosce un periodo di incubazione che verrà elaborato grazie ad un avvenimento chiave: la visita (da esterno) alla XXIV Biennale di Venezia, quando l’ascesa verso la sua definizione del “non oggettivo” non era completa e dove poté ammirare artisti come Mirò e Klee. Lui stesso dichiarerà: «Durai parecchio in questa fase di incertezza senza informazioni, anche perché le mostre che vedevo erano tutte cose figurative». [1]
Già dal 1948 si delinea la sua specifica declinazione con Ritmo Verticale, esposta in questa mostra e in cui le strutture primarie si identificano in una linea che serpeggia la tela dal basso verso l’alto e, nelle campiture addossate ad essa. La tessitura inizia a moltiplicarsi un anno dopo, tramite le analisi lucide delle strutture primarie e definendo i dettami della sua arte. L’arte astratta «(…) non rappresenta un semplice movimento di transizione (…) ma è una decisiva conquista per cui il mondo dell’artista viene espresso all’infuori dei legami tradizionalmente figurativi». [2] Un passo in avanti, verso la consapevolezza dell’artista, viene compiuto con Pannello a Scacchi e i Senza Titolo, anch’essi presenti nella mostra e che preludono ai lavori successivi in cui le trame inizieranno a subire un’ulteriore riduzione della tavolozza cromatica e un intensificarsi di direzioni e figure.

Nigro si avvicinerà sempre più all’annullamento dell’effetto centralizzatore del dipinto; vengono accavallati i piani, i punti visuali e le sfaccettate gerarchiche spaziali per aprirsi ad una nuova espressione.

Lo spettatore sarà accompagnato verso l’espansione della realtà “non oggettiva” grazie ad uno sfondo tonale delle tele che diventerà progressivamente un tutt’uno con le griglie (sovrapposte in precedenza ad uno sfondo ben distinto). Si creano così i presupposti della fusione dei reticoli verso quelle che saranno le esperienze dello Spazio totale, a soli cinque anni dall’inizio della sua ricerca sull’arte astratta.

L’esplosione drammatica è alle porte. Nel 1956, quando l’Ungheria viene invasa dalle armate russe, crollano le certezze dell’artista che si sente colpito nel profondo e trasforma, per risposta, la sua arte in perdita del controllo. Viene invaso dall’affanno del suo tempo che entra violentemente nel suo lessico artistico. Si percepisce l’inquietudine ne l’Incontro drammatico e Tensioni drammatiche, titoli che mettono in rilievo la disgregazione delle spazialità. Il dramma padroneggia i reticoli in cui lo sguardo è ingabbiato e le possibilità di fuga – dell’uomo dal contesto storico in cui si trova, così come delle trame dalla bidimensionalità – travalicano verso sperimentazioni percettive su tre dimensioni. 

Le opere allestite nel 1968 alla XXXIV Esposizione della Biennale d’Arte di Venezia, rappresentano la personificazione della drammaticità dell’esistenza che non può più contenersi ed esser controllata tramite un unico piano ma deve arrendersi al tutto, allo spazio totale.

Mario Nigro – Dal Ritmo verticale al Tempo totale
Galleria Invernizzi, Milano
Catalogo con saggio di Luca Massimo Barbero
Dal 23 febbraio al 21 aprile 2017

[1] Mario Nigro, scritto autobiografico, 1986 ca (Archivio Mario Nigro, Milano) in Germano Celant, op. cit.,2009,p.54

[2] Mario Nigro, in Pitture e guazzi di Mario Nigro (Circolo della Casa della Cultura, Livorno), catalogo della mostra, Tip. O. Debatte & F, Livorno, 1954, s.i.p.

Simona La Neve per MIfacciodiCultura

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