GelosaMente – La gelosia come legge. La Bibbia e l’istituto giuridico dell’ordalia

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GelosaMente – La gelosia come legge. La Bibbia e l’istituto giuridico dell’ordalia

Adultera Betsabea, Rembrandt, 1654

La gelosia è un sentimento antico come l’uomo, che essenzialmente scaturisce dalla rivendicazione del diritto di possesso di una persona su un’altra. Il ragionamento del geloso è il seguente: tu appartieni a me, dunque non ti voglio condividere con altri. Questa idea, nell’antichità (e non solo), rientrava nell’ambito della legge e definiva un crimine ben preciso: l’adulterio, ovvero la consumazione di un rapporto sessuale con qualcuno che non fosse il proprio coniuge. Il crimine poteva essere commesso ugualmente da un uomo o da una donna. Tuttavia, nella pratica, l’onta e le punizioni più gravi venivano riservate alle donne.

Nel diritto romano di età augustea il discrimine di genere è ben chiaro: l’uomo adultero andava incontro perlopiù a sanzioni pecuniarie; la donna, invece, era considerata meritevole di morte. Se colta in flagranza di reato dal padre, infatti, poteva essere immediatamente uccisa, insieme all’amante. Se invece a coglierla sul fatto era il marito, questi aveva il diritto di uccidere solo l’amante della moglie, poiché la donna apparteneva in prima istanza al proprio padre. Notiamo come la vita della donna fosse tutta scandita da un gioco di possessi e di gerarchie: essa apparteneva, nell’ordine, prima al padre e poi al marito, che sorvegliavano la sua condotta e potevano decidere il suo destino.

Anche nella Bibbia, l’adulterio è un crimine punibile per legge, declinato solitamente al femminile: gli attori del giudizio sulla donna sono sempre il marito e il padre.

13 Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con lei, la prende in odio, 14 le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo conto una fama cattiva, 15 il padre e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della giovane e li presenteranno agli anziani della città, alla porta. 18 Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno. 20 Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, 21 allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà.

(Bibbia C.E.I., Deuteronomio 22,13-21).

Da questo brano, emerge chiaramente come la dignità della donna avesse sì diritto alla tutela, ma non tanto per la difesa di lei come persona, quanto per rispetto verso la parola di suo padre, cui apparteneva.

Ma torniamo alla gelosia. Cosa succedeva se un marito, anche solo per sospetto e gelosia, dunque senza prove, accusasse la moglie di infedeltà? Per scoprirlo, occorre leggere questo brano dei Numeri:

14 qualora lo spirito di gelosia si impadronisca del marito e questi diventi geloso della moglie che si è contaminata oppure lo spirito di gelosia si impadronisca di lui e questi diventi geloso della moglie che non si è contaminata, 15 quell’uomo condurrà la moglie al sacerdote e porterà una offerta per lei: […] un’oblazione di gelosia, un’offerta commemorativa per ricordare una iniquità.

(Bibbia C.E.I, Numeri, 5, 11-15).

Dopo l’offerta, si procedeva a verificare se la moglie avesse veramente compiuto un adulterio o meno attraverso un’ordalia, ovvero il giudizio di Dio. Infatti, in mancanza di prove del tradimento, il sacerdote sottoponeva il caso direttamente a Dio, attraverso una prova rituale. In questo caso, si tratta della prova di ingestione dell’acqua amara, ovvero di una mescolanza di acqua santa e polvere: «il sacerdote prenderà acqua santa in un vaso di terra; prenderà anche polvere che è sul pavimento della Dimora e la metterà nell’acqua» (Bibbia C.E.I., Numeri, 5, 17). L’ordalia interpreta la sopravvivenza a questa prova come segno di innocenza; se invece l’accusato ne muore, o riporta danni irreversibili sul proprio corpo (in questo caso, sterilità e malattie al ventre), si ottiene una testimonianza della sua colpevolezza. Questa ordalia rientra nel genere di prove effettuate tramite pozioni velenose per dimostrare l’autenticità di un giuramento: qui la donna giura di essere innocente, e per provarlo deve bere il vaso di acqua amara, che in assenza di colpa non le recherà alcun danno.

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I dieci comandamenti

Ufficialmente, il ricorso a questo tipo di ordalia terminò durante il primo secolo dopo Cristo, quando il Rabbino Yohanan Ben Zakkai decise di eliminarla. Tuttavia, ufficiosamente, venne utilizzata ancora per molti secoli (cfr Daniel Friedmann, Diritto e morale nelle storie bibliche, pp. 37-38).

Il vero scarto ideologico sulla legge della gelosia e nel giudizio dell’adulterio (in particolare di quello femminile) fu quello formulato da Gesù Cristo nel celebre episodio raccontato dal Vangelo di Giovanni, in cui scribi e farisei gli domandano se debbano applicare la Legge di Mosè lapidando una donna colta in flagrante adulterio. La risposta di Gesù in difesa della donna è memorabile: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Sono parole che hanno il potere di allontanare e dissuadere gli uomini che erano pronti a giudicarla e ucciderla.

10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 (Bibbia C.E.I., Giovanni 8, 10-8, 11)

La parola di Cristo vinse dunque la pena di morte: attraverso il Nuovo Testamento, la legge dell’Antico Testamento sulla pena della lapidazione delle adultere fu superata. Il Messia cristiano, predicando nel nome della misericordia di Dio, ha dimostrato come l’amore possa vincere qualunque sentimento negativo, compresa la gelosia.

Un amore magnanimo, che sprona al perdono, eleva l’animo e fa impallidire leggi utilitarie come quella della gelosia, mostrando il loro immenso vuoto di senso.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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