Oscar 2017: Asghar Farhadi boicotta la cerimonia in protesta contro Trump

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Oscar 2017: Asghar Farhadi boicotta la cerimonia in protesta contro Trump

Asghar Farhadi
Il cliente

Il cliente, film del regista e sceneggiatore iraniano Asghar Farhadi, si è appena aggiudicato l’Oscar come miglior film straniero durante la cerimonia tenutasi al Dolby Theatre di Los Angeles. Farhadi tuttavia, come già aveva dichiarato in precedenza, non si è presentato per ritirare la statuetta a causa della sua forte opposizione nei confronti del decreto anti-immigrazione promosso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Anche se il bando è stato sospeso e non è al momento in vigore, Farhadi ha lasciato a una lettera il compito di riportare per intero le motivazioni della sua assenza: tra le questioni principali, uno dei punti fondamentali apparsi come evidenti nel messaggio del regista iraniano è il richiamo all’empatia e al rispetto, principi che si ritrovano in netto contrasto con il decreto di Trump, definito come una proposta di legge disumana.

Non è la prima volta che la cerimonia degli Oscar viene boicottata da alcuni dei suoi protagonisti: il caso più famoso e ricordato è sicuramente quello della 45esima edizione dei premi cinematografici dell’Academy nel 1973, durante la quale Marlon Brando rifiutò la statuetta come miglior attore protagonista per la sua memorabile interpretazione di Vito Corleone ne Il padrino. Al suo posto sul palco si presentò infatti Sacheen Littlefeather, attrice e attivista per i diritti civili dei nativi americani, che attraverso il suo discorso cercò di porre sotto i riflettori il trattamento negativo subito dagli stessi da parte dell’industria televisiva e cinematografica.

L’operato di Donald Trump ha ricevuto molte critiche da parte dell’industria dello spettacolo, e non solo da personalità come Asghar Farhadi che, essendo originario dell’Iran, si ritrova direttamente coinvolto nel muslim ban. L’attrice Meryl Streep, ad esempio, durante l’assegnazione del premio alla carriera ai Golden Globe, nel suo discorso di ringraziamento ha cercato di far emergere un richiamo esplicito nei confronti di alcuni episodi che hanno avuto come protagonista il presidente neoeletto, proponendo come punto chiave del suo messaggio che la violenza, in qualunque sua forma, porta sempre con sé il rischio di generare altra violenza.

Day without immigrants

Sicuramente, la netta opposizione del Presidente degli Stati Uniti nei confronti dell’immigrazione appare come uno degli aspetti più controversi della sua proposta politica sino ad ora adottata. Molte sono state infatti le proteste che hanno accompagnato questo primo mese di lavoro per Donald Trump, come ad esempio il Day without immigrants, il giorno senza immigrati che, nella giornata del 17 febbraio, ha visto centinaia di lavoratori di origine non statunitense scioperare e protestare.

L’interrogativo fondamentale che al momento rimane senza risposta è se questo tipo di atti e rimostranze possano risultare effettivamente utili nel far cambiare direzione al Presidente degli Stati Uniti. Se questo, forse, è difficilmente perseguibile, a causa del grande consenso che Donald Trump è riuscito a ottenere soprattutto tra la classe media americana, ciò che sembra essere più auspicabile potrebbe essere invece una spinta maggiore da parte dei prodotti dell’industria dello spettacolo verso un contenuto che non si basi su divisioni e stereotipi, ma su vicinanza, empatia e rispetto.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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