Miloš Forman: genialità cinematografica al servizio della società

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Miloš Forman: genialità cinematografica al servizio della società

Milos Forman giovaneAl regista ceco Miloš Forman (Jan Tomáš Forman, Čáslav, 18 febbraio 1932) il cinema deve molto. Grazie infatti alle sue opere quasi d’inchiesta, incentrate su determinate tematiche sociali, Forman è riuscito ad affermarsi come uno dei maggiori registi del cinema americano, nonostante il suo cinema si basi principalmente sul contenuto e non sulla spettacolarità tanto apprezzata da Hollywood.

La passione per il cinema si manifestò in Miloš fin dall’adolescenza e lo spinse, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ad iscriversi alla facoltà di Cinematografia presso l’Università di Praga. Qui cominciò a produrre una serie di lavori interessanti, tra i quali è importante citare Gli amori di una bionda (1965), che ottenne (senza nessuna vittoria) tre nomination in tre importantissimi festival, ovvero agli Oscar come miglior film straniero, al Festival del Cinema di Venezia ed ai Golden Globe. Questa pellicola racconta la storia di una giovane donna cecoslovacca che lavora in una fabbrica di calzature e che si invaghisce di un musicista di Praga: l’amore tra i due non sboccerà mai definitivamente, in quanto lei si accorgerà della diffidenza dei genitori dell’uomo, che probabilmente non vedono di buon occhio la disparità sociale che caratterizza i due protagonisti della vicenda.

Dopo la Primavera di Praga, il regista decise di emigrare negli Stati Uniti dove esordì con un’opera di denuncia sociale intitolata Taking Off (1971), nella quale portò alla luce gli abusi delle nuove generazioni (alcool e marijuana) ma soprattutto l’incapacità dei genitori di educare e gestire i propri figli.

Qualcuno volò sul nido del cuculo
Jack Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

Solo quattro anni dopo, Forman dirigerà il suo più grande capolavoro, vincitore dei cinque principali Premi Oscar: Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975). Il film, basato sull’omonimo romanzo del 1962 di Ken Kesey, è nuovamente incentrato su una tematica sociale, quello della violenza nei manicomi. Il protagonista, interpretato da Jack Nicholson (nei panni dello psicopatico, forse a causa del suo volto inquietante), è un carcerato che giunge all’interno di un ospedale psichiatrico perché sia effettuata una valutazione della sua sanità mentale. Qui si accorge che i pazienti vengono fortemente limitati nella loro libertà di esprimersi e per questo li guida a una sorta di insurrezione.
Il regista con questo film ha voluto offrire anche una testimonianza della brutalità di un metodo di terapia come l’elettroshock, che negli anni si è dimostrata più dannosa che utile all’uomo.

 

L’altra grande opera del regista è, senza dubbio, Amadeus (8 premi Oscar) del 1984, nella quale si racconta la vita del celebre compositore musicale austriaco. In questo caso, lo spessore è fornito principalmente dalla scenografia e dai costumi, che sono in grado di proiettare lo spettatore nella seconda metà del ‘700 per apprezzare le vicende e soprattutto le dolci note di Wolfgang Amadeus Mozart.

No Merchandising. Editorial Use Only. No Book Cover Usage Mandatory Credit: Photo by Courtesy Everett Collection/REX (2067097a) AMADEUS, Tom Hulce, 1984 AMADEUS, Tom Hulce, 1984
Amadeus

L’ultima fatica registica di Miloš Forman risale al 2006 e si tratta de L’ultimo inquisitore (con Natalie Portman e Javier Bardem). Da quel momento ha continuato a lavorare come attore, ma il suo genio ha subito una misteriosa battuta d’arresto: nel 2011 ha rivelato di essere affetto da una forma di degenerazione maculare che ha colpito la retina del suo occhio destro e che lo sta portando alla cecità, il regista ha quindi dovuto necessariamente allontanarsi dalle scene. Ma i veri geni del cinema non hanno bisogno degli occhi, hanno tutto dentro al cuore e alla mente, e Miloš Forman è sicuramente tra questi: resta perciò viva la speranza di un ultimo capolavoro.

 

Mattia Lobosco per MIfacciodiCultura

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