#perlaGloria – Ne abbiamo piene le palme

0 810

#perlaGloria – Ne abbiamo piene le palme

A Milano c’è il Duomo, la Madonnina, 5 gradi e le palme.

Si parla da giorni solo di loro: le palme.

Tutti sconcertati, sconvolti, sgomenti.

Spendiamo tempo e parole per le palme.

Probabilmente ci piace preoccuparci e dire la nostra opinione ad alta voce.

E in linea generale può anche andar bene, solo bisognerebbe cambiare spunti sul quale riflettere, argomenti di cui parlare, motivi per il quale preoccuparci.

Se pensate che ve ne manchino ve ne regalo qualcuno.

Ad esempio, potremmo preoccuparci di chi riesce ad associare delle piante all’Africa, all’invasione, al potere dello straniero.

Che poi, con chi ce l’hanno davvero ancora non l’ho capito.

Li turbano i neri, gli arabi, i musulmani, l’Isis, la sinistra, i migranti o semplicemente sguazzano nella volontà di far polemica, di trovare spaventapasseri per l’ira gratuita?

Perchè solo una mente con una fantasia che sfiora la fantascienza può associare delle palme all’invasione africana (vedi striscioni srotolati con fervore il 18 febbraio in piazza Duomo).

O al tradimento delle radici italiane.

Che a ben vedere le palme ricordano di più il periodo colonialista italiano dei primi del ‘900, dove chi aveva 3 lire e un giardino, tra un pioppo e un cipresso, ci piazzava la palmetta che faceva tanto esotico.

Non si capisce dove sia il nesso e non mi capacito di come un’aiuola sia uno dei pochi motori che ci spinga ad andare in piazza quando abbiamo una quantità di problematiche tali che in piazza ci dovremmo andare a stare in pianta stabile.

Un altro motivo di cui potersi preoccupare copiosamente è che ormai la propaganda all’odio, al disprezzo, all’andare contro sempre e comunque, spinge qualcuno a dar fuoco a delle piante durante la notte.

Che gesto coraggioso.

Come risolvere il problema alla radice.

E oltre alla preoccupazione che gente capace di idiozie simili esista, si aggiunge quella di rendersi conto che, a Milano in pieno centro, si possa tranquillamente fare qualsiasi cosa indisturbati, senza controllo e senza che nessuno denunci il fatto se non dopo un discreto lasso di tempo.

Eppure siamo così veloci a giudicare quando scriviamo commenti sotto foto e articoli, così rapidi nelle nostre denunce teoriche.

Poi, però, quando vediamo qualcuno che lede qualcosa che sentiamo non ci riguardi, tiriamo dritto e facciamo finta di non vedere.

Ma quando vogliamo sappiamo notare e vogliamo che tutti ci notino.

E qui c’è un ottimo spunto per un’altra preoccupazione.

Perchè davanti al tronco bruciato di una palma ci fermiamo e ci facciamo un selfie.

Un selfie.

Non pensiamo all’accaduto, all’atto vandalico, a che miccia si sta innescando nelle menti se, per una questione effimera come qualche pianta in piazza, si arrivi a tanto.

Non temiamo che la frustrazione dilagante di un Paese che zoppica e rende claudicanti i suoi abitanti, si sfoghi in modo così becero.

Non ci pensiamo proprio.

Noi pensiamo a immortalare il momento, a fermare il ricordo e con la nostra faccia in primo piano.

Detto questo, non so voi, ma io sono preoccupata e non certo del palmento.

Forse dovremmo iniziare a cambiare punto di vista, smetterla di guardare lì dove non c’è nulla da vedere.

Magari iniziare a fare qualcosa di concreto per cambiare.

Qualcosa lontano anni luce dall’appiccare incendi, farsi foto nei luoghi del misfatto come turisti in gita, scrivere commenti livorosi su internet, manifestare per cause tanto effimere.

Le palme piantate nella pietra nel freddo nord poco contano.

Non miglioreranno o cambieranno piazza Duomo, né Milano, né il  Paese.

E così facendo nemmeno noi.

Occupiamoci di altro.

Preoccupiamoci di altro.

Se non per noi almeno #perlagloria.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.