I Grandi Classici – “Cuore di Cane”, la feroce critica di Bulgakov alla ferocia comunista

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Quando si vogliono nascondere delle nefandezze, ci sono sostanzialmente due sistemi principali: uno, la negazione contro ogni prova ed evidenza, fino allo stremo delle forze, e due, il porre suddette azioni in piena evidenza (in controtendenza rispetto al Piccolo Principe: se l’essenziale è invisibile agli occhi, per rendere invisibile qualcosa è necessario porla sotto gli occhi di tutti). Ci sono, ovviamente, risvolti individuali in tale stato di cose, ad esempio quando si desideri nascondere un tradimento (non necessariamente di stampo sessual-sentimentale): ma siccome desideriamo parlare di Cuore di cane di Michail Afanas’evič Bulgakov le nefandezze che ci interessano sono politico-economiche, perché tutto il romanzo breve dello scrittore russo è una favola simil-fantascientifica di stampo politico.

Cuore di cane a teatro

La quale mette in evidenza come, con il dichiarato intento di annullare con atti d’imperio le disuguaglianze sociali, il regime leninista altro non faceva che ampliare arbitrariamente le stesse, precipitando nel contempo gli Stati sovietici nel baratro di una crisi economica e morale irrisolvibile se non in maniera gordiana. La scelta inevitabile era perciò un negazionismo portato alle estreme conseguenze. In tempi recenti, un’operazione analoga ad una tale critica è stata ottimamente fatta dal bel thriller Child 44, con un cast ineccepibile composto da Tom Hardy, Noomi Rapace e Gary Oldman, storia che ruota intorno ad un serial killer di bambini sul quale le indagini sono ostacolate dal fatto che «non esistono omicidi in Paradiso», laddove il Paradiso sarebbe il regime sovietico: «l’omicidio è una degenerazione capitalistica», dice un magnifico Vincent Cassel, mentre naturalmente le uccisioni della gente anche solo sospettata di tradimento ideologico del regime non sono classificabili come omicidi bensì come “esempi”.

Cuore di cane venne scritto nel 1925 da Bulgakov, cioè ben prima rispetto a quello che viene considerato unanimemente il capolavoro di questo autore, ossia Il Maestro e Margherita, che vide la luce nell’arco di dieci anni tra il 1929 ed il 1939, e viene considerato fantascienza in quanto i fatti ruotano attorno ad un’operazione chirurgica: spesso paragonato a Frankenstein, il co-protagonista è un professore che trapianta i testicoli e la ghiandola pituitaria di un uomo su un cane di nome Šarik (Pallino nella versione italiana). Il tema del resto è caro a Bulgakov, che prima del suo capolavoro scrisse anche il gioiellino Le Uova Fatali, che assieme agli altri due lavori andrebbe letto per una visione completa e consapevole di quello che è uno degli autori più importanti del ‘900.

Cuore di cane di Lattuada

Col passare del tempo Pallino (nella trasposizione cinematografica italiana girata da Alberto Lattuada nel 1976, Pallino è interpretato da Cochi Ponzoni) assume caratteristiche sempre più umane, la qual cosa genera una gran confusione. In realtà, è ben facile intuire che l’aspetto fantascientifico, che in un racconto dovrebbe essere essenziale per ascrivere l’opera al genere (come in Frankenstein, tra i cui temi abbiamo il rapporto dell’uomo con la scienza, la divinità, la creazione), è esclusivamente un pretesto, un macguffin per una critica sociopolitica: fosse stata funzionale alla narrazione, la scienza avrebbe potuto tranquillamente essere sostituita con la magia (in accordo a quanto fece notare Silver, nell’accezione popolare scienza e magia hanno spesso un significato molto simile).

Del resto, anche storicamente parlando, la ricerca dell’essenza dell’umanità nella ghiandola pituitaria non è una grossa novità: potremmo, ma ci tratterremo dal farlo diffusamente, iniziare una serie di intrecci tra semplificazione della para-scienza nei regimi dittatoriali (l’esperimento del professor Preobraženskij ha una semplicità da Meccano, come i presunti esperimenti scientifici nazisti), della ricerca dell’anima nella ghiandola pituitaria da parte dei serial killer nella storia, fino a divagare sui parallelismi insiti in questa visione semplificata della scienza che confina con la negromanzia e l’alchimia: la ricerca dell’anima come quella della pietra filosofale.

Alberto Lattuada ed Eleonora Giorgi in una pausa del film

E in verità, la semplificazione da povertà intellettuale è uno dei tratti distintivi del grottesco e della parodia di Cuore di cane, protagonista ovviamente il regime sovietico che opera “ad orecchio” ed a simpatia, che a fronte del fallimento della sovietizzazione dell’economia interviene fondando comitati e ideando acronimi (il potere della parola e della sigla come magia lo troviamo in Excalibur, ma noi tutt’ora non ne siamo immuni, specie nelle grandi aziende multinazionali di stato): il racconto, infatti, venne elaborato al tempo della NEP – acronimo per Novaja Ekonomičeskaja Politika – la nuova politica economica approvata da Lenin. Non si può non notare quindi come l’approssimazione sia il tratto distintivo del regime, come tutto venga condotto da persone senza preparazione né merito alcuno se non quello della violenza e della perfetta aderenza fondamentalista al regime, vedi il personaggio del presidente del domkom, Svonder, che didascalicamente è il più stupido, cialtrone e maligno del gruppo ed è quello che fa la carriera più rapida (in ottemperanza alle Leggi di Murphy).

Preobraženskij-Frankenstein

Cuore di cane è apprezzabile anche per lo stile letterario, il cui il grottesco e la satira (questa è satira, amici di Charlie Hebdo: o per restare in Francia, quella di Candido) vengono finemente cesellati dall’esposizione delle piccole cose di pessimo gusto dell’arredamento del professore, della sua melomania, dei formalismi della borghesia a cui appartengono i medici. Vi sono poi delle sacche di modernità/attualità, come il rapporto con gli animali e le torture su di essi (in tempi in cui continuiamo a vivisezionare gioiosamente col beneplacito del Governo centinaia di migliaia di animali, perlopiù inutilmente, è decisamente un argomento scottante), o la sofisticazione alimentare (Signore mio, se sapessi con che roba lo fanno, il salame, gireresti alla larga da quel negozio).

Notiamo, infine, come la trasformazione dell’operazione/regime del cane in essere umano (e cioè la massificazione dell’individuo sotto il regime dittatoriale) è, sempre sotto il segno del grottesco, enormemente peggiorativa: il buon cane Pallino diventa un essere umano viscido, spregevole e portatore di tutti i vizi e depravazioni possibili, in una critica che forse non è soltanto rivolta ai regimi assolutisti ma anche alla natura umana tout court. Fortunatamente per Pallino, però, la trasformazione è reversibile con una semplice, ulteriore operazione della nostra brava scienza infantile di carta: mentre a noi homo sapiens non riesce praticamente mai di essere all’altezza di come i cani pensano che siamo.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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