Quello che le Iene non dicono sull’Unar e le “orge gay”

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Quello che le Iene non dicono sull’Unar e le “orge gay”

UnarChe i servizi de Le Iene su Italia Uno amino creare scandalo è cosa nota a tutti: dal “prete pomicione” ai vari, sempreverdi, servizi sulla droga, questa volta hanno deciso di indagare sull’Unar, e su come vengano spesi i soldi dei bandi indetti da questo. L’accusa – che in colpo solo ha fatto gioire di sinistra gioia Adinolfi, cantare vittoria le Sentinelle in piedi e regalato innumerevoli post a Matteo Salvini – è di

«orge gay finanziate con i soldi pubblici».

Edgar Allan Poe sosteneva che «fare sensazione, colpire le fantasie, per i nostri giornali è più importante che volere la verità». Ecco, possiamo tranquillamente affermare che questa lezione è stata presa particolarmente a cuore dagli inviati delle Iene, perché c’è qualche puntualizzazione da fare sul loro servizio sulle cosiddette “orge gay” andato in onda la scorsa domenica 19 febbraio.

UnarNel suddetto servizio l’imputato è niente meno che l’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, un organo istituito presso il Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2003 per garantire la parità di trattamento tra le persone e combattere le discriminazioni fondate sulla razza e l’origine etnica. L’ufficio, delegato sotto il governo Gentiloni a Maria Elena Boschi, oltre ad offrire molti servizi sul territorio come assistenza alle vittime nei tribunali, promuovere studi e ricerche e svolgere inchieste su fenomeni discriminatori, offre attraverso bandi concessioni di fondi a enti ed organizzazioni votate alla lotta contro la discriminazione. Nella lunga lista di associazioni affiliate, tra UnicefCroce Rossa e la Comunità di Sant’Egidio spunta anche il nome di Anddos, un’associazione nazionale nata nel 2012 con lo scopo di combattere le discriminazioni da orientamento sessuale, aggiudicataria di circa 55mila euro di fondi.

Ed è qui che entrano in gioco Le Iene: messe sulla pista da una soffiata anonima, come in un degno poliziesco, hanno iniziato ad indagare in quello che è stata presentato come lo smascheramento della lobby LGBT. Secondo la talpa all’’associazione Anddos sarebbero affiliati altri circoli in cui si svolgono attività a scopo di lucro a sfondo sessuale. Effettivamente, gli inviati della trasmissione sono andati in incognito in uno di questi circoli e, dopo essere entrati nelle dark rooms, hanno riportato che ai clienti dopo i massaggi vengono offerte prestazioni sessuali a pagamento. Il servizio è poi proseguito con un’intervista a Francesco Spano, fino a settimana scorsa il presidente dell’Unar, accusato non solo di aver finanziato “orge gay”, ma anche di essere iscritto all’associazione sotto inchiesta, innescando quindi l’accusa di conflitto d’interessi – mai provata, anche perché di questa fantomatica tessera d’iscrizione non c’è traccia.

UnarÈ qui che la macchina del fango, sapientemente innescata dal servizio de Le Iene, è entrata in funzione: guidata da condottieri come Giorgia Meloni e il sopracitato Adinolfi, la destra ultracattolica si è mossa al solo grido di chiudere l’Unar, considerato l’origine di tutti i mali e capo supremo della temuta cospirazione del gender, causando le dimissioni di Francesco Spano.

Quello che è stato (abilmente? Volutamente?) nascosto è il fatto che l’Unar con i fondi pubblici finanzia singoli progetti, non le associazioni in generale: i 55mila euro, non ancora erogati, sono infatti destinati al potenziamento dei Centri ascolto e antiviolenza, progetto in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma e l’associazione Wequal. Tutte queste perplessità si rafforzano ricordandosi che i circoli sotto indagine non sono minimamente finanziati dall’Unar, ma affiliati ad un associazione anch’essa affiliata: una sorta di cugini di secondo grado di una zia acquisita, ecco.

Certamente è bene che delle indagini vengano portate avanti perché se in Italia la prostituzione, di per sé, non è reato, il favoreggiamento a questa lo è, per cui, onde evitare altre spiacevoli vicende – legali o scandalistiche – Anddos dovrà sicuramente vagliare i vari circoli affiliati. D’altro canto, però, quello che emerge è come la vicenda sia stata strumentalizzata al fine di gettare fango sulle associazioni LGBT, come ha ben evidenziato Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay: non è un caso che i peggiori attacchi derivati da questa faccenda siano contro la comunità gay, innocentemente messa in croce da una banda di ultracattolici.

 

Margherita Scalisi per MIfacciodiCultura

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