I Grandi Classici – “Amore e Psiche”, da Apuleio la più moderna delle favole-soap

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…in quel quadro infinito dove Psiche e Cupido sorridono insieme, dove Psiche e Cupido governano insieme.

De Gregori, Un Guanto

Amore e Psiche, Bouguereau

Una forma di sintesi pressoché sublime a proposito di Amore e Psiche di Apuleio me la diede un giorno uno studioso, che in modo disarmante mi disse «in fondo, metà della letteratura seguente deriva da lì». Poi, dall’iperbole a me scatta la libera associazione e mi vien da pensare alle anime candide e scarsamente avvezze alla lettura che, ad esempio, trovano originale l’opera di Tolkien. Sta di fatto che, in effetti, la favola di Amore e Psiche, uno degli episodi contenuti nelle Metamorfosi (noto anche come L’asino d’oro) di Apuleio appunto, scritta nel II secolo d.C., probabilmente risale ad una tradizione orale di molto antecedente.

La storia narra di una passione tra Dei e umani, i primi rappresentati da Amore, o Eros, o Cupido che dir si voglia, e Psiche, ragazza mortale figlia di Re la cui bellezza può oscurare persino quella della dea Venere, madre di Cupido. La Dea, rosa come tutti gli Dei latini e greci da sentimenti alquanto umani, quale quello della gelosia, chiede al figlio di vendicare gli affronti subiti a causa della bellezza della ragazza (troveremo una situazione non dissimile in Biancaneve, nevvero?). Cupido con le sue frecce dovrebbe farla innamorare di un uomo orribile, ma sbaglia mira e colpisce se stesso, innamorandosi quindi di Psiche. Interviene a questo punto un Oracolo, che profetizza al Re un marito non umano ma mostruoso per la figlia, che viene abbandonata su una rupe: Cupido può così rapirla e farla sua, ma deve nascondere la cosa alla madre: per cui, non si svela né si fa vedere dalla ragazza, che conosce le gioie dell’amore fisico senza averlo mai visto in faccia.

Come in una soap, intervengono a questo punto divieti assortiti (avevamo già evocato la Bella e la Bestia, ma non manca nemmeno Barbablù), ricchezze spropositate, la gelosia delle sorelle (sposate ad uomini nobili e ricchissimi ma meno di un Dio, ça va sans dire), il tentato omicidio di Cupido da parte di Psiche, una serie di prove da superare e il pressoché inevitabile happy ending, con i due amanti che riescono alfine a convolare a giuste nozze, con Psiche che diventa immortale e Dea protettrice delle fanciulle.

Incisione raffigurante Lucio Apuleio

Per quanto pleonastico, diciamo che qualsiasi amore contrastato nasce quindi da qui più ancora che da quello di Elena e Paride: da Romeo e Giulietta a Renzo e Lucia, tutte le coppie son qui, persino Ridge e Brooke. Ma questa agile storia, che si trova con facilità editorialmente estrapolata dal corpo altrimenti gravoso delle Metamorfosi, contiene ben altro. Apuleio infatti mette l’accento su aspetti dell’animo umano che sembrano, a causa delle distanza temporale, quasi archetipici: se fin da Omero è nota la schiera di questi Dei fatti ad immagine e somiglianza degli uomini, colpiscono per l’attualità l’ostentazione delle ricchezze («Tutto in quel palazzo era di incalcolabile pregio: persino le mura – saldamente costruite con massi d’oro (…) ogni cosa rifletteva la magnificenza della casa») che evoca Donald Trump e le sue foto in posa con Melania e Barron (oppure il cardinal Bertone). Colpisce anche il maschilismo insito in molti passaggi, su cui spicca nel quarto capitolo quello in cui Psiche dapprima trema per la propria verginità, ma «in breve tempo come naturalmente succede, la nuova situazione – una volta diventata un’abitudine, finì per procurarle piacere»: in tempi in chi dobbiamo registrare le posizioni del ministro Lorenzin sull’aborto e quelle di diversi magistrati sugli stupri, troviamo almeno una giustificazione storico-letteraria a tanta insipienza.

Amore e Psiche nell’interpretazione di van Dyck

I capitoli 9 e 10 sono godibilissimi per come Apuleio, con uno stile peraltro agile, asciutto, didascalico nella misura in cui ciò è connaturato alla struttura del racconto degli autori latini, mette in campo esplicitamente i sentimenti virulenti di ingratitudine e, soprattutto, di invidia delle due sorelle di Psiche (le sorellastre di Cenerentola non sono poi così originali). Ma mentre si nota, sotto il profilo del maschilismo, anche una assai “terziaria” strumentalizzazione del sesso come modo per estorcere consensi al maschio (ancorché un Dio), con «baci molto convincenti», e di come in fondo l’essenza delle cose sia riconducibile al cibo (i banchetti abbondano nelle poche pagine dell’opera), alle ricchezze (un modo di mostrare il proprio affetto sono i regali opulenti, ben prima delle coscienze sporche dei genitori in carriera post-1980) e al sesso.

Svariati accenni a creature fantastiche (…), a mostri, trasformazioni e zoofilia (alquanto frequente nell’antichità) sono a corredo del racconto, dove possiamo riconoscere anche un accenno alla femminile sete di conoscenza della coppia biblica Adamo-Eva: il segno distintivo è ovviamente quello della dualità, declinata (è il caso di dirlo) non nel senso del doppio/antagonista e fondamentalmente nemmeno in quello Amore-Morte, bensì in quello Ragione e Sentimento.

Amore e Psiche – La favola dell’anima

Psiche, d’altronde, è un termine greco su cui rifletté già Platone e la cui accezione è estremamente ampia e variegata: volere, analizzare, avere cura, prender decisioni, giudicare bene e male, provar dolore e gioia, da cui derivano poi anche le nuances post-freudiane, mentre la traduzione più accettata è anima. Quindi, è chiaro il conflitto, esemplificato soprattutto dall’episodio sopra citato di Psiche che tenta di uccidere Cupido: vale a dire, l’anima, ma un’anima razionale, che tenta di “uccidere” l’amore-erotico-passionale-irrazionale.

Alla fine, fortunatamente, e in una sorta di happy ending finale e ideale, passione e razionalità giungono ad un compromesso, tanto che, pur non potendo contare solo sulle loro forze ma dovendo fruire anche di catalizzatori esterni, si uniscono: e dalla loro unione nasce una figlia, che non casualmente viene chiamata con un sinonimo superlativo del piacere, ovvero Voluttà.

Perché come dice il poeta, la vita è un quadro infinito, dove Psiche e Cupido governano insieme.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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