Il problema del sacerdozio femminile – Care donne, nemmeno Maria era prete

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Il problema del sacerdozio femminile – Care donne, nemmeno Maria era prete

sacerdozio femminileIl 26 febbraio 1987 la chiesa anglicana vota a favore dell’ordinazione delle donne al sacerdozio. Dieci anni dopo, la Catholic Teologichal Society degli Stati Uniti ha votato, con 216 voti favorevoli e solo 10 contrari, un documento in cui si afferma che ci sarebbero seri dubbi sull’autorità della dottrina cattolica che nega di avere il potere di ordinare donne sacerdote, e sulle radici della tradizione del sacerdozio femminile.

In Messico, un’associazione di donne cattoliche ha proposto l’ordinazione di alcune donne, come forma di democratizzazione della Chiesa.

Ma qual è oggi, a vent’anni di distanza, la condizione della donna nella Chiesa?

Un cardinale, Giacomo Biffi, si è espresso dicendo

Ordinare sacerdoti donne? Sarebbe la stessa cosa che celebrare messa con la Coca Cola.

Ma l’attuale Papa sembra prevedere un’apertura anche in questo senso.

Nella ecclesiologia cattolica ci sono due dimensioni – dice Francesco – La dimensione petrina, che è quella degli apostoli e degli attuali vescovi, e la dimensione mariana, la dimensione femminile della Chiesa. Non esiste la Chiesta senza questa dimensione femminile.

In realtà la Chiesa rimane ancorata sulle posizioni che ha mantenuto per secoli, adducendo ragioni teologiche di tutto rispetto, e che, in quanto appartenenti a un mondo spirituale e di interpretazione, non risultano concretamente verificabili: infatti non si tratta di pensare che sarebbe un male vedere una donna nelle vesti del sacerdote, ma che semplicemente esistono formulazioni teologiche perché ciò non avvenga. Principi che Giovanni Paolo II ha voluto definitivamente stabilire con una lettera apostolica sull’ordinazione sacerdotale del 1994, in cui vengono elencate tutte le ragioni che la Chiesa porta come esempio da sempre.

Gesù ha scelto solo uomini come apostoli, e così hanno fatto tutti coloro venuti dopo nello scegliere i collaboratori che sarebbero loro succeduti.

Nemmeno Maria, madre di Dio, ha ricevuto la missione propria degli apostoli o il sacerdozio ministeriale: questo dovrebbe significare che la non ammissione delle donne all’ordinazione sacerdotale non può assolutamente voler dire una loro minore dignità né una discriminazione nei loro confronti ma la fedele osservanza a un disegno divino.

Potremmo rispondere che Gesù potrebbe aver agito in tal modo per seguire i costumi dell’epoca e la mentalità estremamente maschilista propria di quei tempi.
E invece no: Giovanni Paolo II ci ha già risposto che

chiamando solo uomini come suoi apostoli, Cristo ha agito in modo del tutto libero e sovrano. Pertanto, l’ipotesi che egli abbia chiamato come apostoli degli uomini, seguendo la mentalità diffusa ai suoi tempi, non corrisponde affatto al modo di agire del Cristo.

sacerdozio femminileE nel 1994 la questione era stata così chiusa: la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale.

Negli anni, molte altre ragioni, non solo teologiche ma anche biologiche, sono state addotte a favore della totale chiusura da parte del mondo ecclesiastico al sacerdozio femminile, soprattutto dovendo far fronte alle continue domande da parte dei fedeli che auspicano un atteggiamento diverso.

La conclusione alle tante richieste è basata sul fatto che nella teologia non si può fare riferimento alle aspettative umane, ma solo alla parola rivelata di Dio, quindi nemmeno l’odierno mondo religioso può essere libero di reinventare il sacerdozio secondo gli ideali attuali, che hanno visto l’emancipazione della donna e vorrebbero l’uguaglianza sostanziale tra i generi.

E soprattutto viene specificata un’altra fondamentale caratteristica: Gesù non si è fatto uomo, essere umano, senza sesso, ma come maschio, e dal momento che un sacerdote dovrebbe servire come immagine di Cristo, il suo genere di appartenenza risulterebbe essenziale per il suo ruolo.

Le donne che vorrebbero ricoprire ruoli meno marginali nella Chiesa sono accusate dai teologi di trascurare il fatto che il sesso ha sempre rappresentato una connotazione essenziale nelle pratiche religiose.

Nelle religioni cristiane e nel giudaismo la donna non poteva esercitare la funzione di sacerdote ed era considerata incapace di culto per diversi motivi: nei sacrifici l’abbattimento di animali richiedeva una costituzione fisica che la donna non poteva avere, e in ogni caso l’uccisione non era un’azione che le si addiceva; presso molti popoli inoltre la donna, durante le mestruazioni e dopo il parto, era ritenuta impura, pertanto incapace di purificare le anime dei fedeli.

sacerdozio femminileLa storia, l’esempio di Gesù, uomo che sceglie solo uomini, la costante prassi, sono i motivi per cui la Chiesa riesce ancora a mantenere una chiusura totale all’accesso delle donne a ruoli più rilevanti e non soltanto laici o monastici. La religione cristiana però ci insegna, come verità assolutamente fondamentale, la pari dignità personale tra uomo e donna, e la necessità di superare ogni discriminazione, ricordandoci però che dobbiamo sempre distinguere i diritti civili e umani di una persona e i diritti, i doveri e le funzioni che gli individui hanno all’interno dell’istituzione della Chiesa.

Papa Francesco auspica un nuovo dialogo sull’argomento, passando da strade traverse: il diaconato, primo grado dell’ordine sacro, seguito da sacerdozio e episcopato, tramite cui anche le donne potrebbero amministrare alcuni sacramenti ed essere a guida delle parrocchie.

La Chiesa, ambiente apparentemente immutabile, in cui è facile dimenticarsi delle discriminazioni, che però sono costanti, in cui non sono ancora riuscite ad arrivare le quote rosa, in cui una donna può fare la suora o essere semplicemente una brava cristiana, ma laica.

Non dobbiamo auspicare al cambiamento di una storia già scritta: nessuno ci dirà mai che Gesù in realtà era d’accordo sul sacerdozio femminile, ma anche nella Chiesa le donne dovrebbero combattere per la democrazia e l’uguaglianza, e non tanto per diventare sacerdoti, ma perché, in un’istituzione mondiale, dove «gli ultimi saranno i primi», tutti devono poter aspirare anche alle cariche più alte, indipendentemente dal sesso.

Jessica Freddi per MIfacciodiCultura

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