#perlaGloria – Lesa Dignità

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#perlaGloria – Lesa Dignità

Succede che ad Atessa, in provincia di Chieti, un uomo che lavora non possa andare in bagno. Dentro la Sevel, gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), ad un lavoratore viene negato il permesso di allontanarsi dalla catena di montaggio nonostante le ripetute richieste e si trova costretto a urinarsi nei pantaloni. Un atto lesivo per la dignità non solo per chi ha subito l’abuso sulla sua pelle (perchè di abuso si tratta, bisogna chiamare le cose con il loro nome) ma per tutta la categoria.

Ora, se stessimo guardando un film denuncia sulle condizioni operaie nell’Ottocento probabilmente ci verrebbe un nodo in gola, un misto di amarezza, tristezza e rabbia.

Ma il problema è che non stiamo guardando nessun film e nemmeno lontanamente siamo nell’Ottocento. Cosa proviamo davanti a una realtà del genere?

Le parole giuste forse mi mancano.

Ma proviamo.

Probabilmente una buona potrebbe essere SCHIFO.

Schifo perchè costringere un essere umano a umiliarsi, a non poter compiere gesti che per altro esulano da una volontà cosciente, è quanto di più disgustoso mi venga in mente, poichè personalmente non nego nemmeno al mio cane di urinare in luoghi consoni alla sua condizione.

Un’altra potrebbe essere PAURA.

Paura di quanto nulla di ciò che abbiamo vissuto nel passato sembra conti qualco#perlaGloria - Lesa Dignitàsa in quest’epoca.

Muri costruiti, diritti negati, dignità lese.

Come se arrivati a un certo punto non ci resti che tornare indietro seguendo una regressione che non capisco a chi giovi davvero.

Come se tutte le lotte operaie per i diritti fossero state gettate lì dove al lavoratore di cui sopra non è stato permesso di recarsi.

Tirando lo sciacquone e ciao.

Tutto dimenticato.

E la paura aumenta all’idea che non si veda un confine al peggio.

Tra queste parole possiamo aggiungere SDEGNO.

Che già da sola, con la sua limpida definizione dice tutto quello che ci sarebbe da dire.

Sdegno verso chi ci sta innestando sotto pelle che il lavoro conta più di noi stessi, che per averlo e mantenerlo dobbiamo accettare qualsiasi cosa altrimenti siamo schizzinosi, viziati, zecche, incapaci, lavativi, parassiti, sovversivi.

Perchè di lavoro non ce n’è quindi dì grazie e abbassa la testa.

E possibilmente alzala solo in modo impercettibile per poi chinarla di nuovo per dire sempre .

E visto che ci siamo, sonderei un’altra parola: DIGNITÀ.

La dignità è, cito testualmente, «il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, che deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in un comportamento e in un contegno adeguati».

Una definizione che sembra sia stata dimenticata in toto.

Dimenticata da chi non la garantisce ad altri, cosa che dovrebbe essere assodata e imprescindibile in ogni campo della vita.

Una mancanza che si traduce in diverse maniere che arrivano prima di far sì che un uomo debba urinarsi nei pantaloni.

Ad esempio permettendo che non sia possibile trovare un lavoro; sviluppare le proprie doti; percepire uno stipendio degno; salire di livello per quella strada sconosciuta che si chiama meritocrazia; che si possa arrivare a fine mese non solo mangiando ma anche permettendosi di vivere e una serie di altre cose che sembrano ovvie ma ovvie non sono.

Una parola, la dignità, che hanno dimenticato anche i cittadini, i lavoratori, le persone, gli uomini, che scordano il rispetto verso loro stessi e il proprio valore permettendo di ridursi a un ingranaggio di una catena di montaggio.

E tacciono, accettano, subiscono, si umiliano e a volte si suicidano.

Altro che il reato di lesa maestà, servirebbe quella di lesa dignità.

Perchè non esiste #gloria che valga più di lei.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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