Lezioni d’Arte – Die Brücke, giovani insieme per la libertà

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Da un incontro fra quattro studenti di architettura, a Desdra, nel 1905 nasce la prima avanguardia tedesca del Novecento. Si chiama Die Brücke – Il ponte e lega Fritz Bleyl (1880-1966), Erich Heckel (1883-1970), Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) e Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976). Il breve e generico programma che stilano, nell’atelier di Kirchner che ospiterà tutte le riunioni, ha tre parole fondamentali linfa vitale di tutto il pensiero del gruppo: INSIEME – GIOVANI – LIBERTÀ.

Kirchner, Bathing women in a room, 1908

I protagonisti, infatti, hanno tra i 22 e i 25 anni, hanno studiato architettura e non pittura. Sono dirompenti, coraggiosi e decidono di fare un’arte comunicativa che esprima tutta l’insoddisfazione della loro generazione. Non rifiutano affatto la storia dell’arte anzi, si sentono gli eredi del grande passato. Il nome il ponte, scelto da Rottluff, è significativo per la loro attività: porsi come un ponte di comunicazione tra il pubblico e l’arte ma soprattutto tra il passato e il presente. Trasferire gli insegnamenti della tradizione nella quotidianità. Viene fuori un’arte non più rappresentativa ma comunicativa, di denuncia che racconta cosa non va bene nella società del tempo.

Berlino è in piena crescita, sotto il Kaiser Guglielmo II, si parla di progresso e potenza. Eppure gli artisti sentono una forte voglia di evasione. Esprimono il loro disappunto soprattutto nell’incisione, portata avanti alla pari delle opere pittoriche. La grafica, fortemente caratteristica della pratica artistica tedesca, è quella che nasce per strada e che racconta la realtà urbanistica. Berlino è la cornice perfetta di questo movimento coeso, vivace e in progresso.

Kirchner, I pittori della Brücke, 1925

Gli artisti del Brücke sono insoddisfatti dell’arte officiale e del loro tempo e cercano una via di uscita, nuova e più forte. In un certo senso anche più drammatica. La linea dei disegni è spezzata, aguzza. Il colore è esplosivo, acido e molto spesso innaturale. La materia densa si espande sulla tela in larghe campiture in lotta con il disegno aspro, netto e crudo.

Osservando le loro opere ci immergiamo totalmente nell’atmosfera di quegli anni, di sperimentazione e tentativi, di vita e di pittura. In un’epoca in cui tutto questo era fortemente legato. Per Pechstein (1881-1955), che si aggiungerà al gruppo insieme a Nolde (1867-1956) e Mueller (1874-1930), Berlino è una città inesorabile in cui si sente soffocare. Non a caso il pittore arriverà fino in Micronesia per cercare se stesso e quei luoghi di pace, di natura incontaminata e di colori che a Berlino sicuramente mancavano.

Die Brücke riesce a creare un’arte comunicativa a colpo d’occhio. Un messaggio forte e diretto che colpisce come un pugno allo stomaco. A tutti, senza filtri e senza bisogno di una cultura elevata, deve arrivare il racconto di una società inanimata, di una città caratterizzata da corruzione, prostitute e mendicanti, alle soglie del conflitto mondiale, in cui l’uomo si sente solo e schiacciato.

La parentesi artistica dura fino al 1913, quando si decide per lo scioglimento del gruppo. Cosa rimane di questo coraggio degli artisti d’avanguardia?! La strada spianata per l’espressionismo e il grande cinema tedesco, in bianco e nero, che nelle inquadrature e nei personaggi dei suoi racconti recupera le stesse che animavano le tele del Brücke.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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