Sinibaldo Scorza: il poeta della pittura in mostra a Genova

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Sinibaldo Scorza: il poeta della pittura in mostra a Genova

S. Scorza, Albero con grande pavone e altri uccelli

È stata inaugurata lo scorso 10 febbraio a Genova, presso Palazzo della Meridiana, la prima mostra monografica del pittore genovese di inizio Seicento Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 – Genova 1631). Sinibaldo Scorza. Favole all’alba del Barocco oltre a sancire l’importanza della sua attività artistica, mediante un doveroso risarcimento critico, rappresenta un particolare spaccato della società in cui opera. L’humus sociale ed economico si rispecchia nelle novità in ambito pittorico, con la comparsa della pittura di genere, dovuta all’influenza esercitata dai fiamminghi presenti in città: fu proprio nei primi anni del secolo che se ne registrarono ne “La Superba” Repubblica di Genova i primi arrivi (Pieter Paul Rubens 1604/1605 – Antoon van Dyck 1621). La mostra permette di riscoprire l’operato di un artista già considerato celeberrimo nel 1631, come definito dalla lapide posta sulla sua tomba, e ribadito nel 1768 da Carlo Giuseppe Ratti nel suo Le vite de pittori, scultori et architetti genovesi ricordandolo per la sua «particolare eccellenza nel dipingere paesi, ed animali d’ogni specie» (documento presente in mostra). Inoltre, proseguendo coerentemente con il lavoro portato avanti a Palazzo della Meridiana, punta a sottolineare il valore del collezionismo, in quanto accanto ad importanti prestiti da parte di enti museali (tra cui: Palazzo Spinola di Genova, Palazzo Venezia di Roma e l’Accademia Carrara di Bergamo), spiccano opere appartenenti ai diretti eredi dell’artista e ad alcune famiglie private, messe a disposizione del pubblico per l’occasione. Durante le ricerche effettuate dalla curatrice Anna Orlando (esperta di pittura genovese e fiamminga), coadiuvata da un team di collaboratori qualificati, è stato rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Genova un importante documento, che registra l’inventario delle opere conservate in casa dell’artista al momento della morte (risulta un quantitativo considerevolmente maggiore di titoli rispetto a le opere ad oggi conosciute). Infine grazie agli studi effettuati è stata delineata e ricostruita la figura artistica del nipote Gio. Battista Sinibaldo Scorza, il quale ricopia lo zio, risentendo però fortemente dell’influsso barocco.

Sinibaldo Scorza, aristocratico discendente dai nobili Fieschi di Lavagna, si formò a Genova a partire dal 1604 presso la casa-atelier di Giovanni Battista Paggi. L’apprendistato svolto in tale rinomata bottega, sino al 1613, gli consentirà di entrare in contatto con importanti stampe e numerose opere dei maestri nordici, conservate nelle quadrerie genovesi, e gli garantirà un facile accesso all’ampia selezione di volumi presenti nella biblioteca del maestro, arricchendo in tal modo anche la sua cultura in ambito letterario. Grazie alla fama crescente, che lo portò ad essere conosciuto nelle sfere più alte della società del suo tempo ed apprezzato dai maggiori collezionisti, dal 1619 al 1625 svolse il ruolo di pittore di corte a Torino sotto il Duca di Savoia Carlo Emanuele I. Dopo lo scoppio della guerra tra i Savoia e la Repubblica di Genova, accusato di tradimento, trascorse il suo esilio (1625-1627) tra Massa e Roma, acquisendo nuove conoscenze dell’arte antica e moderna, sperimentando visioni urbane a lui poco familiari e giungendo alla piena maturità artistica. Nel 1627 rientrò a Genova dove riprese a concentrarsi sui suoi temi più cari: disegni di animali e di paesaggi naturali (nei quali è sempre riconoscibile la campagna ligure-piemontese) e raffigurazioni di storie mitologiche. Nel 1631, all’età di 41 anni, morì a causa di una grave febbre.

S. Scorza, Paesaggio innevato con figure nei pressi di un borgo

Sinibaldo è cronologicamente collocato all’alba del Barocco, non solo per motivi generazionali, ma per una sua consapevole scelta di campo (è possibile in mostra, attraverso una serie di paragoni con artisti appartenenti alla corrente pittorica successiva, notare la sua impermeabilità all’arte barocca). La sua abilità pittorica affonda le radici nello studio dei pittori fiamminghi, come già anticipato, e si consolida con l’incontro a Roma dei cosiddetti Bamboccianti, artisti che seguiranno la scia del pittore olandese Pieter van Laer (detto Il Bamboccio per la sua deformazione fisica), specializzato nella rappresentazione della vita quotidiana. Grazie all’avanzata della pittura di genere, che sancisce la possibilità di rappresentare animali in maniera autonoma, ed al particolare clima aristocratico genovese, predisposto ad accogliere questa nuova cultura, Scorza ebbe l’opportunità di contraddistinguersi per la capacità indiscussa nel rappresentare piante ed animali di ogni tipologia, basandosi sull’esperienza diretta in alcuni casi (serragli), su stampe in altri e dando sfogo alla fantasia. Non a caso in un recente articolo pubblicato su La Lettura viene definito «il ritrattista degli animali».

S. Scorza, Pastorello che suona il flauto

La mostra si articola in cinque sezioni tematiche ben distinte tra loro, anche mediante un forte stacco cromatico sfruttato nell’allestimento. Ognuno dei temi è introdotto da un chiaro e completo testo, nel quale sono evidenziati in grassetto i punti chiave. Le opere esposte sono circa un centinaio e parallelamente ai lavori di Scorza si trovano numerosi capolavori di artisti a lui contemporanei, per inserire il tutto in un contesto ben delineato. La volontà della curatrice di rendere il percorso espositivo il più possibile parlante risulta noto sin da subito, nella prima sala viene infatti scandita con precisione la situazione culturale e geografica, mediante l’ausilio di documenti originali tra cui: la Cartina del Regno di Genova e quella del Borgo di Voltaggio. Nonostante i temi trattati siano tutti ben distinguibili, è riconoscibile nella ‘poesia’ il fil rouge che lega le varie sale; ed è proprio la Orlando, che durante una visita guidata alla mostra, apostrofa Scorza come un “poeta della pittura”, definizione che lo inquadra, sintetizzando la sua abilità nel mescolare reale e fantastico con particolare maestria. La poesia che scaturisce dai suoi dipinti e dai suoi disegni fu una costante che lo accompagnò per tutta la vita. Sinibaldo, estimatore della poesia, ebbe tra i suoi maggiori acquirenti poeti. Il napoletano Giovan Battista Marino inserì nel suo poema La Galeria tre madrigali ispirati ad alcune sue opere. Per finire tra i temi a cui fu più legato l’artista spicca il mito di Orfeo, il cantore in grado di ammaliare con la sua lira l’uomo e la natura. Chi meglio di Orfeo avrebbe potuto appagare il desiderio artistico di Sinibaldo Scorza, fornendogli la possibilità di decantare le sue doti orchestrando in un unico tableau vivant poesia, mito, natura ed animali?

Sinibaldo Scorza. Favole e natura all’alba del Barocco
A cura di Anna Orlando
Palazzo della Meridiana, Genova
Dal 10 febbraio al 4 giugno 2017

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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