“The Devil” alla Galleria Carla Sozzani: la personificazione del male

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The Devil alla Galleria Carla Sozzani: la personificazione del male

Andres Serrano, El Gran Cabron, 2011
Andres Serrano, El Gran Cabron, 2011

Nel corso della Storia, l’uomo si è più volte interrogato sul concetto di male, con non poche difficoltà a causa della vaghezza di questo concetto. Non a caso esso è stato ed è ancora oggi, in varie parti del pianeta, associato per analogia metaforica al diavolo. Ed è proprio questa creatura bestiale a costituire il fulcro della mostra The Devil alla Galleria Carla Sozzani di Milano.

Curata dal grande critico d’Arte Demetrio Paparoni (classe 1954, è peraltro scrittore di numerose antologie monografiche su artisti contemporanei come Jean-Michel Basquiat e Keith Haring), consiste in un’esibizione di sei fotografie in una piccola stanza dai connotati claustrofobici, accompagnata da musica rock anni Settanta. Un’ambientazione che oltre che fare da cornice alle opere, entra nelle fotografie stesse rafforzandone la struttura di significato.

La prima che si nota entrando nella galleria è Devil (2016) di Wang Guangyi (Harbin, 1957), artista cinese molto conosciuto nella scena contemporanea locale e venuto alla ribalta a livello mondiale verso la fine degli Anni Ottanta. Come in altre sue opere, che si rifanno decisamente alla Pop Art statunitense, attinge direttamente alla propria cultura nazionale raffigurando un demone nella forma di un fantasma. Infatti, per retaggio della spiritualità buddista diffusa in Asia orientale, il diavolo è qui concepito da secoli come un qualcosa di oscuro, incerto e impossibile da vedere e comprendere: un fantasma.

Si passa poi a una foto che risulta un fermo immagine del film realizzato per il MoMA Imponderable (2015-2016) del padre della Video Art Tony Oursler (New York, 1957), che costituisce l’immagine di copertina di questo articolo. In questo fotogramma si vede un diavolo che risulta la personificazione del modernismo, con tonalità di rosso e blu che rimandano al flusso elettrico degli strumenti elettronici e multimediali simbolo della società di massa. Società di massa in cui le informazioni e le immagini possono essere manipolate, in una sorta di inferno moderno.

Paul Solberg, What I've Become, 2016
Paul Solberg, What I’ve Become, 2016

L’opera che successivamente balza all’occhio è El Gran cabrón (2011) di Andres Serrano (New York, 1950). Artista di origini ispaniche, è conosciuto per il suo uso sapiente della fotografia per convogliare messaggi molto profondi sul legame tra sacro e profano con soluzioni estetiche molto realistiche e violente. In questo caso si ha la testa del diavolo illuminata da dietro, mostrando così una semplice sagoma con pochi tratti riconoscibili (le corna, le orecchie da capra e la peluria): si convoglia in questo modo il senso di ineffabilità che sta dietro il male.

Simile a questa foto risulta il diavolo di Paul Solberg (Minnesota, 1969), What I’ve Become (2016), in cui con posa scultorea si vede una figura antropomorfa abbastanza riconoscibile, ma di spalle e con le corna. La sfumatura di significato che si coglie dunque da tale opera afferisce alla pervasività del “male” nella dimensione umana, associandolo alla paura e a come tramite questa il male possa manifestarsi con la coercizione del potere.

Si hanno infine due quadretti più piccoli: uno alquanto grottesco con due diavoletti beffardi che raffigurano il concetto dell’inganno, I diavoli di Kate Bush (1993) del fotografo dei più grandi miti della musica Guido Harari (Il Cairo, 1952); l’altro del controverso scultore e fotografo Morten Viskum (Helsingfors, 1965), intitolato Blind Devil (2016), dove vediamo lo stesso artista fotografato travestito da diavolo e bendato a significare la casualità e banalità del male che può colpire o essere causato anche dall’uomo comune.

Perché il male, al di là della sua ineffabilità, purtroppo è più banale di quanto si possa pensare.

The Devil
A cura di Demetrio Paparoni
Galleria Carla Sozzani, Milano
Dal 16 febbraio al 26 marzo 2017

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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