Al MAN Nuoro va in scena la prima mostra italiana dedicata a Berenice Abbottott

Man Ray, Ritratto di Berenice Abbott

È stata inaugurata il 17 febbraio al MAN di Nuoro la mostra dedicata a Berenice Abbott (Springfield, 17 luglio 1898 – Monson, 9 dicembre 1991), al prima retrospettiva italiana dedicata alla grande fotografa americana.

Dopo Garry Winogrand, tocca ad un’altra grande catturatrice di attimi quotidiani ad esporre nel museo sardo. 82 scatti che vanno dagli anni ’20 ai ’60 costituiscono il percorso espositivo volto a far conoscere e mettere a nudo le intenzioni della fotografa, suddivisi in tre sezioni: Ritratti, New York e Fotografie scientifiche. La mostra vuole dunque coprire tutta la vita artistica della Abbott che ha attraversato decenni di profondi mutamenti legati alla società, alla cultura, alla comunicazione, testimoniati dai suoi scatti lucidi e onesti.

Abbott dalla sua cittadina natale nell’Ohio, si trasferisce nella Grande Mela a vent’anni per studiare arte, in particolare scultura, e nel vivace ambiente culturale della città entra in contatto con Marcel Duchamp e Man Ray che influenzeranno la sua produzione artistica. In particolare con quest’ultimo stringerà un sodalizio molto forte, tanto da fargli da assistente dal ’23 al ’26 a Parigi. Qua conoscerà gli intellettuali europei del periodo: André Gide, Jean Cocteau, Max Ernst e James Joyce.

Berenice sperimenta con la fotografia nel suo laboratorio, trae ispirazione dalle menti eccellenti che la circondano, esprime il proprio essere diversa nella società degli anni ’20: apertamente omosessuale, non nasconde il proprio orientamento e frequenta altre artiste lesbiche come Sylvia Beach e Janet Flanner.

La svolta nella sua carriera avviene con l’incontro con Eugène Atget, fotografo francese dedito agli scatti urbani, del quale la Abbott acquisterà parte dell’archivio dopo la sua morte: la fotografa lascia il percorso intrapreso fino ad allora e si dedica a una nuova ricerca artistica.

Tornata a New York, inizia a fotografare l’evoluzione della città dal ’29 in poi, raccontandone lo sviluppo dopo la crisi economica, l’espansione cittadina, i cambiamenti del tessuto sociale, il nuovo volto della città. Il tutto verrà racconto nel libro Changing New York che verrà pubblicato nel 1993, due anni dopo la morte di Berenice. Lo sguardo sulla città fornito da lei diviene iconico e rappresentativo dei mutamenti americani dopo la Prima Guerra Mondiale verso un mondo nuovo e più sviluppato, tra contraddizioni e miglioramenti, tra rivoluzioni e staticità culturali e sociali.

Berenice Abbott diviene editor della parte fotografica del Science Illustrated nel 1940: a questo punto della sua carriera artistica, si dirigerà verso l’indagine dell’astratto, realizzando fotografie in laboratorio davvero rivoluzionarie, dove la staticità si sconta con il dinamismo.

Berenice Abbott – Topografie
A cura di Anne Morin
MAN – Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Dal 17 febbraio al 21 maggio 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on febbraio 22nd, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Mostre, Visual & Performing ARTs

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