Massimo Troisi: incominciamo (o ricominciamo) da tre

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Massimo Troisi: incominciamo (o ricominciamo) da tre

Massimo Troisi

Il 19 febbraio del 1953 nacque a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, Massimo Troisi.

Nato sulle tavole del palcoscenico parrocchiale della Chiesa di Sant’Anna, Troisi raggiunse la notorietà nel proprio paese grazie a spettacoli scritti anche da lui stesso. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta conosce Lello Arena ed Enzo Decaro, con i quali recita nel gruppo Rh-Negativo: il trio viene ingaggiato  per recitare alcuni sketch in un programma televisivo intitolato Non stop, abbandonando il nome I saraceni, e adottando quello de La smorfia. Durante le registrazioni di Non stop Troisi si lega ad Anna Pavignano, con la quale scriverà le sceneggiature di diversi suoi film (come Ricomincio da tre, Scusate il ritardo e Il postino), e conosce Pino Daniele, col quale nascerà una lunga amicizia.

Gli anni Ottanta segnano per Troisi una svolta decisiva. Abbandona il trio e gli sketch televisivi per dedicarsi a pieno alla carriera cinematografica. Ricomincio da tre del 1981 e Scusate il ritardo del 1983 lo confermano protagonista del cinema italiano. Ora l’attore partenopeo viene percepito dal pubblico e dalla critica come un vero e proprio indagatore della contemporaneità, concentrato sui rapporti dell’uomo moderno con la religione, la società e la vita più in generale, un ruolo dal quale lo stesso Troisi ha più volte voluto allontanarsi, come si intuisce dalle numerose interviste di quegli anni. In un’intervista a La Repubblica del 1988 infatti affermava che, dopo Ricomincio da tre, la gente gli domandava come si potessero risolvere i problemi della società, di Napoli, della classe giovanile e molto altro. Sconsolato Troisi rispondeva che invece di un film sembrava avesse scritto i dieci comandamenti.

Nel 1984 esce nelle sale Non ci resta che piangere, scritto diretto ed interpretato con l’amico Roberto Benigni ed il film ebbe un enorme successo, anche commerciale. Il duo infatti rappresentava una vera e propria geniale coppia comica: l’energico e tracotante Benigni accompagna e si perde nella delicata titubanza di Troisi. Alcuni paragonarono i due alla coppia Totò e Peppino, soprattutto per la dinamica e l’alchimia che governa le due figure.
Del 1987 è invece Le vie del signore sono infinite, mentre del 1991 è Pensavo fosse amore… Invece era un calesse con Francesca Neri. Entrambi i film riscuoto successo, vincendo anche premi dalla critica. Quello del 1991 è l’ultimo film di cui Troisi è anche sceneggiatore e protagonista.

Nel 1994 viene proiettato nelle sale Il postino, diretto da Michael Radford e Troisi stesso, tratto da Il postino di Neruda, un romanzo di Antonio Skármeta pubblicato nel 1986. Il film, riconosciuto come capolavoro da pubblico e critica, venne candidato agli Oscar per i premi di Miglior attore protagonista e Miglior sceneggiatura non originale. Purtroppo pochi giorni dopo la fine delle riprese del film, Troisi scomparve per delle complicazioni di salute: quella malattia che sempre accompagnò l’attore durante la sua vita ebbe la meglio. Gli amici si strinsero intorno al suo ricordo, elevando questo ultimo e sofferto lavoro a simbolo di un’intera carriera dedicata alla ricerca della bellezza, della poesia.

Non ci resta che piangere (1984)

Io ho conosciuto Troisi in Non ci resta che piangere. Come molti altri, soprattutto della mia stessa provenienza geografica, nord d’Italia, l’approccio non è stato dei migliori a causa della scelta di usare il napoletano come unica lingua, il modo di troncare le parole o abbozzare le frasi per poi non concluderle, i tentennamenti e i timori di esprimersi, quasi sempre sottovoce, dolcemente. Insomma il suo modo di recitare non era certo il più adatto per chi non fosse abituato almeno alle sonorità del parlato napoletano, per cui la sensazione era principalmente quella di una figura timida e sottomessa, affiancata da un vulcanico, come sempre, Roberto Benigni.

Questa rapida e troppo superficiale analisi però non deve essere fraintesa. Personalmente credo che proprio il caratteristico modo di esprimersi di Troisi abbia così tanto colpito la mia fantasia e sensibilità. Nella mente ha incominciato così a rappresentarsi spontaneamente la figura di un timido e pacato personaggio, un po’ pulcinella, un po’ poeta. Mi sono accorto così che ciò che lo caratterizzava di più era forse la sua unicità. Non credo che fra gli attori italiani esista qualcuno come Troisi, qualcuno in grado di usare la stessa delicatezza per commuovere e divertire, far riflettere e distrarre allo stesso tempo.

Per chi volesse quindi scoprire un brillantissimo attore, sceneggiatore e regista cinematografico italiano consiglio di partire da tre film: Ricomincio da tre, Non ci resta che piangere e Il postino. All’inizio forse l’approccio sarà un po’ ostico, ma col tempo sono sicuro che la trasparente delicatezza di Massimo Troisi lascerà il segno anche in voi.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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