La bocciatura – per ora – è ancora consentita alla scuola primaria: punizione o opportunità?

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La bocciatura – per ora – è ancora consentita alla scuola primaria: punizione o opportunità?

Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli

Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha rimosso il divieto di bocciatura primaria nella legge delega sulla Buona Scuola.

Questa legge, già oggetto di discussione durante il governo Renzi, prevedeva oltre al divieto di bocciatura nella scuola primaria, una serie di cambiamenti tra i quali l’abolizione della terza prova all’esame di maturità e l’introduzione della votazione in lettere alle scuole elementari e medie. L’approvazione della legge delega sarebbe stata vicina se non fosse che la nuova ministra si è opposta fermamente al divieto, cambiando di fatto un aspetto importante della discussione. La bocciatura non si tocca quindi, anche se, Fedeli sottolinea «solo in casi eccezionali e comprovati». Immediata è stata la reazione di pedagogisti e maestri che hanno lanciato un appello su Change.org per chiedere di portare a termine l’idea originaria di vietare la bocciatura: ad oggi, più di 700 sono le firme raccolte.

I firmatari della petizione sfruttano gli insegnamenti di Don Lorenzo Milani come bandier, sfruttando il motto

A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno. Agli svogliati basta dare uno scopo.

Questi ribadiscono l’inutilità della bocciatura, atta solo a mortificare gli studenti e ad aumentare il numero dei ragazzi che rinunciano alla scuola, provenienti soprattutto da famiglie povere, figli di immigrati o rom. Questa fazione, tuttavia, non ha probabilmente capito lo scopo della bocciatura.
Questa non è una punizione ma un’opportunità, sembrerà pedantesco ma è il modo in cui è organizzata la scuola oggi a determinare la necessità se non l’indispensabilità della bocciatura. Le classi sempre più numerose, i programmi sempre più fitti e il crescente numero di bambini con problemi rendono impossibile il completo apprendimento di tutti, e chi rimane troppo indietro deve avere la possibilità di recuperare, e di imparare ciò che ha perso. Chiaramente la bocciatura appare come una soluzione drastica, ma appunto per questo non viene applicata indiscriminatamente ma solo in determinate situazioni che non possono essere risolte in altro modo.

bocciaturaI tempi della scuola italiana sono inoltre molto ristretti. A 14 anni i ragazzi si trovano a dover compiere scelte che condizioneranno la loro intera vita, spesso impreparati e la maggior parte delle volte non ancora coscienti dell’importanza del percorso scolastico che intraprenderanno vengono chiamati a prendere le redini del loro destino, ma c’è chi è ancora meno pronto, e per questo un periodo di tempo più lungo può essergli d’aiuto.

Le ricerche sostengono che i paesi che hanno abolito la bocciatura nelle scuole primarie, sono quelli che hanno un miglior rendimento scolastico dei propri alunni. Tuttavia questi dati non possono essere considerati a sé stanti, ma inseriti nel tipo di organizzazione generale della scuola.

In Australia, ad esempio, gli alunni scelgono il proprio percorso in base a ciò che sono più portati a fare, per cui il curriculum scolastico si costruisce sulla base delle preferenze dell’alunno, che in questo modo eccellerà nel rendimento scolastico e creerà da subito il proprio percorso.

La scuola italiana non funziona in questo modo, nel nostro ordinamento si continua a giudicare un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, e finché continuerà ad essere così dovremo dare il modo a quel pesce di provarci e riprovarci fino a quando non avrà imparato almeno a saltare su un ramo.

Valentina Marasco per MIfacciodiCultura

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