L’arte di Felice Casorati, tra realismo e magia

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felice-casoratiNel 1918 cinque diversi trattati di pace mettono fine ai conflitti della Prima Guerra Mondiale: mentre la popolazione mondiale cerca di riprendere in mano la propria quotidianità, l’arte avverte il bisogno di ritrovare un ordine ed un equilibrio che le avanguardie artistiche dell’ante-guerra avevano violato. È in questo quadro storico che si inserisce il realismo magico di Felice Casorati (Novara, 4 dicembre 1883 – Torino, 1° marzo 1963), pittore piemontese nato da una famiglia che aveva dato i natali a matematici e scienziati di fama: la scienza e la matematica influenzeranno la sua arte, tendenzialmente geometrica e priva di dinamismo, in cui però la poesia e l’elemento fantastico si inseriscono attraverso particolari, contorni, sfumature di colore.

Nel 1918 Felice Casorati è a Torino, città viva sotto l’aspetto culturale e artistico, ma velata da una sottile malinconia che si manifesta nel suo ordine e nella sua compostezza: qui nel 1922, l’artista decide di aprire una scuola di pittura per giovani artisti, un’esperienza assolutamente nuova e del tutto lontana dagli ambienti accademici.

Sogno del melograno, 1912
Sogno del melograno, 1912

La sua esperienza di insegnante è fondamentale per la sua formazione ed egli, infatti, è uno dei primi pittori del ‘900 a sentire il bisogno di raffigurare la quotidianità di chi vive la scuola: nasce così il dipinto Gli scolari, in cui la realtà scolastica ci appare nella sua semplicità e nella sua quotidiana bellezza. Nel dipinto gli studenti, uno dei quali è ritratto con la mano sul cuore, sono davanti ad un tavolo su cui è aperto un grande libro accanto ad un mappamondo; dietro di loro, sulla destra, una lavagna su cui col gesso sono state tracciate alcune forme geometriche: la scuola si rivela così nel suo atto più nobile, cioè quello di educare le nuove generazioni alla conoscenza del mondo e delle regole della natura che si celano dietro le formule matematiche.

Insieme alla matematica e alla scienza, la pittura di Casorati è influenzata da una grande passione a cui dedicò moltissimo tempo negli anni della gioventù: egli, come dichiarò in un’intervista, amava suonare il pianoforte e sognava di diventare un musicista. Egli stesso, in riferimento al suo legame con la musica, racconta:

La studiavo con perdizione, esaurendo, in pochi anni, le scarse risorse fisiche di cui il mio gracile organismo disponeva, così che verso i quindici anni fui pressoché abbattuto da una grave malattia nervosa.

A causa di questo esaurimento, i  medici gli impedirono di continuare a suonare il pianoforte: una scatola di colori, dono di suo padre come consolazione a quel drammatico distacco, segna l’inizio di un nuovo percorso artistico a cui dedicherà tutta la sua esistenza.

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Gli scolari, 1927-1928

La passione per la musica lascia segni nella sua esperienza di pittore: in un suo quadro del 1928, intitolato Beethoveen, uno spartito del grande musicista, posato su un sgabello, è sfiorato dalla mano di una bambina magra dallo sguardo serio: accanto a lei un dalmata con lo sguardo rivolto verso il basso, dietro di lei uno specchio e una chitarra appoggiata ad un muro. Una sequenza di elementi realistici, che apparentemente non rivelano nulla che vada oltre la banalità della quotidianità e che, invece, riescono a trasmetterci un senso di ordine, meraviglia e bellezza, dietro cui si celano storie che il pittore non ci rivela mai del tutto e che fanno riferimento a memorie e a ferite della sua stessa esistenza.

In questo modo Felice Casorati si inserisce nella corrente del realismo magico, distinguendosi per il carattere unico, regolare, geometrico, armonico che contraddistingue tutta la sua produzione, e lasciando a noi contemporanei i frutti di un’esperienza artistica centrale per il Novecento italiano.

Mariateresa Natuzzi per MIfacciodiCultura

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