La Collezione Iannaccone: nuova figurazione e racconto del sé in Italia tra 1920 e 1945

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La Collezione Iannaccone: nuova figurazione e racconto del sé in Italia tra 1920 e 1945

Francesco Menzio – Ritratto di giovane (1929)

La Triennale di Milano al momento ospita una serie di mostre davvero interessanti, alcune ad ingresso libero: una di queste, fino al 19 marzo, è Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto di sé, con una selezione di 98 opere dalla Collezione Iannaccone.

L’avvocato Giuseppe Iannaccone, nato ad Avellino nel 1955, ha iniziato a collezionare opere d’arte a partire dagli anni ’90, in seguito al suo trasferimento a Milano, alla laurea in giurisprudenza e alla fondazione del suo studio legale in Corso Giacomo Matteotti. Attualmente la Collezione Iannaccone è la più vasta e coerente collezione privata di arte italiana tra le due guerre, alla quale si affianca una altrettanto vasta collezione di arte contemporanea che comprende, tra gli altri, Shirin Neshat, Os Gêmeos, Marc Quinn e Imran Qureshi.

La selezione di opere ospitata alla Triennale di Milano, accompagnata da un ciclo di incontri, si innesta tra due estremi cronologici cruciali per l’arte italiana, il 1920 e il 1945. Altrettanto cruciali sono le scelte artistiche e politiche degli autori di queste opere, controcorrente rispetto alla celebrazione aulica e al ritorno all’ordine di Novecento, movimento artistico coordinato dalla Sarfatti. A fare da collante tra gli artisti presenti è il bisogno di esprimere un’individualità e di andare oltre la pittura accademica ufficiale, l’inquietudine del periodo storico, ma anche una ricerca di evasione, di leggerezza e di intimità quotidiana. L’indagine sull’uomo è affiancata da una riflessione sulla città, che è luogo di incontro, ma anche di disorientamento e solitudine.

Quattro dipinti di Renato Birolli

Ad aprire cronologicamente l’esposizione, luminosa e spaziosa, è un olio su tela datato 1920, L’attesa di Ottone Rosai. In un’atmosfera metafisica si avverte in modo drammatico l’intensa tristezza del dopoguerra, perché il cessato allarme ha permesso solo in parte di tirare un sospiro di sollievo. Un uomo attende, aspetta qualcuno o qualcosa senza speranza e senza che possa godere della compagnia degli uomini che siedono al tavolo di fianco al suo, che pure siedono in silenzio, attendendo. A chiusura della Collezione Iannaccone, Alberto Zivieri con Il Postribolo, datato 1945: un uomo in divisa e quattro donne, la desolazione e la noia del mestiere, una risata trattenuta e una lampada sulle teste di due delle donne come un omaggio all’uovo della Pala Montefeltro di Piero della Francesca.

Tra i due estremi cronologici l’espressionismo della Scuola di via Cavour, il tonalismo dei Sei di Torino e del Chiarismo lombardo, il movimento artistico e intellettuale attorno al periodico Corrente.
Rilevanti nella Collezione Iannaccone le opere di Renato Birolli, del quale la mostra permette di conoscere l’evoluzione stilistica tra il 1931 e il 1939. Birolli è anche tra i primi artisti amati da Giuseppe Iannaccone, un pittore al quale il collezionista si sente particolarmente legato anche per la comune esperienza del trasferimento dalla propria città a Milano.

L’ho amato subito, Birolli, per la sua capacità di descrivere la realtà guardandola con le lenti dilatanti della poesia. […] Ovviamente io non so dipingere, ma posso vivere in simbiosi con Birolli, perché lui ha il mio stesso approccio al reale.

Renato Birolli – Tassì Rosso (1932)

La Collezione Iannaccone racconta al visitatore l’empatia tra artisti, opere e collezionista. Si percepisce quanto la Collezione Iannaccone non sia un accumulo di bei dipinti, il compimento di una mania nell’accaparrarsi il pezzo più in voga, il più desiderato: è una collezione che esprime l’emozione di fronte al prodigio dell’artista, della sua sensibilità nel descrivere le cose, nel cogliere gli aspetti più bui, sconcertanti e gioiosi che possono apparire banali, ma che racchiudono la poesia. Tra il 1920 e il 1945 non c’era solo il sollievo per la fine della guerra e la disillusione o le grandi speranze per il futuro, c’era anche la vita al di là dei propri pensieri e del tarlo della coscienza. Il cambiamento della città, l’incontro ridanciano tra amiche o frugale con una prostituta, un padre con il suo bambino, il gioco dei birilli.

Le opere accolte nella Collezione Iannaccone raccontano la vita degli italiani e i contatti diretti o indiretti con i movimenti artistici coevi nel resto d’Europa. Raccontano con inquietudine, con preoccupazione, con spontaneità e anche senza pudore. Gli artisti inseguono la propria solitudine, ma quando si incontrano discutono concitati della loro arte, che è nuova, esplosiva e distante dalla politica culturale fascista.
Il Caffeuccio di Emilio Vedova, potente come un detonatore, è una faccia della medaglia. Dall’altra c’è L’armadio di Arnaldo Badodi, con tutta la tenerezza che può suscitare il pensiero di un uomo che dipinge affascinato di fronte al guardaroba della propria amata.

Collezione Giuseppe Iannaccone.
Italia 1920-1945. Una nuova figurazione e il racconto del sé
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A cura di Alberto Salvadori e Rischa Paterlini
La Triennale di Milano
Dal 1° febbraio al 19 marzo 2017
Ingresso libero

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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