«Possedere, non essere posseduto»: d’Annunzio e l’eclettismo votato alla grandezza

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«Possedere, non essere posseduto»: d’Annunzio e l’eclettismo votato alla grandezza

pescara_dannunzio_005Gardone Riviera, 1° marzo 1938: muore Gabriele d’Annunzio, Principe di Montenevoso, scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista, nato a Pescara il 12 marzo 1863.
Simbolo del Decadentismo, chiamato anche Il Vate, lasciò un segno profondo nella letteratura italiana di fine ‘800 – inizio ‘900, per poi dedicarsi attivamente alla politica e influenzare fortemente gli eventi di quell’epoca, come ricorda la presa di Fiume.
Personalità rinomatamente eclettica, ancora oggi alla sua figura sono accostate varie leggende e dicerie, alcune vere e alcune false (si veda la storia della costola asportata), nate a causa della sua stranezza nei costumi e della sua continua ribellione a regole ed etichette, fattori che ne hanno mitizzato al massimo l’immagine.

Gli interessi di d’Annunzio furono molteplici. A ciascuno di essi egli si dedicò intensamente e completamente. Ognuno di noi ha familiarità con la sua poetica e la sua importanza letteraria, affrontate alle superiori: dal romanzo Il Piacere alla figura del superuomo, dalla volontà di inseguire un modello di uomo “alto” e superiore all’utilizzo di un linguaggio aulico e classicheggiante, figlio della poesia. Per poter, però, davvero sottolineare i tratti della personalità dannunziana, ci si deve rivolgere al luogo che più rispecchia questo poeta: il Vittoriale, la sua casa a Gardone Riviera. Già la scelta del nome rivela l’immagine che lo scrittore aveva di sé stesso. Un vate, un profeta che, richiamandosi agli antichi fasti romani, si eleggeva a modello per gli italiani. Una guida spirituale ed ideologica.

Vittoriale violinoL’impostazione stessa della tenuta, invece, è esempio del suo eclettismo: la presenza di un anfiteatro interno, affacciato sul lago, di una barca in mezzo al giardino (fatta smantellare e ricostruire appositamente). Sono tutti segni di interessi variegati, così diversi e disparati che, posizionati così nello stesso luogo, fianco a fianco, hanno anche un sapore un poco kitsch. Non meno particolare è la stessa casa, creata con un mix unico di elementi decorativi romani, greci, ma anche futuristici, moderni, affiancati da scelte architettoniche che non possono essere definite che strane. Scelte finalizzate solo ad accontentare i gusti di d’Annunzio.

Fa parte di questa categoria l’entrata, lasciata appositamente semibuia poiché una ferita di guerra l’aveva reso sensibile alla luce. Formata da un corridoio e due porte, una per i visitatori graditi e una per quelli sgraditi: nel primo caso d’Annunzio si presentava subito ad intrattenerli, nel secondo li lasciava ad aspettarlo anche per lungo tempo. A questo proposito, si racconta che una volta lasciò Mussolini in attesa per ore, prima di riceverlo (il Duce non aveva molto in simpatia il poeta, poiché quest’ultimo non lo considerava come modello totale per gli italiani, preferendo se stesso). Da sottolineare poi l’entrata per il suo studio, dove la porta era stata creata appositamente più bassa del normale, in modo che le persone dovessero inchinarsi per entrarvi, automaticamente inchinandosi anche a lui, che li attendeva all’interno.

Vittoriale studio
Lo studio

Ci sarebbero altre mille curiosità da aggiungere sul Vittoriale, che è, forse, davvero uno dei modi migliore per capire a fondo d’Annunzio. Gli arredi e i dettagli religiosi (benché agnostico, si interessava moltissimo alle religioni di ogni tipo: occultismo, panteismo, paganesimo, francescanesimo…), i memorabilia politici e di guerra, le scritte metaforiche su muri e soffitti, i mille vestiti e ritratti. Questi innumerevoli oggetti tracciano un’immagine tutto tondo di una figura affascinante, il cui solo studio di romanzi e poesie non consente di apprezzarne al massimo la grandezza.

L’immaginifica e corporale oratoria di D’Annunzio lo rendeva molto popolare tra gli italiani, rendendolo protagonista anche negli ambienti non solo letterari: egli era figura di costume, prototipo delle moderne celebrità. Per questo motivo venne a contatto con i più grandi pittori, musicisti e cineasti del suo tempo. Grande amante della musica, e soprattutto del violino (una parte del giardino a Gardone Riviera è a forma di violino), stimava e prediligeva Beethoven e Verdi, ma era anche attivo nelle produzioni contemporanee, tanto da scriver il testo di ‘A vucchella, capolavoro della canzone napoletana resa famosa in tutto il mondo da Enrico Caruso. Fu amico anche di Puccini e Toscanini, commentando così i movimenti di quest’ultimo nella direzione:

Guardatelo, guardategli la mano che tiene lo scettro. Il suo scettro è una bacchetta, leggera come una verga di sambuco; e solleva i grandi flutti dell’orchestra, sprigiona i grandi torrenti dell’armonia, apre le cateratte della grande fiumana, scava le forze dal profondo e le rapisce al sommo, frena i tumulti e li riduce in sussurri, fa la luce e l’ombra, fa il sereno e la tempesta, fa il lutto e il giubilo.

dannunzioDa sottolineare, infine, l’intensa attività dannunziana nella creazione di neologismi, primi fra tutti tramezzino, fusoliera, velivolo e folla oceanica, ma anche il termine Milite ignoto. Inoltre fu d’Annunzio a decidere che la parola automobile doveva essere femminile, cambiando poi, alla fine della Grande Guerra, anche l’articolo davanti al fiume Piave: se prima era conosciuto come la Piave, ora doveva essere il Piave, per celebrarne la potenza maschia con cui resistette al nemico, elevandolo anche a fiume sacro della Patria. Un’ultima curiosità: chi fu testimonial dell’Amaro Montenegro, dell’Amaretto di Saronno e coniò il nome Saiwa per l’azienda di biscotti? Di sicuro non si può dire che Gabriele d’Annunzio non fosse un uomo impegnato.

Eleonora Rustici MIfacciodiCultura

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