Una vita dedicata all’uso raffinato delle parole: Mario Luzi

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Una vita dedicata all’uso raffinato delle parole: Mario Luzi

Oscillano le fronde, il cielo invoca

la luna. Un desiderio vivo spira

dall’ombra costellata, l’aria giuoca

sul prato. Quale presenza s’aggira?

Mario Luzi
Mario Luzi

Questi pochi versi ci trasportano in un’atmosfera rarefatta, in un tempo e in un luogo non precisato, nel quale il senso segreto della vita si dipana nella precarietà della conoscenza. Forse era proprio questo uno dei punti chiave di Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), celebre poeta e saggista ermetico del Novecento.

Mario Luzi trascorre la propria infanzia nel suo paese natale e qui vivrà fin quando non si trasferisce a Firenze dove si laurea in Letteratura francese. Il tempo trascorso nel capoluogo toscano lo mette in contatto con la redazione del giornale Frontespizio, per il quale lavorerà dal 1935. In seguito si trasferisce a Parma dove, oltre a insegnare in un liceo, collabora con Campo di Marte, rivista cardine dell’Ermetismo fiorentino. Una delle sue prime raccolte poetiche, Avvento notturno, pubblicata nel 1940, rappresenta infatti un manifesto di questa importante corrente letteraria novecentesca. L’uso raffinato della parola per Luzi, così come per autori quali Ungaretti, rappresenta un espediente efficace per colmare il vuoto di un’esistenza priva di certezze e significati. La poetica dell’autore toscano vede infatti, in questa prima fase, come temi predominanti il contrasto deciso tra il tempo e l’eternità, tra la vita del singolo e la vita del tutto. Lui stesso definisce i primi versi giovanili, pubblicati nella raccolta Barca, come «l’emozione di un primo contatto consapevole con la vita».

Gli anni della Seconda Guerra Mondiale rappresentano un altro momento importante per la poetica e la vita di Mario Luzi. La raccolta più significativa di questo periodo, Un brindisi, è stata definita dall’autore stesso come «una prefigurazione, tra allucinata e orgiastica, del dramma della guerra». Il poeta intende restituire rilievo alla campagna toscana e agli scenari delle varie città, cogliendo comunque nell’aspetto di “rovine incenerite” a causa del conflitto in corso. Allo stesso modo la raccolta pubblicata nel 1947, intitolata Quaderno Gotico, pone al centro il conflitto, ma non quello armato e politico, bensì quello dell’animo: l’amore, nei suoi turbamenti e nelle sue manifestazioni. I componimenti rivolti alla donna amata sono motivo di riflessione rivolta anche a considerazioni universali. L’innamorato, che si riflette nel poeta, ritiene che la donna rechi con sé il senso segreto della vita e la luce che la accompagna ne è una prova simbolica, soprattutto se associata alle tenebre che la circondano nella notte. Ciò che ci è concesso sperare è che il poeta raggiunga quella luce.

Nel primo dopoguerra la concezione ermetica fondata sull’individualismo entra in crisi, finché Luzi finisce per adottare non più un linguaggio oscuro bensì un altro più aperto e comunicativo. In particolare, nella raccolta Onore e vero l’autore si avvicina più al racconto di presenze comuni e oggetti concreti.

Gli anni Sessanta rappresentano l’ultima fase della poesia luziana. L’autore si confronta maggiormente con le manifestazioni della realtà contemporanea, definita come “la società del benessere”. Il suo fine è quello di rivelare e smascherare le numerose incongruenze che si notano solo guardando oltre i comuni entusiasmi e le illusioni che la società offre al popolo. Per Luzi quella del tempo è quindi un’esistenza arida, priva di certezze e di significati. Nel Magma è la raccolta simbolo di questo momento poetico.

E l’anima malata al punto che non solo

non ha pace

ma non vuole pace, non desidera niente

rifiuta il nutrimento, rifiuta la vita

Con Carlo Azeglio Ciampi
Con Carlo Azeglio Ciampi

Il monologo e le forme di dialogo sono usati come espedienti per rendere con drammaticità i contrasti e le vicissitudini prive di senso di una realtà lacerata e sconvolta. Mario Luzi allontana quindi i presupposti della sua formazione ermetica ma non rinuncia alla sua convinzione più importante: la poesia è la testimonianza di un vuoto profondo. Nel magma dimostra un differente rapporto tra il soggetto e la realtà, che in quegli anni assume le sembianze di una vita caotica e confusa, appunto “magmatica”.

Nel 2004 viene nominato Senatore a vita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, a dimostrazione dell’importanza ricoperta nella storia della letteratura e della cultura italiana.

Muore nel 2005: il suo pensiero e i suoi componimenti si sono rivelati tanto incisivi e moderni sia in passato che oggi, da consacrarlo come uno dei più rilevanti poeti del Novecento italiano.

Maddalena Baschirotto per MIfacciodiCultura

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