Elliott Erwitt: l’ironia a colori in mostra al Palazzo Ducale di Genova

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Elliott Erwitt: l’ironia a colori in mostra al Palazzo Ducale di Genova

Provenza, 1955

Quello che si vede alla mostra presso il Sottoportico di Palazzo Ducale di Genova dedicata a Elliott Erwitt, non sono gli iconici scatti in bianco e nero del fotografo americano, quello che si ammira è altro, è Kolor.

Vivo, intenso, ironico nei lavori editoriali per le testate Look, Life, Holiday, puro, sarcastico, esilarante nella parodia dell’arte contemporanea inscenata grazie all’alter ego, André S. Solidor: per celebrare la prima mostra a colori di Elliott Erwitt, la sala principale di Palazzo Ducale si veste di un labirinto di fotografie, costituito da separé grigio-argento decorati con strisce colorate ed enormi lettere dell’alfabeto.

Immediatamente si viene accolti da una delle fotografie mito del maestro statunitense, l’anziano in bicicletta con il nipote seduto sul portapacchi e la baguette legata alla bici: una foto “costruita” con immagini simbolo, ovvero il basco, il pane, la campagna della Provenza (1955) e il sasso a terra, escamotage per costringere il bambino a guardare un punto prestabilito, tuttavia nel momento dello scatto, «il momento, la sintesi di una situazione, l’istante in cui tutto si amalgama. Un ideale inafferrabile», il bambino si gira e fissa lo spettatore dritto negli occhi.

Memorabile e divertente è invece Brask – Siberia, una foto a colori che deve assolutamente vivere accanto al suo alter ego in bianco e nero (immagine di copertina). Mentre nella versione colorata la coppia di sposi è seduta accanto agli amici e attende tranquilla, nell’immagine in bianco e nero guardano dubbiosi l’uomo divertito alla loro destra: un’immagine che il beffardo Elliott ama regalare agli amici novelli sposi.
Sono proprio commissioni come questa che lo portano a sviluppare progetti ambiziosi, come il fotoreportage richiesto dalla rivista Le Paris Match sui luoghi dell’assassinio di Kennedy.

Si prosegue nel percorso espositivo e scopriamo come Erwitt abbia saputo rubare il momento in cui le Rangerette del college di Kilgore stanno per iniziare la loro performance. Tanto verrà rapito dallo zelo, la fatica e l’attenzione ai movimenti che queste ragazze compiono, restando sempre e comunque sorridenti, da girare anni dopo un documentario proprio su di loro intitolato Beauty knows no pain: è il suo battesimo alla regia.

Parigi, Francia

Accanto a scatti leggeri in cui a farla da padrone sono cani antropomorfizzati, le architetture di una New York City primi anni Settanta o gli invitati del ballo Black&White organizzato da Truman Capote per festeggiare il successo del suo A sangue freddo, appare un sorridente Ernesto Che Guevara vicino ad uno spavaldo Fidel Castro (1964).

Sicuramente tra le serie, quelle legate alle promozioni turistiche sono le più interessanti, divertenti e riflessive. Diverse le foto per la Francia scattate nelle maestose sale del Ritz dove una tavola apparecchiata, pronta per ricevere gli ospiti, viene detronizzata da una figura fuori campo: Elliott simula l’arrivo di un personaggio di spicco grazie alla complicità di chef e camerieri che si protendono divertiti a guardare fuori dalla finestra. Nulla a che vedere con la poesia e la malinconia delle immagini di Puerto Rico: servendosi di una “mancanza”, quella del famoso violoncellista Pablo Casals, arreda una stanza vuota dove la luce che penetra soffusa e lieve si posa sulle fasce del violoncello e sull’archetto dimenticato su una sedia. Solo diversi anni dopo riuscirà a scattare la foto con il maestro intento a suonare.

Tra caroselli di volti, città e scene, una colpisce particolarmente per la sua incomparabile complessità.

Reno, Nevada, set di Misfits: Marilyn Monroe, Clark Gable, Montgomery Clift, Eli Wallach, John Huston, Ralph Roberts e Arthur Miller; una scala a pioli, uno sgabello, due cassette di legno; Elliott Erwitt e la macchina fotografica. All’apparenza sembrano un gruppo di persone che lavorano insieme, si tratta invece dell’esaltazione dell’individualità. Più che un gruppo, è un puzzle di leoni in gabbia e con non poche fatiche il fotografo riuscì a immortalare questo momento che segna l’ultimo film completo di Marilyn e l’ultimo set di Clark.

Reno, Nevada, USA

A dare un tocco di leggerezza la mostra, vi sono in conclusione le bizzarre fotografie di André S. Solidor, tra cui spicca la denuncia sociale della famosa testa di pesce che fuma «Questa foto ti fa capire che se fumi potresti diventare una testa di pesce!».

Sul finale il pubblico viene accarezzato da due pannelli in cui appaiono una Jacqueline addolorata al funerale del marito, il giovane che beve da un vecchio rubinetto per le persone di colore posto accanto a quello più moderno riservato ai bianchi, la Maya vestida ammirata da una giovane donna e la Maya desnuda desiderata da un gruppo di uomini all’interno delle sale del Prado. Immagini famose e conosciute che hanno segnato momenti storici e culturali di grande rilievo e immagini spensierate che permettono di far conoscere un aspetto non meno importante di questo fotografo

Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente.

Elliott Erwitt – Kolor
A cura di Biba Giacchetti
Sottoporticato – Palazzo Ducale, Genova
Dall’11 febbraio al 16 luglio 2017

Marta Marin per MIfacciodiCultura

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