One Hour Photo – “Il sale della terra”: Wim Wenders racconta Salgado

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One Hour Photo – Il sale della terra: Wim Wenders racconta Salgado

One Hour Photo - Il sale della terra: Wim Wenders racconta SalgadoWim Wenders (regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco) legge per la prima volta il nome di Sebastião Salgado casualmente, scritto dietro a una fotografia. Ritrae un uomo nudo per metà, un lavoratore, su uno sfondo somigliante a un formicaio umano. La miniera di Serra Pelada è impressionante, niente lo dimostra più delle immagini di Salgado. Mai Wenders avrebbe immaginato che in questo modo potesse nascere Il sale della terra.

La foto, insieme a molte altre, tra cui quella di un’anziana donna cieca particolarmente degna di nota, spinge Wim Wenders a incontrare il fotografo. Così viene alla luce un documentario incredibile: un viaggio nella storia di Sebastião e nella vita delle migliaia di persone che anche solo per un attimo sono state soggetti del suo lavoro.

Sebastião Salgado non nasce come fotografo: la sua formazione è economica e statistica. Nei primi trent’anni della sua vita viaggia molto per lavoro, segue progetti di sviluppo che lo conducono più volte in Africa, dove si fa più profondo il suo interesse per il genere umano. Nel 1973, insieme alla moglie, decide di vendere tutto ciò che possiedono per acquistare costose apparecchiature fotografiche. La vita di Salgado diviene una ricerca instancabile dell’Uomo nelle sue forme più variegate.

I suoi lavori presentano sempre un tema preciso: per citare un paio di esempi, La mano dell’Uomo descrive il meccanismo della produzione in contesti diversi, con una particolare attenzione ai lavoratori; Other Americas racconta la vita nelle campagne dell’America Latina; In cammino documenta le grandi migrazioni e l’esodo di chi è costretto fuggire dal proprio paese. Ma c’è una costante: l’attenzione del fotografo è sempre rivolta verso gli ultimi, siano essi profughi, sfruttati, dimenticati, per una precisa motivazione: «le persone sono il Sale della Terra».

Le opere di Salgado permettono di entrare negli avvenimenti più drammatici della storia recente: il fotografo è in Ruanda durante gli scontri tra Hutu e Tutsi, è in Kuwait durante l’invasione di Saddam Hussein, in Iugoslavia durante la guerra di Milošević. La sofferenza è una sua insaziabile compagna di viaggio.

Le sue fotografie gridano. Raccontano tutta la crudeltà che può celarsi in un essere umano e Salgado è molto chiaro: «La nostra è una storia di guerra, una storia senza fine, una storia folle. L’uomo è un animale crudele». La macchina fotografica non è una campana di vetro, un fotografo non è mai indifferente a ciò che vede. La brutalità scoperta nelle azioni degli uomini lascia in Salgado un segno indelebile, sempre più profondo. L’esasperazione lo obbliga progressivamente a cambiare i suoi protagonisti.

One Hour Photo - Il sale della terra: Wim Wenders racconta SalgadoGenesi, il suo ultimo lavoro, lo dimostra: le fotografie ritraggono paesaggi incontaminati. La natura appare come la salvezza, un’Arcadia che può guarire qualsiasi ferita. Tuttavia le persone non svaniscono del tutto: davanti all’obbiettivo si fermano i volti degli ultimi appartenenti a tribù selvagge, che ancora vivono nelle foreste, senza alcun tipo di civiltà. Genesi vuole essere la ricerca della purezza che riporta all’origine del mondo.

Il Sale della Terra non è un documentario che si guarda a cuor leggero. Alcune immagini sono dure, dolorose, difficili, ma sempre accompagnate dal sincero rispetto che il fotografo prova nei confronti dei suoi soggetti. Un capolavoro che pone tante domande, comunque senza avere risposte. Un’opera specchio di una vita estremamente intensa, che certamente non può essere riassunta in una pagina, ma assaggiata almeno un poco sì.

Chiara Vitali per MIfacciodiCultura

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