#ArtSpecialUNESCO – Il villaggio nuragico di Barumini

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Situato in località Barumini, nel sud della Sardegna, il villaggio nuragico di Su Nuraxi, inserito nella Word Heritage List nel dicembre del 1997, rappresenta, almeno fino ad oggi, l’unico sito UNESCO sardo.

Le strutture circolari delle capanne del villaggio nuragico, Barumini in Sardegna.

Si tratta di un antico agglomerato di strutture circolari e in pietra, edificate, tra il XIII e il VI secolo a.C., posizionate tutte attorno ad un fabbricato principale, detto nuraghe, databile tra il XVI e il XIV secolo a.C.

Sparsi per tutta la regione della Sardegna (se ne contano circa 7000 in tutta l’isola), i nuraghi documentano, con la loro singolare architettura, l’esistenza di quella che fu l’antica civiltà nuragica che, insediata nel territorio sardo sin dal 1800 a.C., sin dall’età del bronzo quindi, sopravvisse fino al II sec. a. C., quando determinante per la sua estinzione fu l’espansione militare romana.

I nuraghi dunque. Questi edifici di forma circolare, realizzati tramite la sovrapposizione di pietre di basalto ci ricordano, per la tecnica con la quale furono costruiti (senza l’ utilizzo della malta) e per il rapporto instaurato con l’ambiente che li ospita, i trulli di Alberobello che, come abbiamo già avuto modo di osservare, si rifanno a loro volta al monumento funebre del tholos greco il cui esempio più celebre è presente a Micene e databile tra il 1500 e il 1250 a.C. periodo

L’edificio principale del villaggio di Su Nuraxi rappresenta una tipologia particolare di nuraghe: è cioè un nuraghe quadrilobato, costituito da un complesso centrale, detto Mastio, costruito nell’età del Bronzo Medio (1500-1300) e circondato da quattro torri minori, unite tra loro da mura rettilinee che furono aggiunte solo in un periodo più tardo del Bronzo (1300-1100 a.C.). Se il nucleo centrale doveva raggiungere l’altezza di 18 metri circa, le mura dovevano essere alte circa 14 metri: misure con le quali dovevano misurarsi le case, ben più modeste per dimensioni, dell’insediamento sviluppatosi nei secoli, intorno a questo organismo centrale. Durante l’età del Bronzo Tardo il complesso finora descritto fu ulteriormente rinforzato da un ulteriore cerchio murario dello spessore di 3 metri, anche questo corredato da torri.

Panoramica dall’alto del sito UNESCO di Su Nuraxi Barumini

Come già accennato, intorno al suddetto nuraghe si articolano tutte le altre capanne, risalenti ad un periodo tardo dell’età del bronzo e composte da una base in pietra e da tetti fatti di legno e fronde. È tra questi altri ambienti che possono riconoscersi gli spazi riservati alle assemblee degli abitanti, ma anche luoghi che più di 3000 anni fa erano adibiti non solo ad abitazioni private, ma anche ad officine, cucine e luoghi di potere. Tutti indizi importanti per determinare il profilo della civiltà nuragica. Si trattava di una popolazione suddivisa in gerarchie e costituita da clan o tribù. Dediti per lo più alla guerra (una delle funzioni che si ritiene potessero avere i nuraghi è proprio quella difensiva), gli abitanti di Su Nuraxi erano propensi anche ai riti religiosi, come testimoniano i reperti archeologici di natura sacra rinvenuti nelle nicchie situate all’interno della “capanna delle assemblee”.

Il termine nuraghe presenta numerose altre varianti come nurake, nuraki, nuraci, nuragi, nuraxi. Tuttavia la radice “nur“, che tutti questi vocaboli hanno in comune, significa “mucchio di pietre” o “mucchio cavo“: esattamente come si presentano i nuraghi tanto all’esterno, come dei tholos greci, cioè come delle cupolone in pietra, quanto all’interno cioè come delle cave.

Il nuraghe del villaggio di Su Nuraxi da un’altra angolazione

Nonostante a partire dal II secolo a. C. la civiltà nuragica iniziò a vivere la sua fase decadente, il villaggio non fu mai abbandonato almeno fino al III secolo d. C. e poi sempre più sporadicamente utilizzato fino al periodo dell’alto medioevo (VII sec. d. C.).

Si deve all’archeologo Giovanni Lilliu il ritrovamento di questo sensazionale insediamento megalitico: fu proprio grazie ad esso che furono condotti gli scavi archeologici degli anni ’40 e ’50 che portarono alla luce l’antico centro abitato che soddisfa ben tre dei criteri elaborati in seno all’UNESCO: rappresenta un capolavoro del genio creativo dell’uomo (I), è testimonianza unica di una tradizione culturale e di una civiltà scomparsa (III) ed infine costituisce uno straordinario esempio di tipologia edilizia che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana (IV).

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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