“Nella brevità poggia meglio il cuore”: i termini spessi e vissuti di Luigi Grassi

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Nella brevità poggia meglio il cuore: i termini spessi e vissuti di Luigi Grassi

Siamo soliti intendere la poesia come il tempo speso nell’apprendimento dei versi, nella comprensione di un costrutto letterario, di effetti speciali atti ad ammaliare l’orecchio di chi ascolta. Luigi Grassi si pone invece dinanzi alla scrittura nella sua interezza di uomo, di vita, di universo vissuto e lo fa con armonia grazie a delicate note poetiche, evocazioni storiche di vicende, di sapori, di volti e di voci: questo è Nella brevità poggia meglio il cuore.

Il 28 dicembre 2016 a Campobasso presso il Circolo Letterario Beatnik, Luigi Grassi ha presentato per la prima volta la sua raccolta di poesie Nella brevità poggia meglio il cuore, un corpo poetico che si allontana dalle regole della versificazione e si adegua al mondo, alla sua dimensione e lo fa con un agire d’animo orientato al racconto di se stesso piuttosto che alla “creazione” di un verso.

Definirsi un poeta può sembrare presuntuoso, userei un’altra parola se ci fosse, versivendolo, parafrasando Daniel Pennac, o compositore, paroliere, se può sembrare meno superbo, ma chi scrive non ha in mente la presunzione, concede solo una via di fuga all’ingombro di pensieri e di parole.

Così Luigi Grassi enuncia il suo sentirsi poeta, con tutta la semplicità che si può associare alla sua persona (vantando l’averlo conosciuto), lontano da appellativi ingombranti, lui è semplicemente la sua poesia. Come spesso afferma, offre in questi versi la sua vita, i suoi respiri, le sue mani, la sua scrittura che trova origine in un profondo spazio dell’anima, le parole attraversano l’intero sistema umano per giungere alla carta, ed ecco che l’uomo si fa canale tra la sua intimità e il mondo.

Lontano da rime, regole, la sua scrittura è pura associazione di suono poetico e vibrato intimo di cuore, un racconto lontano dalla forma per offrire al lettore solo contenuto, puro di intimità vera, in termini più poveri “offre in pasto se stesso”, «al cospetto del corpo e della preghiera, dell’amore e della fede non si può che scrivere in spazi stretti di cuore». Le sue poesie, brevi sintesi di attimi di vita, sono ben misurate nelle evocazioni: dalle viscere sale a galla l’urlo finale di un’esigenza, una necessità che diventa vitale, ovvero parlare a cuore nudo al mondo.

Il lettore d’un fiato si riempie di vicende che per un’astrusa combinazione diventano storie toccate con mano, storie personali, storie dove si scende giù fino al cuore e con l’ultimo brandello di cuore ci si riconosce in quelle armonie di pensieri.

Brevità di voci, come vie per assaporare il mondo, occhi attraverso i quali vederlo e candore di sensi per amarlo un po’ di più. Sintetiche composizioni di lemmi, oggetti, dettagli di corpi e tempi, in un quadro d’insieme dall’impronta fotografica (Luigi Grassi è anche un apprezzatissimo fotografo contemporaneo): proprio in questo gioco evocativo di immagini, che il nostro poeta scatta sequenze di vita in parole, qui il medium non è più la macchina fotografica ma la macchina da scrivere o una penna.

Veloci, rapidi, spessi e carichi di vissuto sono i suoi scritti, luoghi della memoria dove ritornare come riparo, luoghi dai quali andar via per scrivere di nuovo, di altro.

Luigi Grassi
Luigi Grassi

Libero da scelte poetiche dettate e costruite, Grassi spazia e sperimenta accostamenti linguistici nuovi, ordinanza di parole che esula dalla metrica tradizionale o classica della poesia per guardare ad un registro linguistico non di genere ma di contenuto, leggibile, assimilabile e verificabile con semplicità da un pubblico vasto ed eterogeneo.

Non si può che scrivere in spazi stretti di cuore,

coprirsi con il mondo e lasciare

che l’universo si vesta di te.

Luigi Grassi

Nella brevità poggia meglio il cuore
Poesie di Luigi Grassi
Collana di Poesia Pietre Lievi, Prima edizione – Dicembre 2016, Il Bene Comune

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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