#EtinArcadiaEgo – Castelli medievali: meno letteratura, più umanità

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#EtinArcadiaEgo – Castelli medievali: meno letteratura, più umanità

Quando si parla di medioevo, la prima immagine che si ha è quella dei cavalieri con lunghe spade assaltare castelli imponenti, con mura elevate e torrioni inespugnabili. In realtà, tutto questo profuma molto di letteratura e molto poco di realtà storica: i castelli veri e propri erano in realtà molto di versi, e spesso non erano nemmeno castelli.

Carlo Magno

Da cosa nascono i castelli? Da dove viene questa necessità di costruire fortificazioni nell’alto medioevo, dove non esistevano nemmeno le città, almeno non nel senso che noi diamo al termine al giorno d’oggi. Per scoprire tutto questo bisogna fare un piccolo passo indietro.

Anno di Grazia 476: dopo 1229 anni dalla nascita (almeno tradizionale) di Roma, la città che conquistò il mondo, un barbaro si sedette sul trono degli imperatori d’Occidente. Odoacre, generale germanico, depose l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, e mandò all’Imperatore d’Oriente le insegne imperiali. La millenaria storia di Roma si concluse, per lasciar posto a un’altra epoca.

Le conseguenze nel tempo della fine dell’organizzazione imperiale furono molteplici, ma in generale si può notare come la popolazione (italiana ed europea) fuggì in massa dalle città in crisi per rifugiarsi nelle campagne, più tranquille e indipendenti.

Lungo tutto l’alto medioevo, si assiste a un numero spropositato di cambiamenti di potere, anche perché un vero potentato capace di mettere tutti d’accordo non esisteva. L’unico che riuscì a tenere a bada i suoi nobili per un po’ fu Carlo Magno, grazie alle conquiste territoriali che fece, da cui traeva prestigio per sé e terre da donare agli aristocratici. Dopo la sua morte la situazione precipitò, ma era evidente che l’equilibrio non sarebbe potuto durare: semplicemente, non c’erano più nuove terre da ridistribuire e gli effimeri sovrani carolingi furono costretti a concedere più potere su quelle che i nobili già possedevano. Sembra un concetto strano al giorno d’oggi, ma il re non aveva potere territoriale, ma solo di prestigio: la pratica gestione del territorio era suddivisa fra molti potentati, spesso anche di bassissima levatura sociale.

Così i nobili, privati della continua ridistribuzione delle terre, si videro costretti a difendere quelle che già avevano dalle crescenti incursioni di pirati saraceni o cavalieri ungari, o anche da minime lotte intestine. E da qui il castello.

La parola castello deriva da castellum, una parola in latino medievale che a sua volta viene da castrum, ovvero l’accampamento romano. Castellum è una semplificazione di castrum, più che una sua derivazione: lo si può capire dal passaggio da un suono duro come –str a una parola molto più scorrevole come castellum. Il castello altomedievale poteva essere pressoché ogni tipo di fortificazione: spesso era costituito da una torre, utile per una difesa dall’alto, e da una palizzata in legno e fango, che circondava l’abitazione del “signore”. Di solito posto su un luogo rialzato, il castello serviva non solo a proteggere il signore, ma anche a dargli potere: i contadini del suo feudo, a cui dava protezione, erano sottoposti al pagamento di frequenti tributi, e dovevano contribuire al mantenimento del castello, il quale aveva bisogno di frequentissima manutenzione.

Alcuni studi hanno portato a conoscere un particolare molto divertente: circa verso il X secolo, possedere un castello era diventato un vero status simbol per l’aristocrazia: chi non aveva un castello perdeva prestigio presso l’ambiente nobiliare e dunque autorità. Perciò, sono stati ritrovati documenti in cui proprietà in precedenza definite nei modi più disparati diventare improvvisamente castelli. Alle volte si dichiaravano castelli delle semplici palizzate in rovina, al solo scopo di mostrare di averne uno. Tutto a dimostrazione che, da un castello a uno smartphone, l’uomo è sempre uomo.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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