Studio Uno: il regno del varietà televisivo Rai anni Sessanta

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Studio Uno: il regno del varietà televisivo Rai anni Sessanta

C’era una volta la RaStudio Unodiotelevisione Italiana. C’era una volta il varietà degli anni Sessanta. C’era una volta Studio Uno. Ecco, proprio questo è il titolo della miniserie andata in onda lunedì 13 e martedì 14 su Rai Uno prodotta da Lux Vide.

Perché c’era una volta? Perché gli anni Sessanta sono ormai lontani, anche se nell’immaginario collettivo si sono mantenuti in parte accesi. Molto probabilmente i nostri nonni, e un pochino anche i nostri genitori, provano nostalgia nei confronti di quel periodo e non solo perché comunemente li definiamo gli anni del boom economico in Italia. Certamente economia e televisione vanno di pari passo, ma qui è proprio il mondo della televisione che ci interessa, e in particolar modo un suo aspetto: la concezione del varietà come programma irrinunciabile di intrattenimento.

Fondamentalmente, sono due i termini chiave dello show leggero televisivo scritto da Guido Sacerdote e da Antonello Falqui, per la regia di quest’ultimo, che fu trasmesso tra il 1961 e il 1966: sogno e Mina. Gli spettatori di allora, già di per sé elettrizzati per il fenomeno televisione in via di diffusione, desideravano sognare davanti allo schermo e lasciarsi trascinare da quella magia fatta di musica e danza completamente nuova. E il loro sogno, il loro stupore quasi all’unanimità andava a coincidere col nome di Mina, appunto. La fiction non lo nasconde: in sua presenza nessun pari. La sua voce sopra tutti. Il suo fascino al di là del palcoscenico. Così, sul set di Studio Uno avveniva l’incanto che bene conoscono Rita (Diana Del Bufalo), Elena (Giusy Buscemi) e Giulia (Alessandra Mastronardi), ovvero le tre ragazze protagoniste di questa miniserie.

Studio Uno
Giusy Buscemi, Alessandra Mastronardi, Diana Del Bufalo

In quella sede romana di via Teulada si formano le loro nuove vite. Cambiano, crescono, inciampano e si rialzano. La televisione non perdona determinati atteggiamenti, eppure può essere capace di concedere svariate possibilità. Affrontano (o subiscono) l’arrivismo, l’intraprendenza, l’adattamento, la rinuncia, il rilancio. Si specializzano nella sartoria, nel corpo di ballo, nel servizio opinioni e poi nella redazione vera e propria del programma. Ogni passo è un trampolino di lancio, ogni minuto passato tra le mura di quegli uffici e di quegli studi è un motivo di crescita e di soddisfazione, anche se con svariate delusioni al seguito. D’altronde, non sempre quello che si desidera inizialmente riesce ad emergere.

Così, tra le note di Ventiquattromila baci Le mille bolle blu, tra le esibizioni formidabili di una giovanissima e inaspettata Rita Pavone, di un divertentissimo Don Lurio e delle insuperabili gemelle Kessler, l’intrattenimento RAI conquista tutti, con Mina all’apice di ogni richiesta.

Mina (con Totò) a Studio Uno

Ora cambiamo set. Siamo lontani dalle icone dello spettacolo degli anni Sessanta, da quelle copertine patinate di Epoca, Tempo, La domenica del Corriere che oggi, solo a sfogliarle, ci sorprendono ancora. Non ci troviamo più davanti a studi minimalisti, a scenografie essenziali, con gli strumenti di scena direttamente in bella vista. Attualmente, pensando al prototipo di varietà televisivo (anche se definirlo tale è purtroppo improprio, perché il vintage non si nota più), la semplicità è l’ultima cosa che salta all’occhio. Sarà che non si può ritornare al bianco e nero, perché il colore domina su tutto, e con esso una serie di elementi che rendono i nostri set televisivi sempre più artificiosi, costruiti e ripetitivi. Ovviamente non si può negare il fatto che le esigenze dello schermo siano mutate così come quelle del pubblico, e ciò non sempre in una direzione migliore. Il sabato sera dei nostri nonni era Studio Uno, il nostro troverà sicuramente la sua dimensione tra i locali delle grandi città.

Eppure, il discorso non si può limitare a questo. Forse una domanda che ci potrebbe porre è questa: in una qualsiasi altra serata saremmo disposti a spendere la nostra curiosità per uno show come quello? Gli amanti del retrò risponderebbero di sì, la maggior parte, invece, il contrario. Reality show (anche se frammenti di realtà sono visibili a malapena col binocolo), Talent show e Talk show hanno ammaliato gli occhi di molti, hanno invaso il panorama televisivo scatenando sempre più dubbi e sempre più polemiche.

E allora, per far fronte alla monotonia, ci arrivano in soccorso degli scatti di Studio Uno, di quel c’era una volta. Per danzare e canticchiare ancora un po’, per immaginare di indossare quei fantastici abiti di un certo stile, pensando che, se tutti almeno nella nostra immaginazione siamo stati delle stelle dello spettacolo, allora lo siamo stati di quello spettacolo.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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